...e Pappano Santa Cecilia e Batiashvili approdarono alla Scala: trionfo dell'anno!!

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daphnis
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...e Pappano Santa Cecilia e Batiashvili approdarono alla Scala: trionfo dell'anno!!

Messaggio da daphnis » 19 nov 2022 22:46

Trionfo dell'anno alla Scala per Antonio Pappano, Lisa Batiashvili e l'orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia. 4 bis totali, applausi ritmati e l'abbraccio di Milano agli artisti. Strameritato (un Schumann trasfigurato, come l'intervista lasciava intuire, Beethoven pura bellezza.).

Bellezza epocale. La gioia della bellezza.

Per ora in sintesi così. A dopo

marco vizzardelli
Ultima modifica di daphnis il 21 nov 2022 18:25, modificato 1 volta in totale.



daphnis
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Re: ...e Pappano Santa Cecilia e Batiashvili approdarono alla Scala: trionfo dell'anno!!

Messaggio da daphnis » 21 nov 2022 12:20

Scrisse Dostoevskij "la bellezza salverà il mondo". E' l'esatta sensazione che si ha ascoltando l'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia guidata da Antonio Pappano. Una "felicità della bellezza" che ti fa sortire dalle loro meravigliose esecuzioni in uno stato allo stesso tempo adrenalinico e di pace con il mondo. E' quanto è accaduto al Teatro alla Scala dopo il favoloso concerto tenuto da Pappano, Santa Cecilia e Lisa Batiashvili, che ha unito il Concerto per violino di Beethoven alla Seconda sinfonia di Schumann ed è stato letteralmente "pervaso" da ovazioni, applausi ritmati (alla Scala!) e profusione di bis: due della solista (fra cui una trascrizione-Bach con orchestra) due di Pappano con i ceciliani (una danza di Respighi ed una fantasmagorica, caleidoscopica, irresistibile Ouverture delle Nozze di Figaro, incredibile nei dettagli e trasudante teatro, nel più tipico stile "pappaniano": la "folle giornata" mozartiana, dopo le follie di Schumann!).
Ha scritto bene ed esattamente Francesco Maria Colombo, presente in sala, quando bellezza e felicità della musica ti pervadono a questo stadio, è fin difficile trovare le parole per comunicarle. Ci provo.
Abbiamo appena avuto, alla Scala, una originalissima, "scavata" lettura della Terza sinfonia di Mahler da parte di Daniele Gatti. Ecco: da un concerto di Gatti, vieppiù nell'ultimo periodo ma da sempre, si esce con la sensazione di aver scalato, con successo ed in maniera appagante, l'Everest. Se ne esce appagati dall'impresa ma anche scossi, con il fiatone per la scalata difficile, pieni della propria stessa appagante fatica, con la sensazione, da ascoltatori partecipi, di aver vissuto qualcosa di unico. Fin troppo, talora, perchè l'unicità disorienta (ed è il suo valore!) dalle nostre certezze, costa sforzo, fatica.
Con Pappano e Santa Cecilia al loro top (è successo ultimamente con Turandot, con Elektra e di nuovo con questo programma) la sensazione è differente. L'Everest (il Cervino, la montagna che volete, ma verticale, ardua, tutta da conquistare) con Gatti. Ma... siete mai stati all'Alpe di Siusi in una giornata di sole totale? Io, quest'estate, due volte. Quando sortite dalla stazione d'arrivo della cabinovia, e vi si apre quel panorama dolcissimo di pascoli e Dolomiti, e quando poi mettete i piedi sui quei felpati sentieri in falsopiano, lungo i quali non provate sforzo ma siete pervasi dalla bellezza dolce, rotonda delle verdi curve unita all'energia, forte ma mai incombente, delle rocce oro e rosa, ecco... è un po' quel che si prova davanti alla "bellezza semplice", sorgiva, della musicalità di Pappano restituita dal suono, dorato e argenteo, effusivo, affettuoso e avvolgente dell'orchestra ceciliana, la nostra massima sinfonica e ormai una delle prime al mondo negli anni di gestione del Maestro anglo-italiano. Non c'è dubbio che Pappano studi e rifletta (Elektra era pensata come il rissunto di tutte le Elektre possibili, Turandot idem), ma avviene sulla base di una musicalità sorgiva: la musica "gli esce", e questo è anche l'esito, per noi pubblico: una fresca, limpida sorgente di musica che fuoriesce davanti a noi, e ci pervade, ci fa felici.
