Die ägyptische Helena alla Scala

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Catullo.Verona
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Re: Die ägyptische Helena alla Scala

Messaggio da Catullo.Verona » 14 nov 2019 00:52

Dr.Malatesta ha scritto:
13 nov 2019 18:08
Catullo.Verona ha scritto:
13 nov 2019 11:32

Musicalmente è... Richard Strauss! Quindi, non ho niente da dire, però, l'ho trovata un'opera davvero DEBOLE dal punto di vista drammaturgico. Mi lascia perplesso anche la scelta di Hoffmansthal di fondere la Elena di facili costumi che troviamo nelle "Troiane" di Euripide con la Elena in Egitto dell'omonima tragedia (sempre di Euripide): sono due varianti del mito che trovo incompatibili tra di loro! E questa scelta inevitabilmente rende i due protagonisti del tutto incoerenti dal punto di vista psicologico. Perciò, al di là della musica, la trovo un'opera proprio debole sotto questo profilo.
Hai ragione, drammaturgicamente è un guazzabuglio secondo me (con punte di comico involontario): insieme alla Donna senz'ombra è il peggior Hofmannsthal...
LA DONNA SENZ'OMBRA è comunque una fiaba: non è detto che in una fiaba i personaggi debbano avere uno scavo psicologico, ma penso che in una vicenda tratta dal mito antico dovrebbero essere più coerenti psicologicamente. Di quest'opera penso che forse i personaggi minori erano più interessanti.


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mascherpa
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Re: Die ägyptische Helena alla Scala

Messaggio da mascherpa » 14 nov 2019 14:37

Quando vidi a Cagliari un paio di recite della prima italiana (sono passati quasi vent'anni!) l'Elena egizia mi parve un grande studio sui disturbi mentali del primo dopoguerra, un po' come la Turandot.
Si ce que je dis ne vous plaist pas, je ne scais qu'y faire. C'est moi, pourtant, qui exprime la vérité (JC, d'après GTdL)

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Amfortas_Genova
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Re: Die ägyptische Helena alla Scala

Messaggio da Amfortas_Genova » 14 nov 2019 18:20

mascherpa ha scritto:
14 nov 2019 14:37
Quando vidi a Cagliari un paio di recite della prima italiana (sono passati quasi vent'anni!) l'Elena egizia mi parve un grande studio sui disturbi mentali del primo dopoguerra, un po' come la Turandot.
Idea intrigante :idea:

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Robertino
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Re: Die ägyptische Helena alla Scala

Messaggio da Robertino » 15 nov 2019 15:21

La stagione scaligera 2018-2019 si chiude con un' altra opera che richiama ancora una volta l' Egitto. Subito dopo il GIULIO CESARE di Handel ecco infatti questa ELENA di Strauss, con il libretto di Hofmannsthal che parte da Omero ed Euripide per arrivare al Goethe di IPHIGENIE (modello 'nobile' soprattutto per i tanti risvolti e dialoghi 'psicologici' , evidenti nel secondo atto di ELENA ). E' EROS il 'motore drammaturgico' dell'opera ma che non diventa mai THANATOS visto che Menelao riesce a 'sublimare' la sua rabbia omicida ed il suo dolore di 'partner' tradito anche grazie agli strani 'filtri' della maga Aithra ed ai provvidenziali interventi del ' deus-ex-machina' (Poseidone), fino allo scontato 'happy end' (con tanto di quadretto familiare finale quasi borghese).
La ricca partitura di Strauss si trasforma spesso in una melodia scenica, 'post-wagneriana', potremmo dire quasi 'neo-romantica' ma che richiede un super-organico orchestrale, come fosse una sorta di ALPENSINFONIE operistica ! Gli orchestrali in 'buca' sembrano soffrire l'affollamento (soprattutto gli archi) e Welser-Most li dirige con braccio sicuro, quasi 'in automatico', da 'straussiano' di lungo corso.
Purtroppo nel primo atto l'orchestra scaligera sembra quasi diventata un' orchestra provinciale tedesca, con eccessive sonorità che per fortuna vengono poi controllate ed attenuate nel secondo atto, dove prevale invece un più corretto equilibrio dinamico.
La vocalità potente, 'wagneriana' di Schager (un Menelao vero e proprio 'maschio alfa') contrasta fin troppo con la debole voce di Eva Mei (senz'altro migliore come 'attrice'), mentre invece Ricarda Merbeth canta a squarciagola ma con una presenza scenica che la fa assomigliare più ad una matrona romana piuttosto che ad una 'mangia-uomini' seriale come Elena, ' la donna più bella del mondo'. Bravo Hampson (molto meglio del 'figlio' Glaser), impeccabile Claudia Huckle, promosse sia Alessandra Visentin e Tajda Jovanovic sia le ragazze dell' Accademia (Sala, Girardello, Muschietti, Giuffrida), che dovrebbero però affinare le loro gestualità ed i movimenti scenici.
Ottimi tutti gli interventi del coro, che si conferma - come al solito - uno dei punti di forza di qualsiasi allestimento scaligero.
Bechtolf (con il suo fedele scenografo Crouch) ambienta l'opera nei " ruggenti anni '20 " ed utilizza l' ART DECO come riferimento figurativo, con la maxi-radio a valvole che vediamo chiusa all'inizio e che poi si apre, grazie a due ante mobili elegantemente decorate, svelando scalinate, punti di appoggio e di 'fuga' (nel primo atto) e la sua 'nudità' integrale, il suo 'cuore', la sua 'anima' che la fa funzionare (nel secondo atto ) con le grandi valvole che diventano poi anche sorgenti luminose oltre che elementi scenografici (è un chiarissimo riferimento alle psicologie dei personaggi in scena, costretti da musica e libretto a svelarci i loro sentimenti e le loro ossessioni ). All'inizio del primo atto,, davanti alla radio ancora chiusa, spenta, gli 'anni '20 ' sono rievocati anche con sedie e tavolini che richiamano i 'designers' del BAUHAUS .
I costumi femminili di Bouman sono un vero e proprio 'trionfo' di piume, perline e 'pailettes', mentre invece l'abito lacerato indossato da Schager ci ricorda che Menelao, eterno reduce di guerra, può essere considerato come il simbolo dell' Europa in crisi, uscita malconcia dal primo conflitto mondiale.
Kebour ha fatto un buon lavoro con i filtri colorati (anche se le luci laterali di palcoscenico sono piuttosto deboli) ed ha avuto l'ottima idea di illuminare le gigantesche valvole della radio, nel secondo atto, usando colori 'complementari' che si 'sposano' bene sia con i costumi sia con gli stati d'animo dei personaggi in scena.
Anche i 'video' (di Higgason), proiettati sia all'interno della maxi-radio sia sulle sue due ante aperte, sono complementari a quello che vediamo, senza eccessi 'hollywoodiani' (scene sgranate, in bianco e nero, della grande guerra, acqua, fiamme, tempeste, cieli di vario colore e copertura nuvolosa).
Alla fine dell' opera la maxi-radio si spegne, le sue due ante si richiudono ed il regista ci fa così capire che quello che avevamo visto e sentito e che si svolgeva al suo interno non era altro che una bella 'fabula' raccontata alla radio negli anni '20.
E' molto discontinua, questa ELENA, anche se a volte la musica di Strauss riesce quasi a mascherare le debolezze e le molte incongruenze del libretto, che cerca faticosamente di 'mixare' mitologia e psicanalisi, mondo borghese novecentesco con dei, maghe ed 'eroi' dell' antica Grecia.
Alla fine, comunque, applausi (meritati) per tutti gli interpreti ( molti degli spettatori stranieri seduti accanto a me erano entusiasti, addirittura qualche signora, emozionatissima, aveva perfino le lacrime agli occhi ! Strauss e Hofmannsthal ne sarebbero rimasti senz'altro soddisfatti).
E adesso aspettiamo (fiduciosi) l'arrivo di TOSCA.

