Da von Weber a Wagner...

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ZetaZeta
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Da von Weber a Wagner...

Messaggio da ZetaZeta » 16 gen 2020 10:22

Cari forumisti, quest'anno le trasferte scolastiche del progetto musicale comprenderanno il Freischütz a Friburgo e il Tannhäuser a Milano, entrambe opere di repertorio ma non rappresentate negli ultimi anni in Italia con grande frequenza.
Le ho scelte in quanto sono due monumenti del romanticismo tedesco e tra l'altro, nonostante le differenze, non mi pare difficile trovare una forte continuità tra i due autori. Ovviamente la complessità di ascolto e di... spiegazione tra le due non è equivalente.
Apro questo argomento invitando tutti voi a dare spunti, suggerimenti ed esperienze personali utili per spiegare le due opere ai ragazzi delle superiori. Grazie!



albertoemme
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Re: Da von Weber a Wagner...

Messaggio da albertoemme » 16 gen 2020 16:58

Io consiglierei ai ragazzi di privilegiare gite al Monte di Venere piuttosto che andare a caccia di selvatici (pelo o penna non fa differenza).-

daphnis
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Re: Da von Weber a Wagner...

Messaggio da daphnis » 16 gen 2020 18:28

Coerente e conseguente la scelta dei titoli, caro Zeta. Ma... sarà un'impresa dar spiegazione dell'orripilante allestimento de La Fura di Tannhauser, credo il peggiore e più cervellotico in assoluto sortito dalla, altre volte creativa e accattivante, "compagnia di regia" spagnola!

marco vizzardelli

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Re: Da von Weber a Wagner...

Messaggio da ZetaZeta » 16 gen 2020 23:49

daphnis ha scritto:
16 gen 2020 18:28
Coerente e conseguente la scelta dei titoli, caro Zeta. Ma... sarà un'impresa dar spiegazione dell'orripilante allestimento de La Fura di Tannhauser, credo il peggiore e più cervellotico in assoluto sortito dalla, altre volte creativa e accattivante, "compagnia di regia" spagnola!

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Berlioz
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Re: Da von Weber a Wagner...

Messaggio da Berlioz » 18 gen 2020 08:08

ZetaZeta ha scritto:
16 gen 2020 23:49
daphnis ha scritto:
16 gen 2020 18:28
Coerente e conseguente la scelta dei titoli, caro Zeta. Ma... sarà un'impresa dar spiegazione dell'orripilante allestimento de La Fura di Tannhauser, credo il peggiore e più cervellotico in assoluto sortito dalla, altre volte creativa e accattivante, "compagnia di regia" spagnola!

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e allora perche' ci vai? :)
Al sesso non si applica il Principio di Esclusione di Pauli.

Dr.Malatesta
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Re: Da von Weber a Wagner...

Messaggio da Dr.Malatesta » 18 gen 2020 23:50

daphnis ha scritto:
16 gen 2020 18:28
Coerente e conseguente la scelta dei titoli, caro Zeta. Ma... sarà un'impresa dar spiegazione dell'orripilante allestimento de La Fura di Tannhauser, credo il peggiore e più cervellotico in assoluto sortito dalla, altre volte creativa e accattivante, "compagnia di regia" spagnola!

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Orrendo davvero e peggio ancora - all’epoca - la pessima direzione di Metha (che riuscì nel record di perdere gli archi dopo 3 minuti di ouverture) da cui si può solo migliorare
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Re: Da von Weber a Wagner...

Messaggio da ZetaZeta » 19 gen 2020 14:03

Berlioz ha scritto:
18 gen 2020 08:08
ZetaZeta ha scritto:
16 gen 2020 23:49
daphnis ha scritto:
16 gen 2020 18:28
Coerente e conseguente la scelta dei titoli, caro Zeta. Ma... sarà un'impresa dar spiegazione dell'orripilante allestimento de La Fura di Tannhauser, credo il peggiore e più cervellotico in assoluto sortito dalla, altre volte creativa e accattivante, "compagnia di regia" spagnola!

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e allora perche' ci vai? :)
Per due motivi molto semplici: i ragazzi lo meritano e comunque è bene che si facciano una loro idea.

ZetaZeta
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Re: Da von Weber a Wagner...

Messaggio da ZetaZeta » 20 gen 2020 17:09

E anche per un terzo motivo: se aspettassi di portare i ragazzi all'opera per vedere una regia come piace a me, non li porterei più...
:pip :wink: :twisted:

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mascherpa
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Re: Da von Weber a Wagner...

Messaggio da mascherpa » 22 gen 2020 14:06

Caro Filippo, sulle due opere ti compendio alcune cose, che di certo ti sono già note (nnon prenderle, è chiaro, come suggerimenti su che cosa dire, ma solo come stimoli generali):

1) Per la prima del Freischütz fu scelta intenzionalmente la data del 18 giugno, nel 1821 sesto anniversario della vittoria anglo-prussiana di Waterloo (che a Berlino, ovviamente, era ed è considerata molto piú prussiana che anglica). Fu anche il luogo dello spettacolo: non il teatro di corte (l'attuale Staatsoper Unter den Linden), ma lo Schauspielhaus di Gendarmenmarkt, una sala piú capiente, allora dedicata prevalentemente alla prosa (oggi, ricostruita, alla musica sinfonica, con il nome di Konzerthaus). Partendo da tutto questo, il coro del terz'atto Was gleicht wohl auf Erden dem Jägervergnügen? ("Che cosa eguaglia sulla terra il piacere del cacciatore?") è diventato per i Tedeschi quello che Va' pensiero è per gl'Italiani. Non molti anni fa, dirigerlo male alla Deutsche Oper di Berlino costò il posto al direttore stabile.

