Il 5 maggio è stata presentata presso il foyer del teatro Regio di Torino la stagione dell’ente lirico subalpino, stagione uscita dai momenti di drammatica crisi che hanno investito – e ancora investono – tutto il mondo dello spettacolo dal vivo in Italia ma che appare comunque di buon livello e porta avanti l’idea di sviluppo del teatro fermamente seguita dal sovrintendente Walter Vergnano e dal direttore musicale Gianandrea Noseda.
Il sovrintendente ha ricordato i meriti guadagnati sul campo dal teatro torinese in questi anni, in cui si è distinto come modello di efficienza sulla scena non solamente italiana per l’alta capacità produttiva – forse la più alta d’Italia nel rapporto con le risorse finanziarie e umane disponibili – per l’alto standard qualitativo ormai riconosciuto a livello internazionale (da ultimo la vittoria del premio come miglior spettacolo lirico dell’anno presentato al Bunka Kaikan di Tokyo) e soprattutto per la professionalità dimostrata da tutti i lavoratori del teatro anche nei momenti difficili della crisi. Crisi alla quale si è risposto aprendo il più possibile le porte del teatro e coinvolgendo il più possibile la cittadinanza per far capire come il teatro sia spazio di tutti, non spazio chiuso riservato ad un’élite culturale più o meno settaria ma spazio centrale del vivere civile. Iniziative cui la popolazione torinese ha risposto con entusiasmo confermando quel legame speciale che lega la città al teatro e che già trovava significative conferme nell’alto numero di abbonati – superiore a quello delle squadre calcistiche cittadine – e nella presenza di pubblico pagante percentualmente la più alta d’Italia.
Al maestro Noseda è stato affidato il compito di presentare la stagione nelle sue componenti artistiche e soprattutto il progetto di fondo che il teatro torinese persegue ormai da alcuni anni. La stagione presenta due tratti caratterizzanti. In primo luogo essa presenta una dimensione programmatica esplicitata fin dal titolo scelto “L’opera, l’Amore”, essa viene quindi ad organizzarsi come un grande festival tematico imperniato sul tema dell’amore affrontato da tutte le angolazioni: l’amore passionale di “Tosca” e quello materno di “Norma”, la forza dell’amore coniugale in “Fidelio” fino alla cinica riflessione sul tema in “Così fan tutte”. Un taglio quindi fortemente tematico della programmazione, non insolito in contesto festivaliero ma decisamente meno comune per quanto riguarda la stagione.
L’altro aspetto, particolarmente caro al Maestro Noseda, è quella che viene definita come “via italiana al teatro di repertorio” ovvero il tentativo ancor sperimentale ma sicuramente stimolante di creare un duplice livello alla stagione con l’alternanza di momenti destinati all’attività produttiva e concentrati su un unico titolo, ad altri in cui vi sia la possibilità di proporre un proprio repertorio particolarmente rodato con la compresenza di più titoli contemporaneamente come accade nei teatri di area austro-tedesca e con la possibilità per pubblico – anche quello di passaggio a Torino – di assistere a più opere nel tempo di pochi giorni.
Il prossimo anno questo modello sarà operativo nei mesi di febbraio e marzo con le alternanze di “Il barbiere di Siviglia”/”Madama Butterfly” e “La bohème”/”Rigoletto”. La scelta ha inoltre un secondo scopo – certo non disprezzabile in questi tempi di scarse disponibilità finanziarie – ovvero la repertorizzazione di tutte le nuove produzioni destinate quindi a non esaurire la propria vita nel corso di una stagione ma a diventare un progressivo arricchimento del patrimonio del teatro stesso.
La stagione vera e propria è inoltre preceduta da due momenti autonomi, quasi due festival. Il primo prevede l’esecuzione integrale delle sinfonie di Beethoven – autentico banco di prova per la compagine orchestrale torinese – mentre il secondo sarà composto dalla presenza per ben 22 recite del corpo di ballo del Teatro Marinskij di San Pietroburgo che presenterà a Torino ben tre balletti per poi tornare a febbraio con la produzione dell’opera “Ognennyi angel” di S. Prokof’ev affidata alla prestigiosissima bacchetta di Valerij Gergiev.
Il programma prevede due nuove produzioni – “Fidelio” e “Tosca” – entrambe affidate per la direzione a Gianandrea Noseda ed entrambe oggetto di coproduzioni internazionali e la ripresa per sette titoli di precedenti produzioni dello stesso teatro Regio cui va aggiunto l’“Ognennyi angel” proposto dal Marinskij.
Numerosi i nomi di grande richiamo presenti nei cast, fra i molti va forse ricordato almeno il debutto di Gregory Kunde come Riccardo in “Un ballo in maschera”, seconda prova verdiana del tenore statunitense dopo l’Arrigo de “I Vespri siciliani” affrontato nella presente stagione sempre sul palcoscenico del Regio. Mentre sul versante registico, ormai terreno di vivace scontro fra sostenitori del teatro di regia e paladini della tradizione – come confermato anche da un acceso momento durante la conferenza stampa – si nota una buona alternanza di spettacoli di taglio più moderno (“Madama Butterfly”, “Un ballo in maschera”) ad altri di impianto decisamente tradizionale (“Norma”, “La bohéme”, “Così fan tutte”) che dovrebbe accontentare le varie anime del pubblico mentre sicuramente desta grande attenzione l’impegno di uno dei più sensibili registi italiani di oggi Mario Martone alle prese con il sublime anelito di libertà del “Fidelio”.
Giordano Cavagnino