

Philippe Herreweghe ha deciso ormai di effettuare incursioni sempre più frequenti in un repertorio che solo qualche tempo fa era impensabile. Il direttore belga, celebre soprattutto per le sue interpretazioni bachiane e di musica antica in generale, ha stupito il pubblico del Lingotto con una esecuzione della Quarta Sinfonia di Mahler assolutamente originale. L’apparente contraddizione che vedeva lui, psichiatra oltre che musicista, effettuare un’operazione di ripulitura della partitura da tutti quegli orpelli psicanalitici, incubi, fantasmi e quant’altro che comunque le sono connaturati, ha sorprendentemente convinto anche i più scettici. Togliendo, in una parola, Mahler dal suo tempo, decontestualizzandolo ce lo ha restituito come musicista assoluto! Esecuzione asciutta, nitida, trasparente, oserei dire strutturalista, che è andata senza scorciatoie direttamente al cuore “musicale” della partitura. Nella prima parte il simpatico soprano inglese Carolyn Sampson con voce non voluminosa, di timbro non particolarmente accattivante dal vago sapore strumentale aveva interpretato sette gemme straussiane (fra le quali il sublime Morgen bissato alla fine del concerto) in perfetta simbiosi con gli strepitosi solisti dell’ Orchestre des Champs-Elysées, quasi strumento fra gli strumenti. E che strumenti!
Massimo Viazzo