2) La traduzione di Freischütz con "Franco cacciatore", dovuta al solito Boito, è tout court sbagliata, e tradurrebbe semmai Freijäger, termine sul quale la seconda guerra mondiale ha lasciato qualche bagliore sinistro — fortunatamente -schütz non c'entra nulla, invece, con Schutzstaffeln, le "squadre di protezione" da noi chiamate di solito Esse-esse, sebbene la forma verbale, schützen ("proteggere"), abbia anch'essa l'apofonia della u; il nostro -schütz deriva infatti dal verbo schießen, sparare, cfr. ingl to shoot (dopo ti mando per e-mail un paio di mie vecchie paginette piú dettagliate, che dodici anni fa mi costarono non poco tempo). A Firenze, dove l'opera aveva avuto la sua prima italiana (ovviamente in italiano), l'avevano intitolata, infatti, Il bersagliere. Oggi questo titolo farebbe ridere, ma lo stesso non direi d'un letterale e preciso Franco tiratore. Nell'opera di Weber, diversamente dal Tannhäuser, non si va a caccia: si tira al bersaglio. Se ben ricordo, la prima allusione ad attività venatorie mi pare l'esclamazione che apre il terz'atto: Ein herrliches Jagdwetter! ("Un tempo splendido per andare a caccia!": e invece devono stare lí a menarselo con il quasi-baritono –Fa# 3– in partenza per l'inferno, le paturnie amorose del primo tenore, e il tempo-da-perdere del tenore comprimario. Poi, però, la caccia la celebrano con il coro famoso).

3) I timbri strumentali fortemente "romantici" del Macbeth mi sembrano molto influenzati da Weber: non se ne usa parlare, e di certo la mia non è un'affermazione "scientifica", ma mi pare ovvio che Verdi, alla Pergola, abbia avuto sotto mano i materiali d'orchestra usati quattr'anni prima, e si sa che l'orchestrazione, per lui come per molti altri, era sempre cosa delle ultime settimane; lo spartito italiano era stato pubblicato súbito dal Lucca, e senza dubbio Verdi l'aveva letto (tutto quel che riguarda i rapporti tra Verdi e la musica tedesca è comunque una sorta di tabú nazionale: anche la stessa evidentissima citazione, letterale a parte la tonalità, dell'attacco del Concerto in Sol minore per pianoforte e orchestra di Mendelssohn nell'introduzoine alla prima scena della "Signora Macbet", non sembra considerata meritevole di attenzione in Italia).

4) Weber era stato direttore del teatro di Dresda prima di Wagner, e questi fu una sorta di coordinatore artistico delle celebrazioni per la traslazione della bara di Weber a Dresda nel 1844. Nel discorso d'occasione declamò la famosa: "non c'è mai stato un musicista piú tedesco di Weber". Oggi molti attribuiscono a questa sparata la "colpa fondante" del presunto mito di Weber "compositore nazionale".

5) A mio parere, come tinta strumentale il Tannhäuser risente di Weber ben piú del Rienzi e dell'Olandese, specie nel trattamento dei fiati. Come argomento però esso appare, come m'ha fatto notare mesi fa un direttore wagneriano ormai d'indubbio rilievo, l'opera "cristiana" per eccellenza del suo autore, certamente ben piú del Parsifal, intriso di filosofie orientali (cfr. il pallosissimo, per me, e comunque molto specialistico, Richard Wagner und die indische Geistwelt dell'erudito svedese Carl Suneson (l'edizione originale, del 1985, usa l'espressione tankevarlden, che indica alla lettera il "mondo del pensiero", non il "mondo spirituale" come la traduzione tedesca, peraltro curata dall'autore).

6) Il Freischütz non mi sembra essere stato influenzato, invece, da considerazioni granché "cristiane". T'invierò anche il pdf del programma di sala veneziano del 2004, ottimo.

7) Un filo d'Arianna abbastanza pratico per attraversare le diverse versioni del Tannhäuser puoi intrecciarlo con le mie tre recensioni dell'opera scritte per questo sito (da Londra e Innsbruck, 2016, e Klagenfurt, 2019).
Ultima modifica di mascherpa il 24 gen 2020 12:38, modificato 1 volta in totale.
Si ce que je dis ne vous plaist pas, je ne scais qu'y faire. C'est moi, pourtant, qui exprime la vérité (JC, d'après GTdL)

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Re: Da von Weber a Wagner...

