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La Rondine  di Giacomo Puccini

La recensione di OperaClick

 









Locandina della prima rappresentazione
















































































caricatura di
Giacomo Puccini
















































































 


Sommario:

La Rondine e i Crepuscolari

(di Emanuele Amoroso)

Poesie per La Rondine di Guido Gozzano

Trama
Discografia in CD e DVD de "La Rondine"
(di Silvano Capecchi)


Libretto
di Giuseppe Adami

Opera in 3 atti

Prima rappresentazione: Montecarlo -  Grand Theatre, 27 marzo 1917.


Prima rappresentazione italiana: Bologna -  Teatro Comunale, 27 giugno 1917.

 

Versioni successive:

  • 10 aprile 1920, Opéra di Monte Carlo
  • 11 aprile 1924, sembra al Teatro Verdi di Fiume


Personaggi:

Magda (soprano) - Lisette (soprano) - Prunier (tenore) - Ruggero (tenore) - Rambaldo (baritono) - richaud (baritono o basso) - Gobin (tenore) - Crébillon (baritono o basso) - Ivette (soprano) - Bianca (soprano) - Suzy (mezzosoprano) - Un maggiordomo (basso) - Un cantore (soprano) - Fleury (solo nella terza versione - soprano) - Mariette (solo nella terza versione mezzosoprano) - Rorò (solo nella terza versione mezzosoprano)

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La Rondine e i Crepuscolari
(di Emanuele Amoroso)

Rondini e farfalle, animali lievi e dal volo presto variato, dalle pause impazienti in attesa di riprendere l’aria, alla perenne ricerca del sole, del calore e dei vividi colori. Sono accomunate nella vita naturale, così come si possono avvicinare come oggetti metaforici nelle mani dei poeti. Poeti che fanno della memoria l’eco su cui intessere uno sfumato, consapevole discorso.

I celebri versi gozzaniani che ritraggono un salotto di metà ottocento, o la personificazione demitizzata del poeta in Totò Merumeni, sino alla Cocotte di cui è rievocato il palpito giovanile ora lei invecchiata e sognata dal poeta stesso, sono rievocati nel clima secondo Impero della Rondine. Già la descrizione iniziale del salone in casa di Magda, dal sapore di appartamenti alla Maupassant, con abat-jour a diversi colori, il pianoforte a coda ricoperto di ricco broccato, tavoli, poltrone, sedie, divani a riempire la stanza, arazzi e stampe preziose, il tutto immerso nella luce crepuscolare sulle Tuileries, si può avvicinare a quel dilungarsi amabile dei librettisti ottocenteschi nell’enumerare tutti gli addobbi di saloni per loro natura elegantissimi.

E salone celebre è anche il luogo di ricevimento di Speranza e Carlotta Capenna, l’amica più cara. Son sogni, discorsi d’amore, letture di appassionati romanzi dai tragici epiloghi, i dialoghi che si svolgono tra le due amiche e nel salotto frequentato dagli adulti. Poi lo scarto. La distanza del tempo trasporta all’oggi del poeta l’immagine di un cinquantennio anteriore. Anche nel salotto di Magda si rincorrono con la fantasia vicende trascorse, un sogno d’amore svanito nel breve, forse l’unico amore che si sarebbe potuto amare, amare d'amore.

È tutto un rievocare che il poeta Prunier va cantando, alla ricerca di una definizione d’amore in una società da cui pareva essere ormai bandito. E se da un lato può ritornare come accenno, la Parigi di Maupassant, ritratta con maggior spietatezza in Bel-Ami, col poeta Prunier il gioco di specchi tra l’epoca coeva a Puccini e i decenni addietro, si fa più forte ed insistente, quasi fosse Prunier stesso il Totò Merumeni di Gozzano (poeta ormai ritirato ad operare in disparte dopo i giovanili ardori e sogni) e al contempo, tramite il Gozzano stesso, parodia del più celebre Vate: D’annunzio che smitizzato in Totò è anche ironizzato bonariamente da Puccini: entrambi infine, Totò e Prunier (e D’Annunzio stesso con tutta probabilità) si intrattengono con cuoche e serve.

Magda è la cattiva signorina da cui la mamma premurosa ammonisce il figlioletto di rimanere lontano. La Cocotte, il sogno di un momento vissuto con la massima intensità e che non può più tornare se non ricreato nella fantasia si può rintracciare sia nell’aria del primo atto che poi in tutto lo svolgimento del secondo sano al logico epilogo del finale terzo, quando il sembiante psicologico del sogno giunge al suo termine.

Si saluta così, in maniera definitiva, il salotto di tardo ottocento animato dai vagheggiamenti amorosi, si saluta il migrare nei caldi lidi provenzali alla ricerca di una spensieratezza di passioni adolescenziali, appaiono per l’ultima volta gli anziani genitori seriosi e più o meno benedicenti che lasceranno il posto ai più tormentati parenti del panorama novecentesco: si chiude insomma tutta l’epoca che ha nel primo conflitto mondiale la boa da cui si vira verso nuovi angosciati tormenti. E la Rondine ne è, come altrettanti capolavori di compositori europei, la malinconica, sognante epigrafe.

