La traviata in streaming dal Costanzi

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marco_
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La traviata in streaming dal Costanzi

Messaggio da marco_ » 09 apr 2021 21:29

La concertazione stasera miscela l’incalzare con la nostalgia decadente che, pur su stacchi di tempo differenti e con voci ben diverse, si ritrova nell’incisione insuperabile di Kleiber. Trovo magistrali il dosaggio delle dinamiche e l’uso dei fiati.

Fosse solo per quest’atmosfera, consiglio a chi potesse di sintonizzarsi o di recuperarla online nei prossimi giorni.



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Tebaldiano
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Re: La traviata in streaming dal Costanzi

Messaggio da Tebaldiano » 09 apr 2021 23:01

Stavo ascoltando tutt'altro. A leggere di sfuggita quello che viene scritto su facebook su questa Traviata pare che si sia consumato un delitto ai danni della memoria di Verdi, dell'opera, della musica, dell'arte, dell'umanità, dell'universo.
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daphnis
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Re: La traviata in streaming dal Costanzi

Messaggio da daphnis » 10 apr 2021 00:14

Il miracolo d'equilibrio e compiutezza riuscito a Daniele Gatti e Mario Martone all'Opera di Roma con Il Barbiere di Siviglia non si è, purtroppo, a mio avviso, ripetuto, nella realizzazione de La Traviata. Quel Barbiere, nel suo porsi come forma di spettacolo alternativa nell'uso degli spazi del teatro, era risultato avvincente, compatto, coerente, "teatrale" in un modo tutto suo e originale. Tale era stato, fra le (coraggiose:onore al merito e all'impegno, pur nella differenza degli esiti) produzioni dell'intraprendente teatro gestito da Fuortes e Gatti, il Rigoletto al Circo Massimo, nello spettacolo totalmente originale e alternativo sortito, in uno spazio anomalo e alternativo, dal genio di Damiano Michieletto. Questa volta, Martone ha tentato di mettere insieme tante, troppe cose: teatro "vero", uso delle architetture del teatro, cinema. Ne è uscito - ripeto: ad avviso di chi qui scrive - un pasticcio male impastato di ingredienti diversi, una pietanza dal sapore disarmonico, nella quale elementi di sicura intelligenza si sono mischiati ad una strana "impressione" di sciatteria (brutte tinte, ad esempio) e di "montaggio", del tutto, poco riuscito, sicché ne è sortita - difetto capitale in Verdi!! - una Traviata pochissimo teatrale, alquanto sfilacciata (ardua anche per il direttore che deve star dietro a tutto) nell'inseguimento di troppi spunti, troppi dettagli, troppe forme di spettacolo e alla fine - terribile, questo, in Verdi! - anche abbastanza stucchevole. Non risolta negli spazi e nei movimenti delle scene d'assieme. Non accesa di pathos, se non nella visione, centrata benissimo da Martone e da Gatti, di almeno un singolo personaggio - il papà Germont di Roberto Frontali di cui non si finisce di ammirare il profluvio di musicalità intelligente sortito da tutte le sue collaborazioni con Gatti (i due Rigoletto e ora questo mirabile, distruttivo, verissimo perché falso, Giorgio Germont: un capolavoro di espressioni) - e del suo rapporto con la protagonista, e con il figlio. Non per niente, il duetto fra lui e Violetta è, scenicamente e musicalmente, di gran lunga il momento migliore di tutto lo spettacolo. Perché Frontali e una trepida, fremente Lisette Oropesa dialogano meravigliosamente, e perchè Gatti gli cuce addosso ogni frase ed inflessione con il lume dell'intelligenza, e perché Martone trova le due soluzioni poetiche migliori del suo (chiamiamolo così per comodità, ma è improprio) allestimento: il paletot di Germont buttato sul letto di lei (così come ci erano finiti quelli degli ospiti, nella festa) e rigettato a terra da Violetta, e papà Germont che sfascia il giardino-sogno della sua vittima.
