Roma, 8 dicembre '07.
La noia è la verità allo stato puro, scrisse una volta Jacques Rigault. Se avesse avuto ragione, il pubblico presente in sala lo scorso sabato 8 dicembre per assistere al concerto del coro e dell’orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretti da Charles Dutoit avrebbe probabilmente trovato la risposta alla millenaria domanda di Pilato. In programma il Terzo Concerto per pianoforte e orchestra op. 26 di Prokof’ev incastonato fra due celebri pagine di Ravel, la Pavane pour une infante défunte e la sinfonia coreografica Daphnis et Chloé.
Dutoit dirige con gusto la piccola ed intima miniatura, ma il complesso romano si dimostra insolitamente distratto in particolare fra le file dei fiati (il primo corno non si copre di gloria nelle invero difficili esposizioni del tema).
Solista del concerto di Prokof’ev era Nikolai Demidenko, giunto a sostituire l’indisposto Evgenij Kissin. Demidenko dimostra ottima tecnica ma scarsa fantasia di interprete in una lettura muscolare avara di chiaroscuri e smorzature dinamiche e quindi discretamente noiosa.
La seconda parte del concerto era interamente occupata dall’esecuzione integrale del balletto di Ravel, più nota nella forma ridotta in due suites orchestrali, la prima delle quali già redatta avanti la prima parigina del 1912. Le note di sala ci informavano di come già all’indomani della prima esecuzione, Ravel si fosse reso conto di aver annoiato il pubblico cosa che è, purtroppo, accaduta anche la scorsa sera. Non ha giovato alla partitura la scelta di presentarla priva dell’azione coreografica che stempera una manifesta uniformità e ripetitività di situazioni musicali e sonore (uniformità sapientemente rimossa nelle due suites) e non ha giovato la scelta del direttore di giocare su tempi indugianti ed estenuanti. Dutoit con gesto chiaro ed elegante e gran cura riserva alle mille preziosità timbriche ed armoniche della partitura benissimo rese dall’orchestra ma questo non è sufficiente per non annoiare un pubblico via via sempre più interessato alla lettura (o meglio ri-lettura) delle note di sala che certo non aiutavano, prive come erano di una qualsiasi spiegazione o accenno dell’azione che avrebbe dovuto essere accompagnata dalla musica. Momento belli non sono mancati, come il Lever du jour, giustamente, impressionante oppure il Nocturne dove il coro diretto da Norbert Balatsch ha dato davvero una grande prova: peccato però che questo suggestivo momento sia coinciso con un ritrovato ed insistente interesse del pubblico per i propri bronchi. Questi brevi ed isolati attimi non bastano però a riscattare una serata invero noiosa della quale Jaques Rigault, forse, sarebbe stato entusiasta.
Programma
M. Ravel
Pavane pour une infante défunte
S. Prokof’ev
Concerto per pianoforte e orchestra n° 3 in do maggiore op. 26
M. Ravel
Daphnis et Chloé, sinfonia coreografica per coro ed orchestra in tre quadri
Edoardo Saccenti