Rondini e farfalle, animali lievi e dal volo presto variato, dalle pause impazienti in attesa di riprendere l’aria, alla perenne ricerca del sole, del calore e dei vividi colori. Sono accomunate nella vita naturale, così come si possono avvicinare come oggetti metaforici nelle mani dei poeti. Poeti che fanno della memoria l’eco su cui intessere uno sfumato, consapevole discorso.

I celebri versi gozzaniani che ritraggono un salotto di metà ottocento, o la personificazione demitizzata del poeta in Totò Merumeni, sino alla Cocotte di cui è rievocato il palpito giovanile ora lei invecchiata e sognata dal poeta stesso, sono rievocati nel clima secondo Impero della Rondine. Già la descrizione iniziale del salone in casa di Magda, dal sapore di appartamenti alla Maupassant, con abat-jour a diversi colori, il pianoforte a coda ricoperto di ricco broccato, tavoli, poltrone, sedie, divani a riempire la stanza, arazzi e stampe preziose, il tutto immerso nella luce crepuscolare sulle Tuileries, si può avvicinare a quel dilungarsi amabile dei librettisti ottocenteschi nell’enumerare tutti gli addobbi di saloni per loro natura elegantissimi.

E salone celebre è anche il luogo di ricevimento di Speranza e Carlotta Capenna, l’amica più cara. Son sogni, discorsi d’amore, letture di appassionati romanzi dai tragici epiloghi, i dialoghi che si svolgono tra le due amiche e nel salotto frequentato dagli adulti. Poi lo scarto. La distanza del tempo trasportano all’oggi del poeta l’immagine di un cinquantennio anteriore. Anche nel salotto di Magda si rincorrono con la fantasia vicende trascorse, un sogno d’amore svanito nel breve, forse l’unico amore che si sarebbe potuto amare, amare d'amore.

È tutto un rievocare che il poeta Prunier va cantando, alla ricerca di una definizione d’amore in una società da cui pareva essere ormai bandito. E se da un lato può ritornare come accenno, la Parigi di Maupassant, ritratta con maggior spietatezza in Bel-Ami, col poeta Prunier il gioco di specchi tra l’epoca coeva a Puccini e i decenni addietro, si fa più forte ed insistente, quasi fosse Prunier stesso il Totò Merumeni di Gozzano (poeta ormai ritirato ad operare in disparte dopo i giovanili ardori e sogni) e al contempo, tramite il Gozzano stesso, parodia del più celebre Vate: D’annunzio che smitizzato in Totò è anche ironizzato bonariamente da Puccini: entrambi infine, Totò e Prunier (e D’Annunzio stesso con tutta probabilità) si intrattengono con cuoche e serve.

Magda è la cattiva signorina da cui la mamma premurosa ammonisce il figlioletto di rimanere lontano. La Cocotte, il sogno di un momento vissuto con la massima intensità e che non può più tornare se non ricreato nella fantasia si può rintracciare sia nell’aria del primo atto che poi in tutto lo svolgimento del secondo siano al logico epilogo del finale terzo, quando il sembiante psicologico del sogno giunge al suo termine.

Si saluta così, in maniera definitiva, il salotto di tardo ottocento animato dai vagheggiamenti amorosi, si saluta il migrare nei caldi lidi provenzali alla ricerca di una spensieratezza di passioni adolescenziali, appaiono per l’ultima volta gli anziani genitori seriosi e più o meno benedicenti che lasceranno il posto ai più tormentati parenti del panorama novecentesco: si chiude insomma tutta l’epoca che ha nel primo conflitto mondiale la boa da cui si vira verso nuovi angosciati tormenti. E la Rondine ne è, come altrettanti capolavori di compositori europei, la malinconica, sognante epigrafe.

 

 

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Poesie per La Rondine di Guido Gozzano

 

 

L'AMICA DI NONNA SPERANZA

 

28 giugno 1850

«...alla sua Speranza

la sua Carlotta....»

(dall'album: dedica d'una fotografia)

 

 

II.

Loreto impagliato ed il busto d'Alfieri, di Napoleone

i fiori in cornice (le buone cose di pessimo gusto),


il caminetto un po' tetro, le scatole senza confetti,
i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro,


un qualche raro balocco, gli scrigni fatti di valve,
gli oggetti col monito, salve, ricordo
, le noci di cocco,


Venezia ritratta a musaici, gli acquarelli un po' scialbi,
le stampe, i cofani, gli albi dipinti d'anemoni arcaici,


le tele di Massimo d'Azeglio, le miniature,
i dagherottipi: figure sognanti in perplessita',


il gran lampadario vetusto che pende a mezzo il salone
e immilla nel quarzo le buone cose di pessimo gusto,


il cucu dell'ore che canta, le sedie parate a damasco
chermisi... rinasco, rinasco del mille ottocento cinquanta!

 

II.

I fratellini alla sala quest'oggi non possono accedere
che cauti (hanno tolte le fodere ai mobili. E' giorno di gala).


Ma quelli v'irrompono in frotta. E' giunta, e' giunta in vacanza
la grande sorella Speranza con la compagna Carlotta.


Ha diciassett'anni la Nonna! Carlotta quasi lo stesso:
da poco hanno avuto il permesso d'aggiungere un cerchio alla gonna,


il cerchio ampissimo increspa la gonna a rose turchine.
Piu' snella da la crinoline emerge la vita di vespa.


