Con l’esecuzione della terza sinfonia di Mahler, si è conclusa anche per quest’anno la stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste.
La serata si è risolta in un successo incontestabile e pieno grazie alla splendida prestazione dell’orchestra triestina, diretta per l’occasione da Pinchas Steinberg. Il direttore israeliano ha scelto una lettura della partitura molto sobria, scevra da forzature e clangori, ed è già gran merito di questi tempi; certamente sono mancati un po’ di calore e mistero, specialmente nel primo, lunghissimo movimento in cui è indispensabile segnalare l’ottima prova dei corni. Molto buono il soffice minuetto del secondo movimento e suggestiva l’atmosfera notturna del terzo, a mio parere il momento più riuscito della serata.
Il contralto Hermine May, protagonista vocale dei due successivi momenti della sterminata sinfonia, ha cantato con grande partecipazione emotiva: la voce è apparsa timbrata e sonora, ben proiettata in sala. Solo la pronuncia non mi è sembrata impeccabile.Hermine May è risultata comunque più a suo agio nel lied dal Wunderhorn che nei pochi versi di Nietzche. In questi due movimenti centrali si sono ben disimpegnati sia il Coro di voci bianche (“I Piccoli Cantori della Città di Trieste”) sia il Coro Femminile del Teatro Verdi.
Il commovente adagio del sesto movimento ha visto la grande prova degli archi dell’orchestra triestina, guidata qui sì con grande calore dal direttore, evidentemente molto coinvolto. Come già segnalato all’inizio, il pubblico triestino ha tributato un successo calorosissimo a tutti i protagonisti.
Ora, dopo le note traversie legate al titolo d’apertura (si aprirà con Tosca al posto dell’annunciata Francesca da Rimini di Zandonai), l’appuntamento col teatro triestino è per il 18 novembre, quando s’avvierà la stagione lirica.
Paolo Bullo