Frontali è favoloso, lancinante, anche nel dialogo con il figlio seguente la tragica seconda festa: in questa scena Gatti aveva tenuto tempi consimili nella (ben superiore a questa, nel complesso, e non compresa dai milanesi) produzione con Tcherniakov alla Scala, e sono tempi espressivamente perfetti, nella logica del dramma musicale e della definizione del personaggio, terrificante, del Padre. Ci sta, in questa visione, un Alfredo quasi ridotto ad ameba, per tutta l'opera. Un bamboccio. Ma non si riesce, comunque, ad ascoltare lo spento, algido, non emozionante, non "reattivo", Don Ottavio... pardon, lapsus voluto, Alfredo di Saimir Pirgu. Un flop che, diciamolo, alla Scala avrebbe rischiato di interrompere lo spettacolo alla fine del primo atto, con lancio di poltroncine dal loggione! Improponibile, altro che prendersela, come accadde al teatro milanese, con il povero Beczala e con il (motivatissimo, e lo diremo tutta la vita) taglio dell'insalata sul palco! Qui a Roma è andato "in scena" (per così dire: sugli schermi di chi ha visto) il fantasma di un Alfredo-Don Ottavio anche comprensibile, in rapporto alla lettura data del personaggio paterno ma... informe, poco credibile, anche per un dato fisico che - ahinoi! - nello spettacolo "a primi piani" ha penalizzato il pur correttissimo (canta bene, per carità) Pirgu: l'improvvisa perdita, in un anno di vita, di quel volto da eterno ragazzo che qui lo avrebbe molto aiutato, data l'impostazione prescelta per il personaggio. Che i bollenti spiriti siano ricordati da uno che ormai è diventato un brodino semifreddo, ci sta ed è coerente, nella visione Gatti-Martone. Ma che la partita a carte e tutto il finale di questo esile Alfredo non generino un rantolo di passione (e, anzi, alla lunga una sottile noia)... eh, lascia perplessi.
Peccato. Il lusso di poter giocare sulla sensibilità e la vocalità di Lisette Oropesa e sulla ormai simbiotica(con Gatti) presenza di Frontali avrebbe meritato una costruzione di spettacolo forse meno pretenziosa e capziosa, e più avvincente. Forse, un o il difetto è stato un eccesso di generosità: pensarci su troppo. Vero che La Traviata è "un Verdi" molto alternativo. Ma sempre Verdi è, cioé - attenzione- sempre teatro. E se si sfilaccia troppo, nella ricerca di mille spunti (alcuni mirabili, certo) che non si "accorpano" in un tutt'uno teatrale, la drammaturgia verdiana si frammenta, e fa capolino la sensazione di un certo tedio (qualche amico, anche colto, sosteneva - eresia? - che tale aspetto sia... parte del titolo, rispetto ad altri dello strepitoso catalogo verdiano, ma è, appunto, un'eresia!). Di fatto, mentre ero sortito da entrambi i Rigoletto (dal vivo al Costanzi, sullo schermo dal Circo Massimo) con la sensazione della rivelazione di verità anche nuove, stavolta ne "esco" interessato (è il minimo, quando dirige Daniele Gatti) a mille sfumature impresse dal direttore ma con la sensazione di un impasto, non perfettamente amalgamato, di troppi ingredienti di pensiero. Quel troppo che, un po', alla fine, stroppia. E con un incremento, stavolta fortissimo!! (mentre il Barbiere ci aveva appagato in se stesso, come forma di spettacolo) del desiderio di tornare quanto prima a teatro, dal vivo, molto più avvincente di questi pur volenterosissimi, studiati, e molte volte anche geniali, surrogati per prigionieri di uno schermo!! Ridateci i teatri, grazie, con i nostri entusiasmi, gli applausi le approvazioni le disapprovazioni! Ridateci la vita !! Che non è - umanamente parlando - questo artificio, per il quale Verdi non ha mai concepito il suo mirabile teatro musicale!


marco vizzardelli

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Re: La traviata in streaming dal Costanzi

Messaggio da marco_ » 10 apr 2021 09:23

daphnis ha scritto:
10 apr 2021 00:14
fa capolino la sensazione di un certo tedio (qualche amico, anche colto, sosteneva - eresia? - che tale aspetto sia... parte del titolo, rispetto ad altri dello strepitoso catalogo verdiano, ma è, appunto, un'eresia!).
Mi dichiaro eretico in sintonia col tuo amico. Tornando a ieri, ho avvertito il tedio particolarmente nel terzo atto da dopo il preludio fino almeno alla sortita di Annina. La malgama naturale che coglievo in precedenza -ho aperto il thread durante il secondo atto- si è appiattita, vuoi per esaurimento di idee vuoi per eccesso delle stesse.