Entrambe hanno uno scialle ad arancie a fiori a uccelli a ghirlande;
divisi i capelli in due bande scendenti a mezzo le guance.


Han fatto l'esame piu' egregio di tutta la classe. Che affanno
passato terribile! Hanno lasciato per sempre il collegio.


Silenzio, bambini! Le amiche - bambini, fate pian piano! -
le amiche provano al piano un fascio di musiche antiche.


Motivi un poco artefatti nel secentismo fronzuto
di Arcangelo del Leuto e d'Alessandro Scarlatti.


Innamorati dispersi, gementi il core e l'augello,
languori del Giordanello in dolci bruttissimi versi:
...
...caro mio ben
credimi almen!
senza di te
languisce il cor!
Il tuo fedel
sospira ognor,
cessa crudel
tanto rigor!
...
Carlotta canta. Speranza suona. Dolce e fiorita
si schiude alla breve romanza di mille promesse la vita.


O musica! Lieve sussurro! E gia' nell'animo ascoso
d'ognuna sorride lo sposo promesso: il Principe Azzurro,


lo sposo dei sogni sognati... O margherite in collegio
sfogliate per sortilegio sui teneri versi del Prati!

 

III.


Giungeva lo Zio, signore virtuoso, di molto riguardo,
ligio al Passato, al Lombardo-Veneto, all'Imperatore;


giungeva la Zia, ben degna consorte, molto dabbene,
ligia al passato, sebbene amante del Re di Sardegna...


«Baciate la mano alli Zii!» - dicevano il Babbo e la Mamma,
e alzavano il volto di fiamma ai piccolini restii.


«E questa è l'amica in vacanza: madamigella Carlotta
Capenna: l'alunna più dotta, l'amica più cara a Speranza.»


«Ma bene... ma bene... ma bene...» - diceva gesuitico e tardo
lo Zio di molto riguardo «Ma bene... ma bene... ma bene...


Capenna? Conobbi un Arturo Capenna... Capenna... Capenna...
Sicuro! Alla Corte di Vienna! Sicuro... sicuro... sicuro...»


«Gradiscono un po' di moscato?» «Signora sorella magari...»
E con un sorriso pacato sedevano in bei conversari.


«...ma la Brambilla non seppe...» - «E' pingue già per l'Ernani...»
«La Scala non ha piu' soprani...» - «Che vena quel Verdi... Giuseppe!...»


«...nel marzo avremo un lavoro alla Fenice, m'han detto,
nuovissimo: il Rigoletto
. Si parla d'un capolavoro.»


«...Azzurri si portano o grigi?» - «E questi orecchini? Che bei
rubini! E questi cammei...» - «la gran novita' di Parigi...»


«...Radetzki? Ma che? L'armistizio... la pace, la pace che regna...»
«...quel giovine Re di Sardegna e' uomo di molto giudizio!»


«E' certo uno spirito insonne, e forte e vigile e scaltro...»
«E' bello?» - «Non bello: tutt'altro.» - «Gli piacciono molto le donne...»


«Speranza!» (chinavansi piano, in tono un po' sibillino)
«Carlotta! Scendete in giardino: andate a giocare al volano!»


Allora le amiche serene lasciavano con un perfetto
inchino di molto rispetto gli Zii molto dabbene.

 

IV.


Oime'! che giocando un volano, troppo respinto all'assalto,
non piu' ridiscese dall'alto dei rami d'un ippocastano!


S'inchinano sui balaustri le amiche e guardano il Lago
sognando l'amore presago nei loro bei sogni trilustri.


«Ah! se tu vedessi che bei denti!» - «Quant'anni?...» - «Ventotto.»
«Poeta?» - «Frequenta il salotto della Contessa Maffei!»


Non vuole morire, non langue il giorno. S'accende piu' ancora
di porpora: come un'aurora stigmatizzata di sangue;


si spenge infine, ma lento. I monti s'abbrunano in coro:
il Sole si sveste dell'oro, la Luna si veste d'argento.


Romantica Luna fra un nimbo leggiero, che baci le chiome
dei pioppi, arcata siccome un sopracciglio di bimbo,


il sogno di tutto un passato nella tua curva s'accampa:
non sorta sei da una stampa del Novelliere Illustrato
?


Vedesti le case deserte di Parisina la bella?
Non forse non forse sei quella amata dal giovine Werther?


«...mah! Sogni di la' da venire!» - «Il Lago s'e' fatto più denso
di stelle» - «...che pensi?» - «...Non penso.» - «...Ti piacerebbe morire?»


«Si'!» - «Pare che il cielo riveli piu' stelle nell'acqua e piu' lustri.
Inchinati sui balaustri: sognamo cosi', tra due cieli...»


«Son come sospesa! Mi libro nell'alto...» - «Conosce Mazzini...»
- «E l'ami?...» - «Che versi divini!» - «Fu lui a donarmi quel libro,


ricordi? che narra siccome, amando senza fortuna,
un tale si uccida per una, per una che aveva il mio nome.»

 

V.


Carlotta! nome non fine, ma dolce che come l'essenze
risusciti le diligenze, lo scialle, le crinoline...


Amica di Nonna, conosco le aiuole per ove leggesti
i casi di Jacopo mesti nel tenero libro del Foscolo.