L'eccelsa violinista Lisa Batiashvili, bellissima donna e grande artista, di suo ha una eleganza ed una capacità di gioco dinamico tale per cui è in grado di assottigliare il suono al limite del silenzio ma in modo tale che resti sempre udibile e "passi" miracolosamente, "filato" in maniera sbalorditiva. Certe note, i famosi "filati" della voce che la resero celebre, della Montserrat Caballè, avevano questa stessa qualità: una perfezione eterea. Su questa base, Antonio Pappano, nel concerto-capolavoro di Beethoven, ha circondato e avvolto il violino della solista con... un cielo notturno di stelle-piccole pietre preziose, pensate, di nuovo, al cielo di una notte limpida sopra l'alpe di Siusi: le costellazioni dispiegate, nel silenzio notturno... e avrete quel che è stato il Larghetto centrale del concerto beethoveniano, quello che il sommo Itzhak Perlman legge come un canto infinito, e che qui, nella miniaturizzazione trascendentale fattane da Batiashvili nel blu notte dell'orchestra, è diventato uno scintillio di stelle. Bellezza pura, semplice, tutta da cogliere. Non svenevole, perchè contornata dall'energia (le Dolomiti) di Pappano nell'Allegro ma non troppo poi nel Rondò attaccato con piglio dalla solista, e con piglio condotto. Il tutto, per una epifania di bellezza (cosa sono state le sortite del fagotto!), che pareva fluire spontanea mentre è frutto di studio e talento che nell'esecuzione "spariscono", non "dimostrano": "sono", che è il massimo dell'arte.
Torniamo a Gatti e Pappano, parlando di Schumann. Nelle stagioni passate abbiamo vissuto, a Roma inizialmente poi due volte di fila, con l'orchestra Rai di Torino prima con la Mahler Chamber poi, l'integrale delle sinfonie di Robert Schumann a firma di Daniele Gatti. Un'immersione di mente ed anima nella lucida follia schumanniana, che restituiva la musica, quasi dissociandola negli"scarti" di frase e di dinamica, come un pazzesco rovello di follia musicale, "intellettuale" ed all'inizio ed alla fine, umana. Un ascolto, formidabile, che ci lasciava come disorientati e in qualche modo "sfiniti": la follia disorienta, squilibra, sfinisce. Pappano e Santa Cecilia, nella Seconda in do maggiore di Schumann, fanno tutt'altro (anche se, alla fine è lo stesso): il quadro sonoro di una "follia leggera", pensate a certi eterei "paggi folli" di Watteau, questi ragazzetti nei quali un ombra di sorriso trascolora in malinconia e nel guizzo folle. Ecco: su un suono leggero ed argenteo dell'orchestra, e su una mobilità totale dei tempi, Pappano ha fatto "guizzare" in musica la follia "bipolare"( il direttore lo aveva dichiarato a chiare parole, presentando alla stampa il programma) di Schumann: il passaggio dall'attonita introduzione in "sostenuto" all'energia sghemba del movimento iniziale, l'accelerazione a centrifuga (tenuta in maniera sbalorditiva dagli orchestrali) della chiusa dello scherzo, l'elegia "eccessiva" dell'adagio espressivo,le acrobazie in voluto squilibrio del finale (formidabili le volatine dei violini) ci sono state date, di nuovo, con una immediatezza apparentemente "semplice" , spontanea: le corse, i balzi, i canti di un ragazzetto folle. Altro, dal rovello sconvolgente del Schumann letto e rivissuto da Gatti. Ma di straordinaria, immediata efficacia, tutto sostenuto dal suono "follemente bello" dell'orchestra ceciliana.
Del trionfo in sala, dei bis, degli applausi ritmati, si è detto: un abbraccio da Milano, il direttore, commosso e fin scosso, ha ringraziato anche a parole, con la cordialità che è sua. Cosa aggiungere? Pappano è in scadenza come direttore stabile: son stati anni ed anni ed anni fantastici di connubio fecondo, per lui e per un'orchestra già eccellente di suo, portata ad ulteriore aplomb e statura nel novero delle massime compagini mondiali. Agli orchestrali ed alla direzione artistica spetta la scelta, non semplice e da non sbagliare, del successore di tanta dovizia musicale ed umana. Quanto a noi, ripensando alle tante, meravigliose trasferte all'Auditorium di tutti questi anni, saremo felici di riabbracciare Antonio Pappano, sul podio, ad ogni ritorno da Direttore Emerito a Roma (e qui a Milano, ogniqualvolta avvenga!). Il nostro Grazie di "caro pubblico" (come ci ha chiamati, ogni volta) è spontaneo e sincero quanto lo è stato il fluire per noi, da lui, della musica.


marco vizzardelli
Ultima modifica di daphnis il 22 nov 2022 17:56, modificato 2 volte in totale.

commentimusicali
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Re: ...e Pappano Santa Cecilia e Batiashvili approdarono alla Scala: trionfo dell'anno!!

