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Anna Bolena di Gaetano Donizetti

 

La recensione di OperaClick

 







Storia e gossip alla corte d'Inghilterra
(di Amelia Imbarrato)

La Torre di Londra, scaramanticamente protetta dai corvi, evoca tetre memorie. Era carcere, e nel suo cortile avevano luogo le esecuzioni capitali. Il 19 maggio 1536 un boia di fama internazionale, un esperto uomo di spada era venuto apposta dalla Borgogna per far cadere con un solo colpo - cioè praticamente senza dolore - la testa di Anna Bolena. Ultimo atto d'amore (!) del re che solo tre anni prima aveva fatto per lei cose impensabili nel regno inglese. Ma... proprio per lei?

Nel 1485 la battaglia di Bosworth mette fine alla Guerra delle Due Rose. Il vincitore, Henry Tudor capo dei Lancaster, diventa re succedendo a Riccardo III col nome di Enrico VII, primo della sua dinastia. Il suo primogenito Arthur, principe di Galles, muore nel 1502, lasciando erede al trono il fratello Enrico, Duca di York, che salirà al trono diciottenne alla morte del padre, nel 1509, come Enrico VIII. Il giovane Arthur aveva lasciato vedova la principessa Caterina d'Aragona, figlia di Ferdinando II re d'Aragona e di Sicilia e di Isabella di Castiglia - i così detti "Re Cattolici", noti anche per aver fornito le caravelle a Cristoforo Colombo -, per parte di madre anche lontanamente imparentata coi Tudor. Pare che il matrimonio, stipulato nel 1501, al momento della morte di Arthur non fosse stato consumato: questo fatto, unicamente testimoniato da Caterina, le consentì di sposare Enrico, da poco re. Inutilmente si spera un erede maschio: nel 1510 era nato un bambino morto, un Enrico nato nel 1511 era vissuto poco più di un mese, né miglior sorte avevano avuto altri due bambini nati nel 1513 e nel 1514. Nel 1516 nasce Maria, e presto pare che Caterina non possa avere altri figli. Non solo forse questi problemi dinastici, ma il rischio di trovarsi sottomesso alla corte spagnola convincono il re a cercare un "rimedio" a questa unione. Enrico era stato in gioventù eccellente non solo negli sport e nella musica, ma anche negli studi di teologia, tanto da meritare il titolo di "Defensor fidei". Non mancava a lui, insomma, trovare nei testi sacri un argomento per mettere il dubbio la validità del suo matrimonio: lui riteneva anzi tutto che il matrimonio di Caterina con Arthur fosse stato consumato - quindi, le nozze con la "cognata" erano illegittime. Questo il "Great Matter", il "Grande Affare", che scatenò lunghe e complesse trattative con la Santa Sede - difficili erano gli equilibri politici fra Spagna e Inghilterra, per di più Caterina era zia dell'Imperatore Carlo V. Dopo circa sette anni, nel 1533 Enrico sposò Anne Boleyn - dama di corte come sua sorella Mary, già madre di una figlia naturale del re -, a queste nozze seguì pochi mesi dopo la scomunica di Enrico e nel 1534 l'"Act of Supremacy", cioè la fondazione della Chiesa Anglicana, con cui si stabiliva che il re era anche capo della Chiesa. Annullato il matrimonio, Caterina non fu più regina ma "Principessa vedova di Galles", fino al 1536 anno della sua morte.

La storia non testimonia se a decidere la scelta di Enrico per Anna ci fosse quella passione capricciosa che la letteratura vorrebbe, o il desiderio del figlio maschio - Anna era incinta al momento delle nozze, ma nascerà anche questa volta una femmina, Elisabetta -, o quello di liberarsi dalle influenze spagnole e vaticane. Pare che Anna, più giovane del re di 16 anni, di origine aristocratica ed educata nei Paesi Bassi e in Francia, fosse una donna esuberante, allegra, piena di fascino, amante delle arti, e che la sua corte fosse vivace e ricca di fermenti intellettuali. Ma ancora una volta fra le dame della regina, il re incontra l'amore, forse l'unico della sua movimentata vita: Jane Seymour. Per lei, una ragazza semplice, tutt'altro che appariscente, Enrico cerca di sciogliere il legame con Anna Bolena - non più con la teologia, ma l'argomento più usato nella storia contro le donne: l'adulterio. E non solo: vuole anche dimostrare che Anna lo avrebbe indotto a sposarla con pratiche magiche. La confessione di ben cinque uomini, fra cui suo fratello George Rocheford, di avere avuto rapporti con lei - confessione fatta sotto tortura e con la falsa convinzione che accusandola le avrebbero salvato la vita - decide la sua sorte: accusata di adulterio, incesto e stregoneria, la regina - non più tale perché il suo matrimonio è stato annullato - porge la testa alla spada del carnefice. Nei due giorni di prigionia pare che Anna, in profondo raccoglimento religioso, abbia giurato la sua innocenza e perdonato i suoi accusatori - si scateni pure la fantasia romantica. Anche perché una sorta di maledizione pesa su Enrico: le sue nuove nozze gli danno il sospirato erede, ma pochi giorni dopo la nascita di Edoardo, Jane Seymour muore. Il re è disperato, e il suo pianto è condiviso dalla corte e dal regno: la sottomessa regina, in poco più di un anno, è riuscita a farsi amare da tutti, è anche riuscita a riconciliare il re con la principessa Maria figlia di Caterina d'Aragona. Per due anni Enrico VIII rimase solo a piangere l'unica donna che forse amò veramente, tanto da chiedere di essere sepolto accanto a lei. Seguirono altri tre matrimoni, forse con l'intenzione - vana - di assicurare meglio la discendenza: con la principessa luterana Anna di Cleves (1540) il matrimonio fu annullato poco dopo, probabilmente davvero non consumato, in quanto la sposa "non piacque" al re, che lo stesso anno sposò Caterina Howard: la "parvissima puella" di cui il maturo e non filiforme sovrano si era invaghito, era cugina di Anna Bolena, e sembrò ripercorrerne la storia, decapitata nel 1542 - ma pare che le accuse di adulterio non fossero pretestuose. Nel 1543, l'ultimo matrimonio di Enrico, con Caterina Parr, già due volte vedova, già amante - forse - di Thomas Seymour fratello di Jane, una donna colta, di grande finezza mentale, che riuscì a dare un certo equilibrio al marito, alla famiglia e al regno.

Enrico VIII morì nel gennaio 1547, lasciando erede Edoardo VI, il figlio di Jane Seymour, primo re non cattolico d'Inghilterra, che aveva nove anni - reggente per lui Edward Seymour, suo zio.

Per quanto Enrico VIII sia passato alla storia per le sei mogli e per la sua passione non solo per le donne, ma anche per il gioco, il cibo, il vino e la caccia, l'immagine che ne ha tramandato la letteratura, fin da Shakespeare, e poi il teatro d'opera e il cinema, non gli rende del tutto giustizia: con Enrico VIII comincia la vera storia dell'Inghilterra moderna, è il primo re inglese ad ereditare il regno e a trasmetterlo a sua volta ai suoi eredi, e si può dire che getta le basi della Gran Bretagna e dell'impero inglese sul mare.


 

 

 

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