Ti fisso nell'albo con tanta tristezza, ov'e' di tuo pugno
la data: vent'otto di giugno del mille ottocento cinquanta
.


Stai come rapita in un cantico: lo sguardo al cielo profondo
e l'indice al labbro, secondo l'atteggiamento romantico.


Quel giorno - malinconia - vestivi un abito rosa,
per farti - novissima cosa! - ritrarre in fotografia
...


Ma te non rivedo nel fiore, amica di Nonna! Ove sei
o sola che, forse, potrei amare, amare d'amore?

 

 

 

Cocotte

 

I.

Ho rivisto il giardino, il giardinetto
contiguo, le palme del viale,
la cancellata rozza dalla quale
mi protese la mano ed il confetto...


II.

«Piccolino, che fai solo soletto?»
«Sto giocando al Diluvio Universale.»

Accennai gli stromenti, le bizzarre
cose che modellavo nella sabbia,
ed ella si chinò come chi abbia
fretta d'un bacio e fretta di ritrarre
la bocca, e mi baciò di tra le sbarre
come si bacia un uccellino in gabbia.

Sempre ch'io viva rivedrò l'incanto
di quel suo volto tra le sbarre quadre!
La nuca mi serrò con mani ladre;
ed io stupivo di vedermi accanto
al viso, quella bocca tanto, tanto
diversa dalla bocca di mia Madre!

«Piccolino, ti piaccio che mi guardi?
Sei qui pei bagni? Ed affittate là?»
«Sì... vedi la mia mamma e il mio Papà?»
Subito mi lasciò, con negli sguardi
un vano sogno (ricordai più tardi)
un vano sogno di maternità...

«Una cocotte!...»
«Che vuol dire, mammina?»
«Vuol dire una cattiva signorina:
non bisogna parlare alla vicina!»
Co-co-tte... La strana voce parigina
dava alla mia fantasia bambina
un senso buffo d'ovo e di gallina...

Pensavo deità favoleggiate:
i naviganti e l'Isole Felici...
Co-co-tte... le fate intese a malefici
con cibi e con bevande affatturate...
Fate saranno, chi sa quali fate,
e in chi sa quali tenebrosi offici!


III.

Un giorno - giorni dopo - mi chiamò
tra le sbarre fiorite di verbene:
«O piccolino, non mi vuoi più bene!...»
«È vero che tu sei una cocotte?»
Perdutamente rise... E mi baciò
con le pupille di tristezza piene.


IV.

Tra le gioie defunte e i disinganni,
dopo vent'anni, oggi si ravviva
il tuo sorriso... Dove sei, cattiva
Signorina? Sei viva? Come inganni
(meglio per te non essere più viva!)
la discesa terribile degli anni?

Oimè! Da che non giova il tuo belletto
e il cosmetico già fa mala prova
l'ultimo amante disertò l'alcova...
Uno, sol uno: il piccolo folletto
che donasti d'un bacio e d'un confetto,
dopo vent'anni, oggi ti ritrova

in sogno, e t'ama, in sogno, e dice: T'amo!
Da quel mattino dell'infanzia pura
forse ho amato te sola, o creatura!
Forse ho amato te sola! E ti richiamo!
Se leggi questi versi di richiamo
ritorna a chi t'aspetta, o creatura!

Vieni! Che importa se non sei più quella
che mi baciò quattrenne? Oggi t'agogno,
o vestita di tempo! Oggi ho bisogno
del tuo passato! Ti rifarò bella
come Carlotta, come Graziella,
come tutte le donne del mio sogno!

Il mio sogno è nutrito d'abbandono,
di rimpianto. Non amo che le rose
che non colsi. Non amo che le cose
che potevano essere e non sono
state... Vedo la case, ecco le rose
del bel giardino di vent'anni or sono!

Oltre le sbarre il tuo giardino intatto
fra gli eucalipti liguri si spazia...
Vieni! T'accoglierà l'anima sazia.
Fa ch'io riveda il tuo volto disfatto;
ti bacierò; rifiorirà, nell'atto,
sulla tua bocca l'ultima tua grazia.

Vieni! Sarà come se a me, per mano,
tu riportassi me stesso d'allora.
Il bimbo parlerà con la Signora.
Risorgeremo dal tempo lontano.
Vieni! Sarà come se a te, per mano,
io riportassi te, giovine ancora.

 

 

Totò Merumeni

 

I.
Col suo giardino incolto, le sale vaste, i bei
balconi secentisti guarniti di verzura,
la villa sembra tolta da certi versi miei,
sembra la villa-tipo, del Libro di Lettura...

Pensa migliori giorni la villa triste, pensa
gaie brigate sotto gli alberi centenari,
banchetti illustri nella sala da pranzo immensa
e danze nel salone spoglio da gli antiquari.

Ma dove in altri tempi giungeva Casa Ansaldo,
Casa Rattazzi, Casa d'Azeglio, Casa Oddone,
s'arresta un'automobile fremendo e sobbalzando,
villosi forestieri picchiano la gorgòne.

S'ode un latrato e un passo, si schiude cautamente
la porta... In quel silenzio di chiostro e di caserma
vive Totò Merùmeni con una madre inferma,
una prozia canuta ed uno zio demente.
 

