Michele Mariotti, Beethoven 6 e 7, Bolzano

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daphnis
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Michele Mariotti, Beethoven 6 e 7, Bolzano

Messaggio da daphnis » 17 set 2020 09:33

Con un format adattato ai tempi ed alle circostanze ma ben centrato, l'Orchestra Haydn esegue le nove sinfonie al Teatro Comunale di Bolzano, una per volta ad orario-aperitivo. Per la Pastorale e la Settima arriva sul podio della compagine bolzanina Michele Mariotti (che ha da anni stabilito una forte empatia con questa orchestra) e l'esito è poeticamente altissimo. Mariotti legge la Sesta come una poesia in quattro strofe (questo è, in realtà), rifugge da ogni "descrittivismo" portando tutto, giustamente, sul piano del puro spirito e, individuando in questo "paesaggio dell'anima" una serie infinita di particolari strumentali che creano una sorta di "struttura poetica" (meravigliose, nel movimento iniziale, le strisce di suono luminoso e lirico sottostanti quel doppio crescendo orchestrale che è un momento magico della Pastorale: il ritmo ed il canto in una pittura dell'anima). Il direttore pesarese (e lo si vedrà ancor meglio nella Settima) segue una pista esecutiva differente da quelle pur meravigliose esecuzioni "sui metronomi beethoveniani" (dallo storico Claudio Abbado di Roma e Vienna, a Paavo Jarvi, all'attuale, eccellente Riccardo Chailly di Quinta e Nona alla Scala), per recuperare il rubato e l'uso dei respiri e dei silenzi come strumenti di poesia in musica. La sua Pastorale è raccolta, nel suono bello tratto dalla motivatissima orchestra, e vissuta come una memoria di stati dell'anima: ne risulta commoventissimo, in particolare, il canto di ringraziamento conclusivo, chepar quello d'un'anima che, appunto, ringrazi per lo scampato pericolo. Forse semplicistico leggerci un nesso con la situazione di vita attuale, di fatto quando, dopo una stupenda pausa silenziosa di chiusura (condivisa dalla platea), Mariotti si gira verso il pubblico, alla fine, è in lacrime, e noi con lui: condivisione dei cuori.
E' un tema che torna nella memorabile, "attonita" lettura dell'allegretto della Settima, la Sinfonia in la maggiore che Mariotti indivdua come un poema "di danza" (ma è sempre danza dell'anima) diviso in due parti, i primi due movimenti collegati anche ritmicamente e senza pausa, fra loro, idem lo scherzo ed il finale. Il suono è "grande", la scansione (vedasi introduzione movimento iniziale) maestosa (anche qui siamo distanti dalla esecuzioni "metronomiche", alla fine un po' tutte simili fra loro). Accennavamo ai momenti magici di Beethoven : nella Settima lo è, indubbiamente, la "nascita" del tema del primo movimenti, e Mariotti, con quella tenerezza poetica che è una sua cifra interpretativa e personale, chiede al flauto di "trasformare" gli echi di suono che chiamano quel tema, in danza, sì che il tema pare "sorgere", o venire al mondo come un bambino, ed è sublime! Come si diceva, la ritmica conclusiva del movimento iniziale "sfocia" direttamente in quella dell'allegretto, nascono l'uno dall'altro (dell'allegretto è incredibile, all'inzio, la seconda enunciazione del tema, in un surreale "pianissimo"). Il secondo movimento si chiude in una pausa attonita, come un trasalimento. E allora può avere inizio l'altra parte del poema, Mariotti non cade nell'errore (di molti) di velocizzare troppo lo scherzo rischiando di annacquare il finale, la pulsione ritmica è tutta "in progress". Nello scherzo e nel trio viene individuato come elemento ritmico portante lo "sforzando" ( il trio nasce proprio così dallo "sforzando" e dalle dissonanze - sottolineatissime dal direttore - che portano al plenum sonoro. Il finale ha un "affondo" di accenti fortissimi e, allo stesso tempo il dosaggio del ritmo è accuratissimo, sicchè l'esplosione conclusiva arriva con un parossismo da levare il fiato (nonostante una perdonabile incertezza dei corni, fin qui perfetti). Ma anche qui, non si tratta di puro ritmo fisico, ma di ritmo dell'anima.
E', in entrambe le sinfonie, un Beethoven alternativo a quella linea esecutiva di cui parlavamo ma coerentissimo e poeticamente avvincente (tanto più che è così proposto da un ancor giovane direttore), salutato nelle due serate da lunghi applausi e dall'evidente affetto dell'orchestra Haydn per il Maestro Mariotti.

marco vizzardelli



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