Messaggio da commentimusicali » 21 nov 2022 23:55

Il grande esoterista svizzero Oswald Wirth scriveva che le vie per raggiungere la conoscenza sono due: la via secca e la via umida. La prima sottende l'uso della ragione, degli strumenti intellettuali. Attraverso lo studio, l'analisi, la conduzione del ragionamento logico, l'applicazione del metodo scientifico si impara a discernere la realtà, qualsiasi essa sia, dal movimento dei venti alla comprensione di un brano musicale. La seconda, viceversa, sottende l'immediata adesione, per via emozionale, istintuale, viscerale al fenomeno da discernere: esso viene così captato e compreso per puro intuito, senza alcuna necessità di applicazione intellettiva.
Scriviamo questo perchè, in qualche misura, l'appassionato, l'ascoltatore, anche chi è privo di conoscenze tecniche musicali, può essere in grado di realizzare compiutamente una interpretazione, così come certo può farlo chi si è applicato e utilizza gli strumenti dello studio e del discernimento razionale (ed è bene ricordarlo a chi, oggigiorno, propone di istituire un "albo dei critici musicali", unici a detenere "il verbo" per decidere la bontà, o meno, di una realizzazione artistica); allo stesso modo la distinzione di Wirth è utile per comprendere alcune figure che, non provenendo direttamente dal mondo accademico, sono riuscite ad ottenere risultati del tutto paragonabili a chi ha costruito il proprio percorso sulla base di studi ortodossi: Marconi, Wagner, Sinopoli, Pappano. Tutte figure che si sono create da sè, seguendo il proprio genio ("il duende" interiore), costruendo la propria arte (e scienza) dalla propria immediata adesione alla chiamata vocazionale, e solo dopo sistematizzandola con uno studio in ogni caso autodeterminato. Abbiamo letto, sul web, frasi strabilianti, come "Pappano non ha tecnica". Bene, se non ha tecnica, il riuscire a staccare un tempo vorticoso nella piena esattezza dello strumento orchestrale nella stretta del Secondo Tempo della Sinfonia di Schumann significa fare un miracolo. E a noi, che riconosciamo solo a una persona nella storia umana la capacità di fare miracoli, pare più sensato affermare che Pappano ha una sua propria tecnica, individuale, carismatica che trascende per efficacia quella accademica, e la pareggia per i risultati che è in grado di ottenere.
Ma andiamo con ordine: sappiamo da anni che l'Orchestra Nazionale dell'Accademia di Santa Cecilia è il fiore all'occhiello delle orchestre sinfoniche italiane, di unico spessore internazionale, portata al livello in cui si trova a mezzo dell'assidua cura quasi ventennale del direttore musicale uscente. Lo sappiamo, come lo sanno certamente tanti degli spettatori dell'altra sera, per essere in questi anni, lunghi, stati all'Auditorium del Parco della Musica ad ascoltarne i concerti, ad apprezzarne il suono, la coesione, l'esattezza, la personalità. Così è stato tutto sommato agevole, per noi e per tutti, accettare un programma di tournèe sulla carta che poteva prestare il fianco a qualche considerazione di debolezza compilatoria, trasformatosi subito, dopo le prime note del timpano che aprono il Concerto di Beethoven in una rivelazione. Una rivelazione fatta, costituita, di luce. Luminosità effusiva, calore fervido che, parafrasando lo stesso Beethoven nel frontespizio della Missa Solemnis "dal cuore torna nuovamente al cuore". Un Beethoven contemplato nella luce stellata incastonata nel firmamento di una natura immota ed iridescente, e pur tuttavia in grado, nei pieni, di assumere i profili di un'umanità degna ed eroica, con una solista, Lisa Batiashvili, perfettamente calata, nel suono e nel fraseggio, nelle onde colme di tepore dell'orchestra di Pappano, con un timbro che contiene tutte le sfumature possibili in un intervallo dinamico non estesissimo.
Luce che permea anche tutta la seconda sinfonia di Schumann, legata in un unica campata, dove le inquietudini e i fremiti sono increspature sottili, e per questo ancora più inquietanti, come quando sopra un volto umano, reso radioso da un sorriso solare, improvvisamente appare un lieve tic che per un istante ne deforma i tratti, svelandone una mostruosità nascosta e non immaginata, forse la terribilità della bellezza stessa.
Accoglienza trionfale, applausi ritmati con, in chiusura, l'ouverture de "Le Nozze di Figaro"; e vorremmo, qui, ora, subito, la trilogia di Mozart/Da Ponte con Antonio Pappano.
Grazie per l'ospitalità.
Ultima modifica di commentimusicali il 22 nov 2022 18:06, modificato 1 volta in totale.

Don Carlo
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Re: ...e Pappano Santa Cecilia e Batiashvili approdarono alla Scala: trionfo dell'anno!!

Messaggio da Don Carlo » 22 nov 2022 17:23

Presente serata straordinaria!! E che spontanea gentilezza ed affabilità di Pappano nel ringraziare della accoglienza e nell'annunciare il bis di Respighi che non tutti forse conoscevano. La Batiashvili è un prodigio ed è anche dotata di gran fascino. Questi georgiani suonano, cantano sono ottimi rugbysti e giocano pure bene a basket. Si dice facciano anche del buon vino.

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