II.
Totò ha venticinque anni, tempra sdegnosa,
molta cultura e gusto in opere d'inchiostro,
scarso cervello, scarsa morale, spaventosa
chiaroveggenza: è il vero figlio del tempo nostro.

Non ricco, giunta l'ora di "vender parolette"
(il suo Petrarca!...) e farsi baratto o gazzettiere,
Totò scelse l'esilio. E in libertà riflette
ai suoi trascorsi che sarà bello tacere.

Non è cattivo. Manda soccorso di danaro
al povero, all'amico un cesto di primizie;
non è cattivo. A lui ricorre lo scolaro
pel tema, l'emigrante per le commendatizie.

Gelido, consapevole di sé e dei suoi torti,
non è cattivo. È il buono che derideva il Nietzsche
"...in verità derido l'inetto che si dice
buono, perché non ha l'ugne abbastanza forti..."

Dopo lo studio grave, scende in giardino, gioca
coi suoi dolci compagni sull'erba che l'invita;
i suoi compagni sono: una ghiandaia rôca,
un micio, una bertuccia che ha nome Makakita...

III.
La Vita si ritolse tutte le sue promesse.
Egli sognò per anni l'Amore che non venne,
sognò pel suo martirio attrici e principesse
ed oggi ha per amante la cuoca diciottenne.

Quando la casa dorme, la giovinetta scalza,
fresca come una prugna al gelo mattutino,
giunge nella sua stanza, lo bacia in bocca, balza
su lui che la possiede, beato e resupino...
 

IV.
Totò non può sentire. Un lento male indomo
inaridì le fonti prime del sentimento;
l'analisi e il sofisma fecero di quest'uomo
ciò che le fiamme fanno d'un edificio al vento.

Ma come le ruine che già seppero il fuoco
esprimono i giaggioli dai bei vividi fiori,
quell'anima riarsa esprime a poco a poco
una fiorita d'esili versi consolatori...

 

V.
Così Totò Merùmeni, dopo tristi vicende,
quasi è felice. Alterna l'indagine e la rima.
Chiuso in se stesso, medita, s'accresce, esplora, intende
la vita dello Spirito che non intese prima.

Perché la voce è poca, e l'arte prediletta
immensa, perché il Tempo - mentre ch'io parlo! - va,
Totò opra in disparte, sorride, e meglio aspetta.
E vive. Un giorno è nato. Un giorno morirà.


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TRAMA

 

Protagonista dell'opera è Magda (soprano), una giovane che trascorre le sue giornate nella cornice mondana parigina; seppur all'apparenza sembra accettare il suo vivere "leggero", in realtà è profondamente romantica e sogna  il vero grande amore.

Complice Prunier (tenore), poeta suo amico, i cui versi le fanno tornare alla memoria il primo amore, Magda decide di concedersi una breve evasione alla propria esistenza recandosi, travestita da grisette, in un locale notturno, nel quale incontra Ruggero (tenore), un giovane aristocratico di passaggio a Parigi.

Fra i due sboccia un'immediata e così intensa passione  da indurre Magda a trasferirsi con Ruggero, a vivere in Costa Azzurra. Lì viene colta dal rimorso per non aver raccontato al suo amato i suoi trascorsi parigini e proprio quando il giovane ottiene dai genitori il consenso alle nozze, si rende conto di non poterle essere moglie. Quindi racconta tutta la verità al suo amato e a nulla valgono le suppliche di Ruggero a non abbandonarlo; Magda, affranta dal dolore, lo lascia per sempre.

 

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Discografia in CD e DVD di "La Rondine"

(di Silvano Capecchi)

Personaggi:

Magda - Ruggero - Lisette - Prunier - Rambaldo.


1)

Ljuba Welitsch - Anton Dermota - Dorothea Siebert - Waldemar Kmentt - Walter Berry. Direttore. Meinhard von Zallinger. Orchestra della Radio Austriaca. Coro dell'Opera di Stato di Vienna. 1952. In tedesco.

CD.Andromeda, Bella Voce.

 

Una volta superato il problema della lingua, si possono apprezzare le qualità di questa registrazione che non sono poche. Il direttore, coadiuvato da complessi artistici di livello ragguardevole, ha il merito di asciugare la partitura da leziosità e svenevolezze. Inoltre tutto il cast è  ammirevole per il valore dato alla parola; il canto di conversazione pucciniano se ne avvantaggia enormemente, come anche, è ovvio,  i passi recitati. Il personaggio che più appare rivisitato, rispetto alla maggior parte delle esecuzioni, è quello di Prunier, che perde qui praticamente qualsiasi connotazione comica col rischio di non differenziarsi troppo da Ruggero; anche perché Waldemar Kmentt possiede una vocalità che di solito i normali frequentatori del ruolo vedono da lontano e la gestisce in modo ammirevole. Il risultato finale è comunque affascinante e certe pagine acquistano un rilievo inusitato. Altrettanto rilevante Anton Dermota, uno dei pochissimi a rendere plausibile la figura di Ruggero, ma soprattutto il fatto che Magda se ne innamori (o se ne incapricci?); fraseggio caldo, mai banale, che disegna un giovane timido, ma non pitocco (come spesso accade), servito da un timbro brunito che sa all'occorrenza addolcirsi o espandersi con autorità. Fuori dall'ordinario anche Walter Berry, Rambaldo grave, tenero e un po' malinconico al primo atto, amaro ma sempre composto al secondo. Dorothea Siebert è una soubrette tedesca, dalla vocalità un po' petulante; ha però maggiore consistenza rispetto alla categoria ed è da lodare per il brio e l'aderenza al testo. Tutto sommato la meno interessante è l'illustre Ljuba Welitsch dall'espressività in più momenti un po' troppo sbrigativa, anche se non priva di momenti degni di ammirazione (vedi le frasi finali del primo atto), che risolve meglio del previsto gli scogli vocali con sicurezza e professionalità, seppure con dinamica limitata. Registrazione radiofonica di livello medio buono per l'epoca, con qualche saturazione.

