| Pianista | Aldo Ciccolini |
| PROGRAMMA | |
| - W.A. MOZART | |
| Sonata in la maggiore KV 331 | |
| - W.A. MOZART | |
| Sonata in si bemolle maggiore KV 333 | |
| - F. LISZT / G. VERDI | |
| Danse sacrée e Duetto finale, da Aida, R. 269 | |
| - F. LISZT / R. WAGNER | |
| Isoldes Liebestod, da Tristan und Isolde, R. 280 | |
| - F. LISZT | |
| da Harmonies poétiques et réligieuses: | |
| Hymne de l’enfant à son réveil | |
| Miserere d’après Palestrina | |
| Invocation | |
Un programma temerario, tale da mettere in difficoltà un trentenne. Invece Aldo Ciccolini, dall'alto dei suoi ottantasei anni suonati, si presenta con spavaldo piglio strumentale al pubblico, purtroppo non particolarmente folto, del Teatro della Pergola.
Pianista raffinato, napoletano ma di formazione culturale e musicale europea ed in particolare francese, è autore di illuminanti testimonianze discografiche in particolare di Satie, Debussy, Ravel, Chabrier. Musicista a tutto tondo, non poteva certo non dedicarsi al grande repertorio pianistico sette-ottocentesco, e l'ha fatto in tutto il corso della sua carriera anche se con risultati alterni.
Ad esempio il suo Mozart, di cui esegue in questo concerto fiorentino due fra le Sonate più celebri, è un po' interlocutorio: luminoso, raffinato ed elegante, presenta una clartè di ascendenza vagamente francese. Niente di strano, viste le caratteristiche sia del pianista che delle due sonate proposte, la K 331 (quella con la celeberrima Marcia turca) e la K 333, galante e raffinatissima. Pur tuttavia, sia per i tempi che Ciccolini sceglie, piuttosto comodi, sia per una certa prevedibilità e scarso approfondimento, non ci sono sembrate queste le cose migliori del concerto.
Dopo l'intervallo il pianista appare quasi rigenerato, alle prese con il suo amato Liszt di cui esegue due splendide e celebratissime parafrasi e tre brani dalle Harmonies poétiques et réligieuses.
Qui il vecchio leone ruggisce ancora, alle prese con il suo "elemento naturale", il pianismo stupefacente ed astrale del grande Ungherese. L'illustre pianista napoletano ne coglie appieno il fervore strumentale ma anche gli abbandoni lirici e sognanti, basta pensare al fraseggio del "cantabile" nella Morte d'Isotta e soprattutto a quella meravigliosa e candida pagina che è l'Hymne de l’enfant à son réveil. Ciccolini in Liszt si dimostra ancora ammirevole: presenta tuttora un impressionante approccio allo strumento e un'ottima padronanza tecnica, caratteristica esaltata da una notevolissima pienezza di suono e varietà di colori.
Davvero un bel pomeriggio di musica, coronato da un successo trionfale e da tre bellissimi fuori programma.
Fabio Bardelli