Puccini Giacomo, nato a Lucca il 22 dicembre 1858, segno zodiacale Capricorno, anni 149. Il centoquarantanovesimo compleanno di Giacomo Puccini è stato festeggiato con un bel concerto nel Salone delle Feste del Casinò Principe di Piemonte il cui nome, rievocatore di antichi fasti liberty, cela una sala adibita a centro congressi, spartana, non grandissima e funzionale.
Era l’apertura ufficiale delle celebrazioni per i 150 anni di Giacomo e la Fondazione Festival Pucciniano ha voluto offrire alla cittadinanza tutta, e già per il secondo anno consecutivo, un concerto che univa l’omaggio a Puccini con gli auguri di Natale.
Sul podio dell’orchestra del Festival Pucciniano il giovane Valerio Galli a cui va un mio ideale “brindisi campanilistico” : il ragazzo ha Puccini nel sangue, un bel gesto morbido, elegante, tiene alta e viva l’orchestra e la sua lettura è stata giovane e appassionata; stretta e serrata nel preludio di Edgar, sensuale e abbandonata nell’intermezzo di Manon Lescaut.
Due soprano famosi: Antonia Cifrone e Elmira Veda, un giovane soprano come Alice Quintavalla, Andrea Cesare Coronella e Sung Kyu Park, due tenori dal timbro morbido e l’acuto facile, erano il parterre vocale. A tutti loro va il mio plauso per come hanno saputo coinvolgerci emotivamente pur nel piccolo spazio di un duetto, di un’aria: da un concerto popolare, natalizio e vagamente ruffiano cosa chiedere di più se non che facili lacrime scendano pensando a Mimì?
E lacrime, anche se di pura commozione natalizia, le avevano già versate nella mattinata i “cuori semplici “ - categoria a cui mi fregio di appartenere – quando a Torre del Lago, nel foyer in costruzione del grande Nuovo Teatro, è stato offerto un brindisi augurale per tutti coloro che amano Puccini e la musica, per chi ha creduto fortemente nell’impresa impossibile di far nascere un teatro lirico dal falasco e dalle canne della palude, per chi credeva che non sarebbe mai nato un teatro, per chi ha lavorato sodo e per chi ha osteggiato. Tutti nel Foyer, sotto le capriate enormi di legno biondo che ricordano la pancia di una nave – e il mare è vicino e se ne respira l’odore nella grigia mattinata dicembrina – ad ascoltare in silenzio il coro delle voci bianche, diretto con ferma dolcezza da Susanna Altemura, che ha sussurrato cantando “Sogno d’or” e “L’uccellino”.
Sul grande schermo che campeggiava dietro il piccolo palco improvvisato, e proprio sopra a quei bambini – uno alto, uno basso, uno magro e uno ciccione, uno con le dita nel naso e uno concentrato – è improvvisamente apparso il disegno di un presepio, dal tratto lineare e fanciullesco, e con la testina di Gesù Bambino, in una cullina piccina picciò, circondata da un arcobaleno. Folon si chiamava il “ragazzo”che lo ha disegnato. Dai grandi finestroni, ancora senza vetri, si vedeva il lago d’acciaio e le colline lontane. E poi la villa di Giacomo; era il suo compleanno e tra due giorni è Natale: Auguri Maestro!
Marilisa Lazzari