 

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2)

Rosanna Carteri - Giuseppe Gismondo - Ornella Rovero - Gino Sinimberghi - Giuseppe Valdengo.  Direttore: Vincenzo Bellezza. Orchestra e coro del Teatro di San Carlo Napoli. 1958. Regia: Enrico Colosimo. Scene e costumi: Cesare Maria Cristini.
DVD. Hardy Classic.

 

Nel guardare questo video ho provato una certa tenerezza in quanto mi ha riportato alla mia infanzia e ad un modo di far teatro tipico di uno spettacolo medio degli anni in cui è iniziata la mia avventura di spettatore d'opera (il mio "debutto" è avvenuto proprio nel 1958 a quattro anni): recitazione abbastanza casuale dei cantanti, occhi fissi sul direttore (nel caso del tenore fa un po' impressione vederlo cantare frasi appassionate rivolto verso Vincenzo Bellezza). Inoltre movimenti delle masse e coreografia fanno tanto varietà televisivo più o meno coevo. Ma veniamo alla parte musicale. Il principale se non unico motivo di interesse di questa edizione è Rosanna Carteri. Bella donna, con un certo carisma scenico, ha tutto per essere Magda, vocalità compresa. Inoltre canta bene nel complesso, anche se risolve il personaggio quasi esclusivamente con un canto certamente appassionato ma avaro di colori e con un fraseggio con particolarmente fantasioso. Anche l'attrice, disinvolta ma evidentemente lasciata a se stessa, oscilla tra ilarità godereccia e nera disperazione senza passaggi intermedi. Comunque anche tenendo conto del gusto dell'epoca e del contesto, una buona prova. Mi è piaciuto anche Sinimberghi come Prunier; a quel punto della carriera la voce era piuttosto corta sia in basso che in alto (naturalmente omette il do acuto al terzo atto alle parole "fuori dal mondo"), però è spiritoso, ha modo di porgere elegante e sa quel che fa sul piano vocale, pur con un certo compiacimento che sfocia in una sorta di birignao espressivo. Improponibile la Rovero come Lisette, voce pochissimo gradevole, resa ancora più brutta da un'emissione aperta al centro e in basso, con suoni grigi (quando va bene) oppure petulanti ed acidi; la capacità attoriale, se possibile, è ancora più scarsa di quella canora. Bravo Valdengo come Rambaldo, ma in quel ruolo c'è poca possibilità di emergere. Infine Gismondo: questo tenore, estremamente impacciato dal punto di vista scenico, era allora ai primi passi e poteva ancora vantare dei mezzi vocali tutt'altro che usuali; purtroppo il suo metodo di canto gli impediva praticamente il legato e la possibilità di alleggerire i suoni senza calare, spoggiare, diventare opaco; inoltre avrebbe prestissimo iniziato a frequentare un repertorio dissennato concausa dei danni irreversibili che la sua vocalità avrebbe di lì a poco subito; l'unica volta che l'ho sentito dal vivo (una dozzina di anni dopo questa serata) era già alla frutta. Quanto a Bellezza reca in porto la barca, talvolta in modo assai accidentato (secondo atto), in altri casi con noncuranza (primo) o con mestiere (terzo). A causa di una lacuna nell'audio originale, al terzo atto per circa 20 secondi la voce del tenore è stata sostituita da quella di Alagna (nell'edizione EMI immagino), senza naturalmente che ne venga data notizia.

 

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3)

Anna Moffo - Daniele Barioni - Graziella Sciutti - Piero De Palma - Mario Sereni. Direttore: Francesco Molinari Pradelli. Orchestra e coro della RCA Italiana. 1966. Studio.
CD. RCA.

 

Esecuzione complessivamente pregevole che punta su una lettura nostalgica, in cui abbondano, anzi direi siano prevalenti, mezze tinte e sonorità contenute. Visione plausibilissima, anche ammirevole nella sua coerenza, ma che non coglie del tutto la modernità della scrittura e la componente ironica e disincantata di alcuni momenti, oltre a divenire alla lunga prevedibile. Decisamente apprezzabili i complessi orchestrali e corali che, nonostante la denominazione sul cofanetto, sono quelli di Santa Cecilia. I cantanti seguono fedelmente i criteri di Molinari Pradelli, con risultati in genere assai omogenei. Anna Moffo è quella che si avvantaggia maggiormente dell'impostazione voluta dal direttore bolognese a causa di una voce gradevole ma non certo ampia; estesa, ma che tende un po' a perdere limpidezza se deve abbandonare i fraseggi teneri ed i colori pastello. La sua Magda è una creatura giovane, fresca, sentimentale, forse appena un poco troppo lineare; in definitiva una delle incarnazioni più convincenti del soprano italo-americano. Purtroppo la sua capacità di disegnare un personaggio non trova in Daniele Barioni un interlocutore alla sua altezza, a causa di una dialettica limitatissima, anche se espressa con mezzi vocali di un certo rilievo. La coppia Prunier - Lisette è quella che a mio avviso risente maggiormente dell'approccio di Molinari Pradelli. Sia De Palma che la Sciutti (quest'ultima però con qualche riserva sull'intonazione non sempre a specchio), sono professionisti coi fiocchi e se diversamente stimolati avrebbero potuto sfoggiare ben altra fantasia nel finale del primo atto ed una maggiore carica ironica nel terzo atto. Sereni con la sua bella voce dà vita ad un Rambaldo autorevole.

