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Sviatoslav Richter
a cura di Fabio Bardelli e Emanuele Amoroso

 

La recensione di OperaClick

 





Il materiale iconografico
di questo speciale appartiene tutto alla collezione personale
di Fabio Bardelli




Sviatoslav Richter









Programma di sala

Pistoia 1989








Programma di sala

Venezia 1988







programma di concerto

Firenze 1991









programma di concerto

Bologna 1992








programma di concerto

Firenze 1994








programma di concerto

Firenze 1986








concerto dedicato

all'amico Oleg Kagan
Firenze 1991









programma di concerto
Firenze 1993









programma di concerto
Milano 1986

 



 

Sommario:

Sviatoslav Richter, una breve biografia

Inquadramento critico: Richter secondo Neuhaus
di Emanuele Amoroso

 

Recensioni bibliografiche
di Fabio Bardelli

 

Recensioni discografiche
(raccolta Melodiya costituita da 10 CD - 74321 29460 2)
di Fabio Bardelli

 

Ascolti
di Danilo Boaretto

 

 

 

Premessa: questo speciale non ha e non vuole avere carattere di esaustività. E' nato come riflessione sul cofanetto Melodiya costituito da 10 CD al quale si sono aggiunti quasi inevitabilmente recensioni di qualche volume, una biografia, indispensabile per chi non conosce ancora il pianista, un inquadramento critico ed altro materiale.


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Sviatoslav Richter, una breve biografia
di Emanuele Amoroso

 

Odessa, città che diede i natali a Emil Gilels, David Oistrakh, Nathan Milstein, nonché a personaggi dell’arte e cultura quali Isaac Babel ed Anna Achmatova, ospitò anche l’infanzia e l’adolescenza di Sviatoslav Richter. Nato a Žytomyr (20 marzo 1915), città ucraina snodo nella comunicazione tra est ed ovest, apprese i primi rudimenti sullo strumento grazie all’attività paterna: era questi, infatti, insegnante di pianoforte. Si può considerare il suo periodo di apprendimento come rivolto più alla curiosità per la musica in senso ampio che per lo strumento solistico in quanto tale.

Passione a vasto raggio che trova sbocco nell’accompagnare cantanti lirici in qualità di pianista preparatore per il Teatro di Odessa. L’amore per l’opera lo accompagnerà lungo tutta la vita e, tra gli autori prediletti, riserva un posto particolare per Richard Wagner. È interessante notare come il suo futuro insegnante e perenne ammiratore, Heinrich Neuhaus, si sia spesso rammaricato per la mancata attività di direttore d’orchestra e compositore dell’allievo prediletto, quasi che la tastiera fosse solo uno dei possibili mezzi di trasmissione del proprio genio e non l’unico esclusivo (in futuro si sarebbe esibito, da solista, anche al violoncello).

Il 19 febbraio 1934 debutta come concertista nella città di Odessa con un programma interamente dedicato a Chopin. E si iscrive infine, nel 1937, al Conservatorio Čajkovskij di Mosca dove incontra in Neuhaus il maestro che ne avrebbe plasmato le geniali doti. Data al 14 ottobre 1940 l’anteprima mondiale della Sesta sonata in la maggiore op.82 per pianoforte di Sergej Prokof'ev, creata dal giovane studente, e il debutto moscovita come pianista concertista. Il legame con Prokofiev, sia umano che interpretativo, proseguirà a lungo e sarà anche causa dell’unica apparizione sul podio di Sviatoslav Richter (18 febbraio 1952), nell’esecuzione della Sinfonia concertante in mi min. op.125, violoncellista Mstislav Rostropovich. Parimenti intrattiene rapporti di amicizia e stima musicale con Dimitri Shostakovich del quale eseguirà, assieme al Quartetto Borodin, il celebre Quintetto in sol minore op. 57.

Risale al periodo tormentato della Seconda Guerra Mondiale, l’incontro con Nina Dorliac, soprano e compagna di tutta la vita, quella vita privata di cui fu sempre geloso custode.