Messaggio da ZetaZeta » 22 gen 2020 19:25

mascherpa ha scritto:
22 gen 2020 14:06
Caro Filippo, sulle due opere ti compendio alcune cose, che di certo ti sono già note (nnon prenderle, è chiaro, come suggerimenti su che cosa dire, ma solo come stimoli generali):

1) Per la prima del Freischütz fu scelta intenzionalmente la data del 18 giugno, nel 1821 sesto anniversario della vittoria anglo-prussiana di Waterloo (che a Berlino, ovviamente, era ed è considerata molto piú prussiana che anglica). Fu anche il luogo dello spettacolo: non il teatro di corte (l'attuale Staatsoper Unter den Linden), ma lo Schauspielhaus di Gendarmenmarkt, una sala piú capiente, allora dedicata prevalentemente alla prosa (oggi, ricostruita, alla musica sinfonica, con il nome di Konzerthaus). Partendo da tutto questo, il coro del terz'atto Durch die Wälder, durch die Auen ("per i boschi e per i prati") è diventato per i Tedeschi quello che Va' pensiero è per gl'Italiani. Non molti anni fa, dirigerlo male alla Deutsche Oper di Berlino costò il posto al direttore stabile.

2) La traduzione di Freischütz con "Franco cacciatore", dovuta al solito Boito, è tout court sbagliata, e tradurrebbe semmai Freijäger, termine sul quale la seconda guerra mondiale ha lasciato qualche bagliore sinistro — fortunatamente -schütz non c'entra nulla, invece, con Schutzstaffeln, le "squadre di protezione" da noi chiamate di solito Esse-esse, sebbene la forma verbale, schützen ("proteggere"), abbia anch'essa l'apofonia della u; il nostro -schütz deriva infatti dal verbo schießen, sparare, cfr. ingl to shoot (dopo ti mando per e-mail un paio di mie vecchie paginette piú dettagliate, che dodici anni fa mi costarono non poco tempo). A Firenze, dove l'opera aveva avuto la sua prima italiana (ovviamente in italiano), l'avevano intitolata, infatti, Il bersagliere. Oggi questo titolo farebbe ridere, ma lo stesso non direi d'un letterale e preciso Franco tiratore. Nell'opera di Weber, diversamente dal Tannhäuser, non si va a caccia; si tira al bersaglio, e l'unica allusione ad attività venatorie è l'esclamazione che apre il terz'atto: Ein herrliches Jagdwetter! ("Un tempo splendido per andare a caccia!": e invece devono stare lí a menarselo con il quasi-baritono –Fa# 3– in partenza per l'inferno, le paturnie amorose del primo tenore, e il tempo-da-perdere del tenore comprimario).

3) I timbri strumentali fortemente "romantici" del Macbeth mi sembrano molto influenzati da Weber: non se ne usa parlare, e di certo la mia non è un'affermazione "scientifica", ma mi pare ovvio che Verdi, alla Pergola, abbia avuto sotto mano i materiali d'orchestra usati quattr'anni prima, e si sa che l'orchestrazione, per lui come per molti altri, era sempre cosa delle ultime settimane; lo spartito italiano era stato pubblicato súbito dal Lucca, e senza dubbio Verdi l'aveva letto (tutto quel che riguarda i rapporti tra Verdi e la musica tedesca è comunque una sorta di tabú nazionale: anche la stessa evidentissima citazione, letterale a parte la tonalità, dell'attacco del Concerto in Sol minore per pianoforte e orchestra di Mendelssohn nell'introduzoine alla prima scena della "Signora Macbet", non sembra considerata meritevole di attenzione in Italia).

4) Weber era stato direttore del teatro di Dresda prima di Wagner, e questi fu una sorta di coordinatore artistico delle celebrazioni per la traslazione della bara di Weber a Dresda nel 1844. Nel discorso d'occasione declamò la famosa: "non c'è mai stato un musicista piú tedesco di Weber". Oggi molti attribuiscono a questa sparata la "colpa fondante" del presunto mito di Weber "compositore nazionale".

5) A mio parere, come tinta strumentale il Tannhäuser risente di Weber ben piú del Rienzi e dell'Olandese, specie nel trattamento dei fiati. Come argomento però esso appare, come m'ha fatto notare mesi fa un direttore wagneriano ormai d'indubbio rilievo, l'opera "cristiana" per eccellenza del suo autore, certamente ben piú del Parsifal, intriso di filosofie orientali (cfr. il pallosissimo, per me, e comunque molto specialistico, Richard Wagner und die indische Geistwelt dell'erudito svedese Carl Suneson (l'edizione originale, del 1985, usa l'espressione tankevarlden, che indica alla lettera il "mondo del pensiero", non il "mondo spirituale" come la traduzione tedesca, peraltro curata dall'autore).

6) Il Freischütz non mi sembra essere stato influenzato, invece, da considerazioni granché "cristiane". T'invierò anche il pdf del programma di sala veneziano del 2004, ottimo.

7) Un filo d'Arianna abbastanza pratico per attraversare le diverse versioni del Tannhäuser puoi intrecciarlo con le mie tre recensioni dell'opera scritte per questo sito (da Londra e Innsbruck, 2016, e Klagenfurt, 2019).
Grazie infinite, cercherò di fare tesoro dei preziosi suggerimenti.

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