 

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4)

Jeannette Pilou - Aldo Bottion - Cecilia Fusco - Piero De Palma - Guido Mazzini. Direttore: Francesco Molinari Pradelli. Orchestra e coro del Teatro Comunale di Bologna. 1971. Dal vivo.
CD. Opera d'Oro.

 

Registrazione amatoriale discreta con le voci leggermente in secondo piano. Francesco Molinari Pradelli dal vivo ha un'approccio simile a quello dell'incisione in studio, ma i conti tornano meno soprattutto a causa di squilibri (e anche qualche sbandamento) tra orchestra e palcoscenico. Tuttavia sono da tenere a mente il finale del primo atto ed i duetti dei protagonisti, l'ultimo soprattutto, in cui sembra di cogliere un trasporto anche maggiore rispetto alla prova di cinque anni prima. Jeannette Pilou ebbe una carriera internazionale di un certo rilievo, soprattutto nel repertorio francese, tra la fine degli anni sessanta ed i settanta; anche in Italia si ricorda con piacere per questa Rondine, un Roméo et Juliette a Verona,  ed ancor di più per una sua Manon a Torino a fianco di Kraus. Era una cantante garbata, sensibile, dalla vocalità gradevole, la cui voce però tendeva, salendo, a irrigidirsi e perdere morbidezza. Per Aldo Bottion si tratta di una delle sue migliori prestazioni, per forma vocale, piacevolezza timbrica, ricerca di colori, aderenza al personaggio. Piero De Palma è sostanzialmente identico al se stesso dell'incisione RCA e Cecilia Fusco una Lisette più consistente del solito, sufficientemente brillante e con un paio di uscite primadonnesche qui alquanto fuori luogo. Assai qualunque Guido Mazzini come Rambaldo.

 

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5)

Cecilia Gasdia - Alberto Cupido - Adelina Scarabelli - Max René Cosotti - Alberto Rinaldi. Direttore: Gianluigi Gelmetti. Orchestra Sinfonica e Coro di Milano della Radiotelevisione Italiana. 1981. Studio.
CD. Fonit Cetra.

 

Risultati quasi opposti alla versione di Maazel dell'anno successivo sortisce questo concerto alla RAI di Milano che non può vantare il suono prezioso della London Symphony, ma tende, riuscendoci, ad una lettura asciutta, mossa, molto ricca nella dinamica, mai compiaciuta o zuccherosa. La giovane Gasdia, fresca vincitrice del concorso televisivo Callas, fu chiamata all'ultimo minuto per sostituire Edda Moser, per cui non si può pretendere una visione approfondita del personaggio ed è già molto se sia riuscita ad offrire un abbozzo promettentissimo, che purtroppo, per quanto ne sappia, non ha mai avuto occasione di perfezionare. Alberto Cupido a cinque anni dal debutto ha voce intatta e dal timbro chiaro e luminoso. Il tenore ligure non ha un metodo di canto impeccabile, non è mai stato particolarmente ricercato nel fraseggio, né ha mai sfoggiato un'ampia gamma di colori; ma in questo caso specifico una tal quale naïveté non nuoce al personaggio, del quale viene salvaguardata, grazie al timbro, la freschezza e la gioventù. Max René Cosotti, tuttora sulla breccia, dopo una prima parte della carriera incentrata su ruoli protagonistici, si dedicò a partire dagli anni ottanta a ruoli di caratterista, mentre l'operetta è stata sempre una costante. Ed è a quest'ultima esperienza che sembra rifarsi nel delineare il suo Prunier, che d'altra parte è forse l'unica figura dell'opera a risentire ancora dell'originario progetto viennese. Scelta questa portata avanti con gusto, anche se con vocalità modesta. La Scarabelli dice poco come cantante e come interprete ed Alberto Rinaldi offre a Rambaldo ottima dizione e fraseggio autorevole.

 

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6)

Kiri Te Kanawa - Placido Domingo - David Rendall - Mariana Nicolesco - Leo Nucci. Direttore: Lorin Maazel. London Symphony Orchestra. Ambrosian Opera Chorus. 1982. Studio.
CD. CBS.