La fama di Richter si sviluppa dapprima in patria e solo tramite registrazioni al di fuori dei confini nazionali. All’inizio degli anni Sessanta hanno inizio le tournées all’estero (Helsinki, 10 maggio 1960 con un recital interamente dedicato a Beethoven) e i memorabili concerti statunitensi (debutto il 15 ottobre 1960). Al contempo è insignito in patria di vari premi quale Artista del Popolo dell’URSS, Premio Stalin 1950, Premio Lenin 1961, Eroe del lavoro socialista.

La propria attività artistica prosegue instancabile e annovera oltre ai recital pianistici, anche numerose incursioni nell’ambito cameristico e l’entusiastica fondazione di Festival musicali. Parallelamente, coltiva la passione per la pittura, il teatro e la letteratura: tutti ambiti che ampliano la sua visione interpretativa permettendogli di spaziare nel complesso mondo delle associazioni e dei legami interdisciplinari.

Tra i partner abituali si incontrano Mstislav Rostropovich, David Oistrakh, Oleg Kagan, Yuri Bashmet, Natalia Gutman, Benjamin Britten, il Quartetto Borodin, Evgenij Mravinskij, Herbert von Karajan, Dietrich Fischer-Dieskau… Insieme affrontano non solo il repertorio tradizionale del pianista concertista imperniato sui grandi classici, Bach, Haydn, Mozart, Beethoven, Chopin, Liszt, Brahms, Rachmaninov, ma anche tutto l’ampio spazio novecentesco, da Prokofiev a Shostakovic, Poulenc, Hindemith, Gershwin, Britten, Skrjabin, Ravel, Debussy, Copland, Dvorak, Miaskovskij, Reger, Franck... Spazio a parte è da riservarsi alla musica vocale da camera, con le celebri esecuzioni di Schubert e Wolf.

Negli anni il carattere originale della propria personalità artistica fa si che si spinga a frequentare non solo i grandi teatri nelle città celebri, ma anche ricercare spazi più intimi che possano regalare un maggior rapporto comunicativo col pubblico. Si susseguono così le esecuzioni in località difficilmente toccate dai grandi musicisti, come, in ambito italiano, i concerti bachiani a Seregno, le serate nella provincia ligure e toscana, o del Sud Italia: le sale completamente buie con la tenue illuminazione, a lampada, del pianoforte. E lo spartito che rimane saldo sul leggio, per una necessità di sicurezza che contrasta con la memoria prodigiosa della giovinezza.

L’ultimo concerto, a Lubecca il 30 marzo 1995, prevede in programma Haydn e Reger. Poi un ritiro che doveva essere solo provvisorio, l’annuncio del ritorno sulle scene e la morte, a Mosca, il 1 agosto 1997; ormai sofferente da alcuni anni, ma mai indomito nella propria attività artistica.


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Inquadramento critico:
Richter secondo Neuhaus
di Emanuele Amoroso

 

Difficile trovare, nella storia dell’interpretazione e della vita artistica di un musicista, un rapporto così ben documentato e sviluppatosi per un lungo periodo tra maestro ed allievo.

Di Sviatoslav Richter non solo si conosce il vissuto storico - documentario, delle proprie esecuzioni, non solo possiamo rintracciare agevolmente la rassegna stampa, i resoconti, i diari, ma abbiamo la fortuna di possedere svariati articoli ad opera del suo magistrale insegnante, Heinrich Neuhaus. In italiano, sono tradotti a cura dell’allievo Valerij Voskobojnikov due volumi: uno di maggior interesse tecnico circa lo studio e l’analisi pianistica, un secondo di ampio respiro, contenente memorie, diari e saggi critici.

