| Il Re d'Egitto | Carlo Malinverno |
| Amneris | Mariana Pentcheva |
| Aida | Susanna Branchini |
| Radames | Walter Fraccaro |
| Ramfis | Giovanni Battista Parodi |
| Amonasro | Alberto Gazale |
| Una sacerdotessa | Yu Guanqun |
| Un messaggero | Cosimo Vassallo |
| Maestro Concertatore e direttore | Antonino Fogliani |
| Maestro del Coro | Martino Faggiani |
| Orchestra e Coro del Teatro Regio di Parma | |
| Regia | Joseph Franconi Lee |
| Scene e Costumi | Mauro Carosi |
| Luci | Guido Levi |
| Coreografie | Marta Ferri |
La scena monumentale ideata sette anni fa da Mauro Carosi è sempre di grande impatto e rende con evidenza l'idea del potere politico che annienta, tra soffocanti mura istoriate, il dramma privato dell'amore impossibile. Meno efficace Carosi risulta come costumista. A parte il semplice e bel vestito di Aida, il cui rosso intenso rende la schiava etiope anche visivamente protagonista, gli altri abiti sono generalmente troppo caricati, improbabili e completamente fuori stile rispetto alla maestosità dell'ambiente circostante. Il record del pacchiano spetta ai costumi di Amneris, sovraccarichi di orpelli e drappi che riducono la potente figlia del Farone ad un mesto fagotto con la faccia tinta di blu. La pelle blu è la caratteristica che distingue i personaggi di parte egizia, dal Re ai soldati, ai servi di corte. Una connotazione forte che avrebbe bisogno di più attenzione nella scelta degli abiti. Effetti comici raggiungono, ad esempio, le ballerine color “Puffetta” che agitano gonnelline giallo polenta davanti all'annoiata Amneris nel secondo atto. Sono molto belle le luci: fredde e notturne quelle che accarezzano i palazzi del potere, calde e solari quelle che dipingono gli esterni.
La regia di Joseph Franconi Lee, che riprende lo spettacolo ideato da Alberto Fassini, ha momenti molto ben costruiti, come le efficaci interazioni tra Amonasro e Aida nella scena del trionfo, e fasi distratte in cui gli interpreti sono un po' abbandonati a loro stessi: capita in quasi tutti i duetti.
Luci ed ombre anche per quanto riguarda la parte musicale.
L'Orchestra del Regio, diretta da Antonino Fogliani, dopo un preludio piuttosto inespressivo e due clamorosi svarioni nell'accompagnamento del recitativo di "Celeste Aida", non riesce a trovare una linea interpretativa coerente e tutto sembra nascere a caso. Non ci sono lirismo, valorizzazione dei temi, unità con il palcoscenico che in diverse circostanze non si trova in sincronia con la buca. Quest'atmosfera di incertezza ha effetti negativi anche sul Coro del Regio che, pur mantenendo la solita morbida sonorità, è meno efficace e preciso del solito.
Susanna Branchini, nel ruolo di Aida, riempie il personaggio di buone, a volte ottime, intenzioni espressive. Il suo sforzo interpretativo è particolarmente apprezzabile nei due pezzi solistici “Ritorna vincitor” e “O cieli azzurri” molto ben eseguiti.
Walter Fraccaro imposta fin dall'inizio la sua linea di canto su un inefficace e fastidioso “forte“ che rasenta l'urlo e la stonatura quando la partitura impone di aumentare l'intensità. Il Radames volitivo e tenero di “Celeste Aida” e il Radames disperato di “Io son disonorato” hanno lo stesso colore. La scena finale in cui il tenore trova qualche bel passaggio, fa sentire una voce che potrebbe dare molte emozioni se adeguatamente controllata.
Perennemente in difficoltà sulle note alte l'Amneris di Mariana Pentcheva. Malissimo riusciti gli attacchi acuti di “Ah vieni” del secondo atto. Troppo trascurato il fraseggio che butta via e rende insignificanti passaggi fondamentali.
Amonasro è Alberto Gazale. La parola sapientemente scolpita, la dignità della linea di canto, la grande efficacia scenica costruiscono un personaggio convincente e comunicativo. Molto efficace il cambiamento espressivo nel momento in cui il Re prigioniero intuisce il legame segreto di Aida e Radames e costringe la figlia a ricordare il suo ruolo trascinandola tra le schiere dei vinti.
Corretto ma non incisivo il Re d'Egitto di Carlo Malinverno, il fraseggio mormorante e poco scandito toglie importanza al personaggio rendendolo inconsistente.
Non del tutto a fuoco anche il Ramfis di Giovanni Battista Parodi: adeguatamente solenni i cantabili ma poco efficaci le note basse.
Yu Guanqun ha ben modulato la litania della sacerdotessa durante la cerimonia di vestizione di Radames, mentre Cosimo Vassallo ha interpretato un messaggero dalla voce particolarmente affranta.
Contestazioni, a fine recita, per Fraccaro, Pentcheva e Fogliani, applausi per Gazale, Branchini e per il resto del cast.
Patrizia Monteverdi