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Carydis Filarmonica della Scala, la brevità... "gran pregio"???

Inviato: 14 gen 2020 15:59
da daphnis
Il merito di questo concerto scaligero è averci fatto conoscere un discreto, folleggiante direttore, per la verità “scoperto” qui adesso laddove attivo da anni a Salisburgo e altrove. Costantinos Carydis ci ha offerto una bella lettura del brano di Mahleropoulos, pardon Mitropoulos, "Tafi", un grazioso quasiplagio mortuario del sommo direttore in veste di compositore, e una piacevole, tutto sommato, lettura della nona sinfonia di Sostakovic, peraltro tutta rigirata su una filosofia sonora dell'”ino”, il graziosino, il piccolino, l’ironichino, il vivacino, il grotteschino, l’effemminatino (SOSTAKOVIC?), tutta un delizioso “ci ci ci”, sottolineato da mossette vezzose del direttore sul podio, ditina alzate, inginocchiatine.Tutto “ino”, graziosino, carino, ma … la mente tentava di staccarsi dalla grandiosa lettura diabolica ascoltatane qualche tempo fa ad opera di Teodor Currentzis a Torino, ma insomma, tutto questo “ino” di mossette e cinguettìì di strumenti (a parte un bercio del fagotto là dove impegnato in sortita solistica). Tutto voluto, programmatico (volutino, programmaticino) dal bravo direttorino, che è anche “ino” d’aspetto. Peraltro, tutto questo “ino” è improvvisamente andato a deflagrare, nel finale della sinfonia, in tonitruanti, ma un po’”mollacciose” , sortitone degli ottononi scaligeroni. Nell'”ino” imperante, un’incursione di (molle) “one”. Applausi molto cordiali dalla plantigrada platea del mondo-Filarmonica.
Precedentemente, detto dell’ottima resa del brano di Mitropoulos (peraltro: un minuto di applausi), la prima parte del concerto si era compendiata di una rastrematissima, sdilinquitissima, rarefattissima esecuzione dei Ruckert mahleriani, nella quale, peraltro, la pur rarefatta e sommessa condotta orchestrale, è bastata, in più d’un momento, a coprire i commossi, “consapevoli” belati di Mrs. Rattle, al secolo Magdalena Kozenà, da decenni un enigma del concertismo mondiale (purtroppo, il marito le ha concesso perfìno Carmen, una devastazione!), sicuramente in possesso di un’intelligenza mai supportata, peraltro, dalla voce, tanto più che oggi è in condizioni tali da ridursi ad oggetto di esperimento per le facoltà di un “oscillografo” che volesse misurarla, tale il “vibrato belante” cui si limita.
Una prece per Blumine (trenta secondi di applausi blandi), l’estensore del programma si chiede stupìto “come mai” sia stato espunto dal Titano-capolavoro, ogni ascolto di tal melassa basta invece a capire le motivazioni, per redimere il mieloso brano servirebbe una esecuzione avvincente e possibilmente esatta, ciò che (non infieriamo sull’evidente, ancorché plateale incidente della tromba) non è accaduto alla Scala.
Infine, le durate: Mitropoulos, 9 minuti. Ruckert Lieder, 19 minuti. Blumine 8 minuti. Sostakovic 27 minuti. Fanno 63 minuti totali di musica. Non sappiamo se l’ormai costante, infinitesimale durata dei concerti della Filarmonica sia ottemperante a necessità sindacali o a necessità fisico-psicologiche dei decrepiti-Unicredit e folla (più o meno, stasera Scala pienotta) di labbrone e ricconi addormentati, che anche nell’occasione hanno esibito tutto un repertorio di trilli di cellulare (Mitropoulos e Blumine con accompagnamento di suonerie) e cavernosa/ululante tosse.
E’, tutto questo quasi sempre, il mondo dei concerti della Filarmonica della Scala. Un mortorio, come ben omaggia il pezzo di Mitropoulos. Purtroppo. Non c’è l’ambiente, disastroso. Spiace per alcune meravigliose figure di strumenti solisti, ben noti senza che elenchiamo, operativi in questa compagine.

marco vizzardelli