L’incontro tra due menti simili non solo per quanto attiene al lato musicale vero e proprio, ma anche per gli ampi interessi culturali ed una visionarietà legata al dato interpretativo, ha prodotto una sinergia altrimenti difficilmente rinvenibile. Rileggendo la celebre frase di Neuhaus su Richter, si coglie l’ampio orizzonte nel quale collocare le caratteristiche pianistiche del musicista russo: nella sua testa che ricorda le cupole di Bramante e di Michelangelo, tutta la musica, tutta la splendida musica è cullata come il Bambin Gesù tra le braccia della Madonna di Raffaello. Bramante, Michelangelo, Raffaello: l’amore per l’Italia di Neuhaus medesimo rimanda al forte legame che ebbe il suo allievo per la nostra nazione. Ma non solo: la necessità di allargare il più possibile il ventaglio delle proprie conoscenze, utili ai fini interpretativi e la dimensione di associazione d’idee ed arti che la citazione contiene: entrambi appassionati di pittura usavano spesso metafore di colori e immagini per descrivere e render chiari alcuni movimenti di sonata o temi di importanza strutturale nei pezzi creati.

Si avverte subito, scorrendo le note di Neuhaus, come non vi sia un reale rapporto maestro-allievo, ma una ammirazione ed anche un malcelato senso di inferiorità da parte di chi avrebbe dovuto essere l’insegnante. Alcuni aspetti spesso ritornano sottolineati ed approfonditi: la volontà di studio, viscerale, metodico soprattutto sulle pagine più tortuose o che fossero fondamentali per tutta la costruzione del pezzo; poi la capacità di non perder di vista l’architettura del brano, pur affrontando le minuzie con dettagliata precisione; la volontà di eseguire ogni composizione ed ogni autore in quanto tali, senza un suono o una visione valida per tutto, bensì collocando periodo, autore, brano nella prospettiva storica e culturale che compete; da ultimo l’umanesimo di Sviatoslav Richter, ossia il rifuggire dall’astrazione ideale, ma la necessità di radicare nella vita quanto si va a ricreare con la tastiera.

Si dilunga, poi, Neuhaus, a raccontare aneddoti, episodi, colloqui dai quali è evidente il carattere di unicità del celebre musicista russo: sicurezza totale nella lettura a prima vista, virtuosismo, rischio e assenza di calcolo nel suo rapporto col pubblico e con lo spartito, memoria anche di ampie partiture operistiche e sinfoniche.

Ne esce così un artista che fa dello strumento mezzo per poter conferire dimensione alle proprie istanze creative, mezzo privilegiato, ma non unico, stante la complessità di interessi che lo alimentano e lo spronano alla conoscenza. Non è casuale, infine, che un didatta così affascinato dalla cultura a tutto tondo abbia trovato in un musicista parimenti onnivoro, il proprio allievo spirituale nel quale riversare tutta la propria arte di docente e col quale interagire ai fini artistici per tutta il comune periodo di vita.

 

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Appunti su Heinrich Neuhaus
di Emanuele Amoroso
 

Nato a Elisavetgrad nel 1888, Heinrich Neuhaus era figlio di Gustav Vil’gel’movic, insegnante di pianoforte e figlio a sua volta di un costruttore di pianoforti tedesco. Stabilitosi in Russia, come maestro di musica a contratto, il padre entrò in contatto con la famiglia del celebre pianista Blumenfel’d del quale sposò la sorella Olga. Ulteriore parentela in ambito musicale gli provenne parimenti dalla suocera, sorella del nonno di Karol Szymanowski. Heinrich Neuhaus visse la propria infanzia, quindi, suggestionato quotidianamente dalla musica. Datano al 1902 e al 1904 i primi viaggi all’estero (Germania ed Austria) del giovane Heinrich, non solo viaggi di conoscenza culturale, ma anche formativi dal punto di vista musicale: tra i tanti momenti di scoperta, rimane impresso il ricordo dell’ascolto di sei opere al Teatro di Bayreuth. Risale così a quell’epoca l’amore totale per Richard Wagner.

Dal 1905 studia a Berlino con Leopold Godowsky ed intraprende di seguito la carriera concertistica. Nel 1908 il primo viaggio in Italia svela agli occhi di Neuhaus la ricchezza artistica della nostra nazione, si da farvelo innamorare per tutta la vita. L’approfondimento pianistico proseguì ancora a Berlino e Vienna dove nel 1915 ottenne la laurea.

