| Fiordiligi | Maria Bengtsson |
| Dorabella | José Maria Lo Monaco |
| Guglielmo | Markus Werba |
| Ferrando | Marlin Miller |
| Despina | Caterina Di Tonno |
| Don Alfonso | Andrea Concetti |
| direttore | Antonello Manacorda |
| regia | Damiano Michieletto |
| scene | Paolo Fantin |
| costumi | Carla Teti |
| light designer | Fabio Barettin |
| Orchestra e Coro del Teatro La Fenice | |
| maestro del Coro | Claudio Marino Moretti |
Il settecentesco palazzo dai broccati cadenti del Don Giovanni e la villa borghese primo Ottocento de Le nozze di Figaro lasciano il posto ad un raffinato ed ultramoderno Design Hotel nel quale si dipanano incalzanti e spietate le vicende di Così fan tutte.
Lo straordinario impianto curvilineo e girevole ideato da Paolo Fantin mostra alternativamente la hall, un lounge bar, la stanza di Fiordiligi e Dorabella ed infine un corridoio con l’ascensore, il tutto da varie mutevoli angolazioni. Unico elemento fisso la poltrona di Don Alfonso, direttore, o meglio genius loci, dell’albergo, posta sul lato destro del proscenio ed evocatrice della presenza e dell’influenza del vecchio e cinico filosofo.
Tutto è incredibilmente elegante, studiato nei minimi dettagli, ivi compreso il tv-monitor ipertecnologico nella camera delle due sorelle, sul quale, guarda caso, scorrono le scene di “Bastardi senza gloria”.
La scelta della citazione del film di Quentin Tarantino è tutt’altro che casuale nella lettura intrigante e velatamente noir che Damiano Michieletto dà del capolavoro mozartiano.
Nulla alla fine degli “esperimenti” di Don Alfonso, che annega la sua infinita solitudine nell’alcool, sarà più come prima. Le coppie, dopo i travestimenti, gli inganni, i finti suicidi e le nozze da burla, non si ricostituiranno dopo essersi riaccettate e perdonate. Il livore, il risentimento, il desiderio di rivalsa avranno la meglio, travolgendo anche lo stesso Alfonso e Despina, distrutta da sensi di colpa causati dall’aver rotto un equilibrio che pareva perfetto e che, di fatto, non era che vaga illusione di una “normalità” inesistente nella vita reale.
I tempi teatrali sono perfetti, lo spazio scenico è popolato di un’umanità varia e sofisticata, vestita con classe assoluta da Carla Teti; il ritmo narrativo è serrato, a tratti convulso, e tuttavia l’azione e le intenzioni registiche sono sempre immediatamente chiare ed intellegibili.
L’amore di Michieletto per i particolari si estrinseca in una serie di invenzioni assolutamente deliziose, che sottolineano con maliziosa leggerezza la duplice natura, divertita e spietata, di Così fan tutte. Geniale ci è sembrata la trasformazione di Guglielmo e Ferrando da fashion victim a “tamarri” invadenti, come perfetta è la rilettura di Don Alfonso in chiave di disperato solitario pervaso da una vena di incontenibile perfidia. Bella la scena del “suicidio”, con l’arsenico miscelato a mo’ di cocktail al bar. Poeticissime sono le finte nozze, col corteggio degli invitati che liberano un volo di palloncini rossi a forma di cuore, sconvolgente il finale con le coppie che non solo non si rappacificano, ma anzi si affrontano in un “tutti contro tutti” tanto triste quanto vicino alla realtà.
Perfettamente complementare alla visione di Michieletto la direzione di Antonello Manacorda, sottilmente analitica nella resa dei particolari e di adamantina nitidezza per quanto attiene alle dinamiche, eppure allo stesso tempo contrapposta nella scelta di tempi di tempi languidamente sostenuti, ricchi di turgida sensualità. In buona serata ci è parsa l’orchestra.
Nel complesso più che convincente la prova offerta dalla compagnia di canto.
La Fiordiligi lacerata di Maria Bengtsson, nonostante un registro grave che presenta qualche opacità, risulta assai più che efficace grazie ad una linea di canto morbidissima e ad un controllo esemplare dei fiati, oltreché per la grande avvenenza.
Altrettanto bella ed egualmente valida dal punto di vista vocale la Dorabella spregiudicata di José Maria Lo Monaco, forte di un fraseggio sempre incisivo ed al contempo pervaso da morbidi languori.
Markus Werbaè un Guglielmo simpaticamente guascone e a momenti quasi infantile, capace di far sorridere e di commuovere. La bella voce chiara ci pare particolarmente adatta al ruolo.
Il Ferrando meditativo di Marlin Miller è sembrato a tratti un po’ in difficoltà nelle note di passaggio e negli estremi acuti, emessi con qualche piccola forzatura e non sempre perfettamente intonati.
Ottimo il Don Alfonso sottilmente perfido di Andrea Concetti, capace di piegare duttilmente la voce in una ricca tavolozza di accenti ed intenzioni.
Resta da dire della Despina perfetta di Caterina di Tonno, prorompente sia fisicamente che vocalmente. La Di Tonno coglie con intelligenza e gusto tutte le sfaccettature del personaggio e le rende con misura ed eleganza, oltreché con la giusta ironia.
Bene il coro, preparato da Claudio Marino Moretti.
Successo pieno per tutti, suggellato da quasi sette minuti di applausi.
Alessandro Cammarano