"È l'esteso reportage di un giornalista-scrittore, agilissimo per una lettura senza soste."
(G. Gavazzeni, luglio 1984, dalla Prefazione alla prima edizione)
L'ennesima, ma quanto mai opportuna, edizione del monumentale "longseller" La Scala racconta del compianto Giuseppe Barigazzi, giornalista e saggista, si presta ad alcune considerazioni.
Se un libro dal 1984, anno della prima edizione, è ancora ristampato e tuttora molto venduto nelle librerie, significa che è un libro importante. Essendo l'autore defunto nel 2003 l'intervento in questa edizione della figlia di Barigazzi, Silvia, e di Franco Pulcini, ha lo scopo precipuo di un aggiornamento continuo del volume, che arriva ora fino al 2010 col paragrafo Gli alberi di Abbado: quasi un work in progress che permette al lettore appassionato di conoscere la storia del più celebre teatro lirico dalla sua fondazione, nel 1778, ai giorni nostri, ed è facilissmo prevedere che ci saranno ulteriori edizioni con nuovi aggiornamenti.
Conoscevo questo libro possedendone una delle prime edizioni, ma rileggendolo dopo anni si resta ancora affascinati dal modo piano e avvincente di narrare di Giuseppe Barigazzi: è storia documentatissima, è cronaca giornalistica, è miniera di notizie, è romanzo, e l'autore con linguaggio sornione ed accattivante ripercorre la vicenda ultrabicentenaria del Teatro suddividendola in agili capitoletti dai titoli indicativi.
Si tratta di una divulgazione di classe, scritta con bella penna e mano felice, che con empito discorsivo e mai pedante si fa miniera inesauribile di notizie, di agganci a situazioni politiche e a personaggi storici, descrive musicisti, serate, primedonne, impresari, ambienti, prime assolute, cantanti e direttori passati alla storia se non addirittura assurti alla dimensione del Mito. Rendere vivissimo, chiaro e ben fruibile un argomento "serio" è tipico di chi ha idee chiare e non fa pesare la sua superiorità intellettuale sugli altri, e mi sembra questo il caso di Barigazzi.
Ancora Gianandrea Gavazzeni scrive: "La narrazione di Barigazzi, ritmata sui fatti e sulle opere, tocca dunque il suo scopo: offrire al pubblico di oggi, specie al più giovane, lo strumento idoneo onde l'ascolto operistico venga garantito dalla memoria storica. Allo stesso tempo, il musicofilo che giovane non è più, ove quella memoria gli si fosse appannata, troverà stimolanti sollecitazioni ai risvegli. Il racconto 'scaligero' è un po' anche il racconto di una parte della sua vita." Un volume in bella veste editoriale, assolutamente da consigliare a tutti coloro che non hanno ancora avuto l'opportunità di conoscerlo.
Fabio Bardelli