Dal 1916, quasi inconsciamente, iniziò ad insegnare a Tiflis mantenendo ancora, in parallelo, l’attività concertistica. È caratteristico come sin dagli anni di studio, Heinrich Neuhaus non si sentisse in nulla all’altezza dei grandi musicisti, sia come compositore sia come esecutore, pur ricevendo entusiastici attestati di stima che riguardavano le sue interpretazioni in qualità di pianista e di direttore d’orchestra.

Dall’ottobre 1922 insegna al Conservatorio di Mosca. Arrestato il 4 novembre 1941, probabilmente a causa delle proprie origini tedesche, viene liberato otto mesi dopo e trasferito negli Urali sino al 1944, anno in cui può tornare a ricoprire il suo incarico di didatta a Mosca, incarico che terrà sino alla scomparsa, avvenuta il 10 ottobre 1964.

Si ricordano, tra i suoi allievi più famosi, oltre a Sviatoslav Richter, anche Emil Gilels, Jakov Zak, Oleg Bosnjakovic, Eliso Virsaladze e Radu Lupu.

Curioso in tutti i campi artistici, con particolare predilezione per la letteratura europea e le arti visive, scrisse numerosi saggi, sia di interpretazione pianistica, sia di carattere diaristico e di riflessione personale. Tradotti anche in italiano, sono disponibili, per chi volesse approfondirne la lettura, nel volume Riflessioni, memorie, diari edito da Sellerio, mentre attualmente non più in commercio il saggio interamente dedicato all’enorme esperienza didattica L’arte del pianoforte. Tecnica, cultura, estetica, spiritualità edito da Rusconi e recuperabile attraverso il curatore Valerij Voskobojnikov. 

Si rimanda, infine, al sito prodotto del medesimo Valerij Voskobojnikov per quanto riguarda la discografia completa di Neuhaus e ulteriori fonti documentarie:

 http://www.neuhaus.it/italiano/index.html

 

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Recensioni librarie

 

Piero Rattalino
"Sviatoslav Richter -Il visionario"

recensione di Fabio Bardelli

Valentina Cemberdzi
"In viaggio con Svjatoslav Richter"

recensione di Fabio Bardelli

Jacov. I. Milstein
"Sviatoslav Richter: Genio e Regolatezza"

recensione di Fabio Bardelli

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Recensioni discografiche:
 

SVIATOSLAV  RICHTER  EDITION

Melodiya, 10 cd, 74321 29460 2

 
1) Sviatoslav Richter Edition - CD1
(Bach)

recensione di Fabio Bardelli
   
2) Sviatoslav Richter Edition - CD2
(Beethoven)

recensione di Fabio Bardelli
   
3) Sviatoslav Richter Edition - CD3
(Schubert)

recensione di Fabio Bardelli
   
4) Sviatoslav Richter Edition - CD4
(Schumann)

recensione di Fabio Bardelli
   
5) Sviatoslav Richter Edition - CD5
(Schubert, Chopin, Franck, Bartok)

recensione di Fabio Bardelli
   
6) Sviatoslav Richter Edition - CD6
(Chopin, Saint-Saens, Franck)

recensione di Fabio Bardelli
   
8) Sviatoslav Richter Edition - CD8
(Rimski, Glazunov, Prokoviev)

recensione di Fabio Bardelli
   
9) Sviatoslav Richter Edition - CD9
(Tchaikovsky, Mussorgsky)

recensione di Fabio Bardelli
   
10) Sviatoslav Richter Edition - CD10
(Scriabin, Myaskovsky, Prokofiev )

recensione di Fabio Bardelli

 

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ASCOLTI

 

Concerto No. 3 In Do Minore Op. 37 - III. Rondo - Allegro
L.v.Beethoven - 1954

 

Sonata No.8 Op. 64 - III movimento - Vivace


Sergej Prokof'ev - 1962
 

Un poco di Chopin, op. 72 no. 15


Pyotr Ilyich Tchaikovsky - 1983

 

 

 

 

 

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