Giulio Neri  -  Basso

nato: 21-5-1909 - Torrita di Siena (SI)
morto: 21-4-1958 - Roma

 

 Note biografiche

a cura di: Giovanni Marchisio

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Mefistofele

 

 

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Fiesco

 

 

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Mefistofele

 

Ho incontrato per la prima volta la figura di Giulio Neri guardando un film con Alberto Sordi, "Mi permette, babbo?".

Sordi interpretava la parte di uno studente di canto, istruito da un sedicente maestro e mantenuto dal suocero macellaio. Una sera ha un biglietto per l'opera e passando dai camerini del teatro sente una tonante voce di basso provenire da uno di essi. Si fa coraggio ed entra. E lì mi gustai una divertentissima scena con questo basso e Sordi. Il basso - lo lessi nei titoli di coda (ancora non mi appassionavo al melodramma) - era Giulio Neri.

Mi impressionò la potenza della voce e la bellezza del timbro.

Chi era Giulio neri? Lecito chiederselo, dal momento che oggi è relegato tra gli ignoti. Eppure è stata una delle più belle e autentiche voci di basso profondo di questo secolo.

Neri nasce il 21 maggio 1909 a Torrita di Siena, dove già da ragazzino si fa notare per la particolare voce, bruna, potente, tanto che dagli amici veniva soprannominato "Bronzone".

Di questa voce Neri faceva uso, cantando in chiesa o nei ricevimenti (soprattutto nei matrimoni). E' durante una festa nuziale che viene notato da un conte, tal Galeotti Ottieri della Ciaia, che - come si legge in molte biografie di cantanti - ne intuisce la potenzialità artistiche e gli paga gli studi.

Dopo poco più di un anno di studi, Neri vince il concorso del Maggio Musicale Fiorentino, la stessa edizione donde uscirono Luciano Neroni e Giulietta Simionato. Nella commissione esaminatrice vi erano Giordano, Stracciari, Bonci e la Storchio.

Siamo nel 1935 e - dopo una serie di concerti - Neri debutta nella Favorita, a Castelfiorentino. Gavetta per tre anni, poi il debutto all'Opera di Roma - teatro che poi diverrà la sua "casa artistica" - con la Tetralogia wagneriana.

Di lì partì la sua carriera italiana (poco all'estero), che ebbe sempre come base Roma ma si spinse in tutti i teatri, Scala compresa (anche se il teatro milanese lo scritturò solo per Wagner).

Neri si impose per la voce tonante, granitica, di rara bellezza, caratterizzata da note basse vere, rotonde, piene: un autentico basso profondo. Un torrente sonoro, è stato definito: una "concentrazione di bassi (…); un roccioso blocco compatto", ha scritto Gualerzi. Altrettanto chiaramente l'ha definita uno spettatore all'Arena di Verona, mentre Neri cantava nell'Aida: "Neri, l'Arena è troppo piccola per te!".

Rispetto a Pasero e Pinza, Neri era meno elegante, timbricamente meno ricco, ma più potente. Non meraviglia dunque la sua scelta verso personaggi ieratici, che richiedono "il catapultarsi di una monolitica quantità di suono" (Gualerzi): Neri fece una creazione particolare del suo Inquisitore, del suo Alvise, del suo Padre Guardiano, del suo Baldassarre, …, ma soprattutto del suo Mefistofele. Tuttavia spesso si limita l'analisi di Neri al volume di voce, e si tralascia - oltre alla bellezza del timbro - la capacità del cantante di piegare la voce a sfumature e di creare il personaggio.

Proprio il Mefistofele di Neri esemplifica questa capacità: il personaggio boitiano nell'interpretazione di Neri è imponente, beffardo, e ciò sempre cantando, mai tralasciando le note.

Il quotidiano Il Momento, dopo una recita dell'opera a Caracalla, scrisse (2 luglio 1952): "Neri è il più accreditato Mefistofele dei giorni nostri: è ormai un diavolo espertissimo di tutti i gironi infernali siano essi cosparsi di saltellanti frasi, come scioglilingua, o di cavernose note in gara col cupo rombo dei timpani, o implichino movimenti scenici ricchi di elastiche piroette, confacente al beffardo sire infernale".

Altrettante cura Neri dedicò a personaggi minori, restituendo a Sparafucile (si ascolti l'edizione discografica della Cetra o quella televisiva con Gobbi), a Don Basilio, a Colline, e ad altri, la loro dignità "di ruolo".

Una parola anche sull'attenzione che Neri dedicava alla scena.

Certo, ciò che colpiva - così dice chi ebbe la fortuna di vederlo in scena - era l'imponenza, la statura (in fondo, la naja l'aveva assolta tra i Granatieri); ma si pensi al trucco (Neri inventò una truccatura per l'Inquisitore), alla recitazione (nel Mefistofele Neri diventava funambolico in scena!).

Nel gennaio del 1958 Neri partecipò alla Norma all'Opera di Roma, edizione divenuta famosa per la polemica defezione della Callas (poi sostituita dalla Cerquetti). Neri era già malato (cuore), e volle continuare a cantare; seguì - sempre a Roma - un Gianni Schicchi, un Don Carlos, e infine una Boheme (con Di Stefano e la Carteri).

Neri morì il 21 aprile 1958. Aveva da poco firmato un contratto (penso con la Decca) per l'incisione integrale del Mosè rossiniano.

Un rimpianto, sia per l'opera (era uno dei suoi personaggi meglio riusciti) sia per la persona (Neri era uno di quelli che - nell'ambiente lirico - non si risparmiava mai, era sempre generoso e pronto ad aiutare i colleghi).

 

 

Discografia (studio e live)

Mefistofele (2 edizioni), La Favorita, Rigoletto, La Gioconda, Don Carlos (2 edizioni), Aida (2 edizioni), Norma, Iris, Boheme, Requiem (Verdi), Requiem (Mozart), Don Sebastiano, Un Ballo in Maschera, Forza del Destino, Lohengrin, un recital Cetra.

 

 

Video

Rigoletto, La Forza del Destino, Mi permette babbo?, film con Alberto Sordi, Aldo Fabrizi

 

 

Bibliografia

autore: Clerico Cesare, "Giulio Neri: una vita nella voce", Ed. Scomegna, Torino 1981