Mi sia consentito di iniziare con una notazione personale. Quando il Teatro Comunale di Firenze sarà definitivamente messo fuori uso, sostituito dal nuovo polo musicale che sta nascendo, non sarà un bel giorno per me. Dal 1965 ho trascorso innumerevoli serate, esaltanti o meno, nel vecchio "hangar" di Corso Italia (ricordo ancora la sala come era prima dell'alluvione), visto opere, ascoltato concerti, il tutto avvolto da un tessuto di relazioni personali e di amicizie che hanno rappresentato una parte importante nella mia vita. Una sala legata quindi a tantissimi ricordi personali, e fra questi (e vi ripenso con nostalgia) anche qualche amico che incontravo a teatro, e che ora purtroppo non è più tra noi.
Zubin Mehta venne a Firenze all'inizio degli anni Sessanta, giovane promettente direttore, e quasi subito captò l'esigenza della città di avere un teatro più bello, più razionale, migliore del vecchio Comunale. Ed eccoci qua: dopo oltre quarant'anni di idee, di progetti, di polemiche, di passi avanti e passi indietro, la situazione si è sbloccata in occasione del Centocinquantenario dell'Unità d'Italia.
Realizzando il progetto dell'architetto Paolo Desideri, Firenze si dota così di un importante centro culturale dopo dubbi, ripensamenti, qualche polemica, costi che lievitano all'inverosimile, ed anche inevitabili (in Italia) interventi della magistratura sui lavori. Ma con un rush finale abbastanza inusuale per il nostro Paese, in circa due anni si è costruita una discreta parte del Teatro, per ora solo la sala grande che sarà destinata all'opera lirica.
Il complesso è di grandi dimensioni e prestigioso, di livello europeo; sorge dietro la Stazione Leopolda, con un vialetto d'accesso dal Viale Fratelli Rosselli, e si presenta allo spettatore che arriva come un parallelepipedo luminoso dal quale si ha accesso al foyer.
La sala non è di grandissime dimensioni (la capienza è inferiore a quella del Teatro Comunale), molto scura, avvolgente, con poltroncine piuttosto comode, una grande platea con ottima visuale sul palcoscenico, con pochi palchi ed una galleria, ed inoltre una acustica che ad una prima valutazione si presenta davvero sorprendente: come si sa, l'acustica è sempre stata un cruccio per la vecchia sala di Corso Italia.
Entro il 2012 sarà completato (fondi permettendo) il resto del grande complesso, la sala più piccola per i concerti, la torre scenica di 35 metri, gli uffici, la grande cavea sovrastante per i concerti all'aperto. Sarà quindi sistemata e riqualificata l'intera area circostante, con ulteriori aree d'accesso ed ampi parcheggi.
L'inaugurazione è avvenuta il 21 dicembre con una serata di gala ed un concerto diretto da Zubin Mehta, con musiche di Bussotti e Beethoven; le manifestazioni in occasione dell'apertura dureranno una decina di giorni ed avremo modo di ascoltare tra gli altri Claudio Abbado, Fabio Luisi, Andràs Schiff, Rudolf Buchbinder.
Dopo di che il teatro chiuderà per il completamento dei lavori, riaprendo ufficialmente con la Turandot, ancora diretta da Mehta, il 24 novembre 2012.
Fabio Bardelli