 

Lorin Maazel, complice la London Symphony, garantisce un'esecuzione tirata a lucido della partitura pucciniana ma la capacità narrativa latita. Per quanto riguarda il cast è una strana edizione alla quale non si possono muovere grossi rimproveri dal punto di vista esecutivo, anzi, ma che presenta grosse lacune nella definizione dei personaggi. La Te Kanawa ad esempio canta bene, ha un bel timbro, ideale per il ruolo; avrebbe anche un certo languore tutt'altro che disdicevole. Però vuoi per la dizione e l'articolazione piuttosto deficitarie, vuoi per la conseguente mancanza di spontaneità dovuta anche ad un temperamento molto british che le impedisce troppo spesso di lasciarsi andare, non convince. Né convince Domingo che sfoggia una voce ed un fraseggio lontani dal giovane provinciale timido, che si fa irretire dalla sirena di turno; se uno non conoscesse il libretto e si lasciasse andare alle impressioni dell'ascolto il duetto del secondo atto  sembrerebbe descrivere le gesta di un latin lover magari non giovanissimo che cerca di sedurre una signora britannica contegnosa, ma in cerca di emozioni. Se si aggiunge che la Lisette della Nicolesco si esprime con suoni scuri, asprigni ed accenti tra il risentito ed il corrucciato, la confusione è perfetta. Se poi abbiamo un Prunier (David Rendall) che dice poco, rimane solo Leo Nucci, l'unico al posto giusto, ma è decisamente poco. Qualche buon momento, che non manca, sembra dovuto più alla casualità ed a congiunzioni astrali favorevoli piuttosto che a meditate scelte interpretative.

 

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7)

Angela Gheorgiu - Roberto Alagna - Inva Mula - William Matteuzzi - Alberto Rinaldi. Direttore: Antonio Pappano. London Symphony Orchestra. London Voices. 1996. Studio.
CD. EMI.

 

Questa edizione, come tutte le precedenti, segue la prima versione del 1917 con l'aggiunta dell'aria di entrata di Ruggero "Parigi! è la città dei desideri" scritta l'anno successivo. Grande prova di Pappano. Riesce a combinare eleganza, tenerezza, brio, passione. Altri atout: la bellezza del suono orchestrale, l'estrema varietà di colori,  la capacità di giocare con i tempi di danza. Mai avevo sentito descrivere con tale finezza di tocco la scena "del guardaroba" tra Lisette e Prunier verso la fine del primo atto, tutta allusioni sospese, che conferiscono una luce nuova a due personaggi troppo spesso ridotti allo status di macchietta o poco più. Travolgente poi è tutto il secondo atto nel suo caleidoscopico variare di atmosfere. Ma i momenti degni di essere evidenziati sarebbero moltissimi in questa incisione che si lascia alle spalle per la cura dei dettagli e la ricchezza delle prospettive tutte le precedenti. E' di moda parlare male della Gheorgiu, almeno in Italia. Capisco che possano dar fastidio l'eccessiva esposizione mediatica, le prese di posizione non esattamente diplomatiche, gli atteggiamenti divistici, ecc... Anche certe scelte di repertorio, soprattutto in sala di incisione, si prestano alla discussione. Quando però è nel suo territorio (è qui lo è, senza dubbio) la trovo un'artista interessante e tutt'altro che banale. Inoltre una decina di anni fa (le ultime prestazioni lasciano margini di perplessità) il canto era facile, il legato buono, l'estensione assolutamente in linea con il ruolo. Con la complicità del concertatore, disegna una figura di donna fragile (anche il timbro, gradevole ma non sontuoso ed affetto da un leggero vibrato stretto, contribuisce ad accentuare la sensazione), malinconica, pur insistendo un filino troppo su quest'ultimo aspetto. Nel complesso la sua Magda si fa ricordare anche per quel tanto di irrisolto, di sfuggente, che dona al personaggio un che di ambiguo; per cui la scelta finale dà più l'impressione di una fuga in avanti piuttosto che di una presa di posizione consapevole. Alagna, al quale la parte calza perfettamente da tutti i punti di vista, è l'unico nella discografia a rendere l'idea del ragazzo che si lascia andare con stupore ed entusiasmo all'insorgere del turbamento amoroso e poi, nel terzo atto, allo smarrimento dell'infrangersi di un sogno. Qualche occasionale forzatura non inficia un risultato lodevole per molti aspetti. Matteuzzi punta molto sulla leggerezza, sulla mobilità di accento, sull'ironia, in linea con uno strumento sempre stato di limitata consistenza (qui sembra essersi ulteriormente affievolito), ma duttile e gradevole. Brava la Mula per il buon canto, la naturalezza, la vivacità, mentre Alberto Rinaldi completa al meglio una distribuzione che vede radunati nei ruoli minori alcuni giovani cantanti che iniziavano a farsi largo come Patrizia Ciofi, Monica Bacelli e Toby Spence.

 

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8)

Maria Pia Ionata - Mauro Nicoletti - Paola Cigna - Leonardo De Lisi - Enrico Marrucci. Direttore: Gabriele Bellini. Orchestra e coro Città Lirica. 1997. Dal vivo.

CD. Kicco Classic.

 

Non conosco la registrazione, ma assistei ad una replica dello spettacolo dal quale è stato tratto il CD. Si trattò, se la memoria non m'inganna, di una produzione non priva di una sua dignità per trattarsi di una coproduzione tra teatri dalle limitate disponibilità economiche e fuori dal grosso giro. Di limitato interesse tuttavia per essere immortalata in CD; il motivo di principale curiosità risiedeva nella Magda non priva di un certo fascino, ma disuguale nella resa, di Maria Pia Ionata.

 

 

 

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