Il volume è denso, ma soprattutto curioso e assai stimolante, come l'assunto da cui trae origine: il melodramma ed il sogno possono avere qualcosa in comune, in quanto entrambi sembrano per certi versi incarnare, esteriorizzandoli, i conflitti insiti singolarmente nella psiche di ciascuno di noi.
Dopo una parte iniziale del volume ove l'autore espone la traccia e le linee generali del suo lavoro, successivamente partendo da Monteverdi ed arrivando fino a Britten (passando tra l'altro attraverso Macbeth, Damnation ed Elektra) Fabio Vittorini sceglie le scene esemplificative di alcune opere tracciandone ad ampi tratti la genesi, l'inquadramento storico e stilistico, le caratteristiche drammaturgiche e musicali finalizzate alle sue dimostrazioni, riportando anche ampi stralci di libretto quando esamina le scene che hanno per argomento il sogno e l'immaginazione.
L'assunto è forse meno peregrino di quanto si pensi, e trova così giusta collocazione ed inquadramento anche la famosa scena dei "Giochi di Apollo" di Morte a Venezia di Britten, pagina che ad un primo esame e ad una lettura superficiale dell'opera potrebbe anche sembrare poco appropriata o forse astrusa e fuori luogo, rispetto al pedissequo svolgersi della vicenda.
La densa prosa di Vittorini non sarà delle più agevoli a leggere, ma libretto e musica delle opere scelte via via come esempio vengono vagliati e quasi vivisezionati con estrema acutezza (esemplari i capitoli su "Sonno e sonnambulismo" e "Sonno e fantastico") cercando di stabilire parallelismi e relazioni tra loro e soprattutto esaminando il contesto in cui i personaggi dell'azione si trovano ad agire.
Un volume da consigliare, e che si presenta ottimamente secondo i consueti canoni della Sellerio.
Fabio Bardelli