marco_
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Re: Die ägyptische Helena alla Scala

Messaggio da marco_ » 24 nov 2019 06:40

Ho trovato quella di ieri una recita noiosa, a causa del piattume nelle dinamiche da parte di Welser-Möst. Il primo atto è ammorbato da un forte costante tranne in poche battute dell’ultima scena. Mette un po’ più di varietà nel secondo, ma in una musica così ampollosa ci vorrebbe ben altra concertazione per giungere a un esito godibile. L’orchestra mi è sembrata discontinua, alternando troppo frequentemente un suono di gusto a sparate al limite della volgarità.

Tra i solisti si staglia Schager, del tutto convincente nel personaggio e nella voce. La Merbeth canta bene una parte ostica, purtroppo la voce sta diventando precocemente legnosa nei centri è più che Elena il suo stile ricorda una Walkiria. Hampson fa un’entrata in scena da grande artista, vocalmente è ormai un’ombra di se stesso. La Mei mi è parsa fuori parte; benissimo invece l’Ermione di Caterina Maria Sala.

Allestimento con alcune belle idee (il richiamo felice agli anni 20, i costumi, l’uso delle ballerine) e di eccellente qualità scenotecnica, ma come per la resa musicale siamo lontani da un esito memorabile.

Attenzione e calore negli applausi da parte del pubblico ScalAperta.

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paperino
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Re: Die ägyptische Helena alla Scala

Messaggio da paperino » 24 nov 2019 14:51

Vista ieri. Non conoscevo l'opera. Al primo impatto non mi ha conquistato, ma dovrei riascoltarla. Sono però arrivato alla conclusione che Richard Strauss fosse un sadico. La scrittura vocale di Elena e Menelao non lascia dubbi in proposito. Schager ne viene fuori bene, sicuro e potente. Meno efficace la Merbeth. Non combina danni (a parte uno sbandamento nel monologo all'inizio del secondo atto, ma lo strumento è piuttosto compromesso al centro con suoni per niente belli. Molto meglio il registro acuto, ma il fascino di Elena è da ricercare a Chi l'ha visto?. Anche la Mei non è sempre a suo agio nella scrittura straussiana e Hampson ha carisma ma non riesce a cavare granché da un ruolo piuttosto ingrato. Welser-Möst padroneggia la partitura, ma devo ancora capire se lo scarso appeal che l'opera ha esercitato su di me sia dovuto a Strauss o a lui (o a tutti e due).
La conversazione languiva, come sempre d'altronde quando si parla bene di qualcuno (Laclos/Poli).

daphnis
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Re: Die ägyptische Helena alla Scala

Messaggio da daphnis » 25 nov 2019 10:53

" Il primo atto è ammorbato da un forte costante tranne in poche battute dell’ultima scena. Mette un po’ più di varietà nel secondo, ma in una musica così ampollosa ci vorrebbe ben altra concertazione per giungere a un esito godibile. L’orchestra mi è sembrata discontinua, alternando troppo frequentemente un suono di gusto a sparate al limite della volgarità."

Concordo pienamente con questa parte dello scritto di Marco. Quando ho ascoltato questa Elena ho avuto sostanzialmente, di Welser-Moest e orchestra, la medesima impressione, compreso il miglioramento nel secondo atto.


marco vizzardelli

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