Ho ascoltato gran parte dello spettacolo a occhi chiusi con le cuffie, come un disco e quindi non disturbato dalle troppe soluzioni di continuità Martoniane che riporti: anche a freddo valuto nei primi due atti una prova maiuscola di Gatti, orchestra e Frontali (oltre al dialogo citato, le arcate di voce nella romanza).

daphnis
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Re: La traviata in streaming dal Costanzi

Messaggio da daphnis » 10 apr 2021 09:59

Condivido queste ultime tue considerazioni. In un senso e nell'altro.


marco vizzardelli

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Martino Badoéro di Sanval
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Re: La traviata in streaming dal Costanzi

Messaggio da Martino Badoéro di Sanval » 10 apr 2021 22:22

Tebaldiano ha scritto:
09 apr 2021 23:01
Stavo ascoltando tutt'altro. A leggere di sfuggita quello che viene scritto su facebook su questa Traviata pare che si sia consumato un delitto ai danni della memoria di Verdi, dell'opera, della musica, dell'arte, dell'umanità, dell'universo.
È incredibile come le reazioni su Facebook riescano sempre a farmi diventare il bastian contrario di me stesso: se prima la voglia di vedere l'ennesima Traviata era sotto i tacchi, solo perché ne hanno sparlato così tanto ora voglio vederla e farmela piacere. A tutti i costi.
Non posso credere che un fatto del genere sia accaduto in un posto così tranquillo come Cabot Cove...

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manrico64
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Re: La traviata in streaming dal Costanzi

Messaggio da manrico64 » 11 apr 2021 09:02

Io ho retto sino all'Amami Alfredo staccato con tempi tanto rapidi da farlo sembrare la base per una comica di Ridolini. Poi ho spento.
Mi taccio sul resto.
Danilo

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Re: La traviata in streaming dal Costanzi

Messaggio da escamillo » 11 apr 2021 22:26

manrico64 ha scritto:
11 apr 2021 09:02
Io ho retto sino all'Amami Alfredo staccato con tempi tanto rapidi da farlo sembrare la base per una comica di Ridolini. Poi ho spento.
Mi taccio sul resto.
Sono perfettamente d’accordo. Non so come si possa incensare un direttore che nel primo e nel secondo atto ha violentato opera e cantanti staccando tempi grottescamente frenetici. Manrico64 ha ragione, amami Alfredo è stato semplicemente devastato, totalmente e privato di pathos Fortunatamente dalla festa da Flora in poi la concitazione è scesa e L’orchestrazione ha raggiunto un livello anche pregevole. Ma ormai il danno era fatto.

Don Carlo
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Re: La traviata in streaming dal Costanzi

Messaggio da Don Carlo » 12 apr 2021 14:53

A me nel complesso non è dispiaciuto ma con questa situazione sono indulgente.

Purtroppo l'Amami Alfredo è stato eseguito in maniera incomprensibile, senza pathos e tirata via in maniera incomprensibile. :thud

daphnis
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Re: La traviata in streaming dal Costanzi

Messaggio da daphnis » 12 apr 2021 15:13

"Amami Alfredo" non è una proclamazione solenne da far durare tirando le note all'infinito . senza alcun senso drammaturgico - e facendo urlare in note infinite gli archi e la cantante, come una sciocca tradizione ha perpetrato, ma esattamente - come Gatti fa e fa fare alla Oropesa - la richiesta apprensiva al suo amante di una donna cui manca il tempo sotto i piedi e nell'anima, perchè il suo sogno è stato appena distrutto da Germont padre e perché la vita le manca.
Non è certo questo il limite de La Traviata del Costanzi. I problemi sono stati altri e ho provato ad elencarli. Non certo i tempi di Gatti, e non quella scelta che è perfetta espressione di uno stato d'animo. Chiamasi ansia e quando una è ansiosa, ha fretta di dire all'amato ciò che deve dirgli, perché il mondo le sta precipitando addosso.
E' sempre la solita storia: se si ascolta legati mani e piedi ad abitudini e tradizioni ritenute sacre ed intoccabili e invece false... non si ascolta.
Quell'"Amami Alfredo" è proprio uno dei momenti (logico, dopo il precedente duetto con papà Germont) in cui la Traviata Gatti-Martone ha la sua verità musical-drammaturgica. E' altrove che non ha funzionato, ultimo atto e scialba definizione vocale drammaturgica del personaggio Alfredo. E in una regia spesso sfilacciante che ha costretto lo stesso Gatti, specie nell'ultimo atto, a sfilacciare a sua volta. Ma quell'Amami Alfredo è drammaturgicamente, concettualmente, musicalmente perfetto.

marco vizzardelli

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