| Anna Bolena | Cinzia Forte |
| Lord Riccardo Percy | Deniz Leone |
| Giovanna di Seymour | Rossana Rinaldi |
| Enrico VIII | Luiz-Ottavio Faria |
| Smeton | Annika Kaschenz |
| Lord Rochefort | Federico Benetti |
| Sir Hervey | Max Renè Cosotti |
| Maestro concertatore e Direttore | Boris Brott |
| Regia di Graham Vick ripresa da | Stefano Trespidi |
| Scene e costumi | Paul Brown |
| Assistente ai costumi | Elena Emilia Cicorella |
| Luci | Nino Napoletano |
| Maestro del Coro | Paolo Vero |
| Orchestra e Coro del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste | |
Con la rappresentazione di ieri pomeriggio si sono concluse le recite dell’Anna Bolena al Teatro Verdi di Trieste.
Purtroppo un inconveniente tecnico, già manifestatosi nel corso della serale precedente ed evidentemente irrimediabile in poche ore, ha fatto sì che l’allestimento di Graham Vick si eseguisse privo di alcune scene. Di questi problemi tecnici, annunciati prima dell’inizio dello spettacolo, ha risentito in modo particolare il finale.
Anche in occasione di questa recita il direttore, Boris Brott, non ha saputo valorizzare la partitura di Donizetti, limitandosi ad un accompagnamento metronomico dei cantanti e inoltre, in questo caso, non supportato neanche dall’Orchestra del Verdi, che è sembrata un po’ pigra e svogliata.
In sede di recensione di uno spettacolo forse non è un’osservazione troppo pertinente, ma credo che la situazione di tensione ed incertezza che si respira nei teatri italiani non favorisca la concentrazione, così come la mancanza di un direttore stabile che tenga artisticamente unito il gruppo dei professori d’orchestra.
Cinzia Forte era nei panni, scomodissimi, di Anna Bolena ed è uscita con onore da una sfida difficile. Il soprano ha avuto il grande merito di cantare con la sua voce, senza cercare sonorità che non le appartengono. Voce che è indubbiamente sottodimensionata alla parte non tanto per estensione, gli acuti e i sovracuti previsti c’erano, quanto per volume ed ampiezza. Ha contribuito alla realizzazione di un personaggio credibile anche la recitazione composta e un generale buon gusto interpretativo. Certo, la Bolena della Forte è più convincente nei momenti più trasognati ed elegiaci che in quelli più marcatamente drammatici, ma comunque la sua prestazione è da considerarsi di discreto livello.
Un po’ meno convincente Rossana Rinaldi, che interpretava Giovanna Seymour. Il mezzosoprano, che può vantare un buon volume e un registro centrale robusto, mi è sembrata costretta a forzare qualche acuto che è uscito gridato e non perfettamente intonato. Peraltro l’artista si è fatta apprezzare per compostezza scenica e anche per una buona dizione.
Deniz Leone, a dispetto di una prestazione attoriale rivedibile e di qualche slittamento d’intonazione, ha cantato con gusto e risultati apprezzabili la parte di Percy. Il giovane tenore, pur senza entusiasmare, ha dimostrato di conoscere lo stile donizettiano e cercato di sfumare il canto con mezzevoci interessanti, mentre gli acuti sono stati presi un po’ troppo di forza, risultando piuttosto sbiancati e stretti, privi di autentica proiezione in sala. Nel complesso, considerata la giovane età, la sua prova è da considerarsi positiva.
Se l’è cavata discretamente Annika Kaschenz quale Smeton, anche se il volume non è certo tra i pregi del mezzosoprano.
Buona la prova del Coro.
Per quanto riguarda gli altri protagonisti le prestazioni sono state sostanzialmente sovrapponibili alla prima che OperaClick ha recensito qualche giorno fa.
Il pubblico, piuttosto numeroso ma non tanto da registrare il sold out, ha decretato un buon successo a tutta la compagnia artistica, manifestando in particolare con grandi ovazioni il gradimento per Cinzia Forte.
Paolo Bullo