Spicca, all’interno della decima stagione della Camerata Strumentale Città di Prato, la proposta dell’oratorio Il Messiah di Haendel. Proposta resa ancora più interessante dal fatto che la versione data non è l’originale del 1742 ma bensì l’arrangiamento che Mozart realizzò nel 1789 su invito del barone Gottfried van Swieten. Van Swieten, nobile letterato e diplomatico fu figura di spicco dei circoli culturali viennesi e berlinesi di fine settecento e fu grazie alla sua passione per la musica di Haendel e Bach, e soprattutto alla sua sterminata biblioteca musicale, che Mozart poté venire a conoscenza del lascito musicale dei due sommi maestri. Conseguenza di queste letture, fu in Mozart, un rinnovato interesse per il contrappunto ed un deciso ripensamento della propria scienza compositiva che fiorirà negli estremi capolavori operistici e strumentali della maturità.
Rispetto alle precedenti rielaborazioni di Acis and Galatea del 1788 e a quelle successive dell’Alexander’s Feast e dell’Ode per il giorno di Santa Cecilia del 1790 (tutte commissioni di van Swieten), gli interventi di Mozart sulla partitura haendeliana sono più sostanziali e personali. Lasciando pressoché inalterate le linee vocali delle parti solistiche, a parte alcuni trasporti da un registro all’altro, Mozart intervenne pesantemente sull’orchestrazione, adattandola al gusto contemporaneo, riorchestrando la partitura per un organico vicino a quello della haydiniana Creazione, ovvero con tutti i legni a coppie e tre tromboni.
Per questa occasione, è salito sul podio della Camerata Filippo Maria Bressan, che con l’orchestra vanta ormai una collaborazione fruttuosa e pluriennale. Lettura affascinante, la sua, nella quale un ottimo senso delle proporzioni si sposa al desiderio di far emergere la visionarietà, soprattutto per quanto riguarda gli impasti timbrici, della riscrittura mozartiana. In questa vastissima pagina di musica l’orchestra si è disimpegnata benissimo grazie anche al valido contributo dell’impegnatissimo Athestis Chorus preparato da Alessandro Toffolo.
Molto buono, con punte di eccellenza, il cast dei solisti che vedeva schierati il soprano Chiara Taigi, il mezzosoprano Alessia Nadin, il tenore Wynne Evans ed il basso Roberto Abbondanza. Davvero maiuscola la prova di Chiara Taigi, in un repertorio che sembrerebbe a prima vista lontano dalle sue corde e dal suo temperamento ma che invece la trova perfettamente a suo agio per gusto, fraseggio e per una vocalità come quella haendeliana benissimo resa nelle colorature. Più modesta invece la prova di Alessia Nadin la quale sfoggia una bella voce mezzosopranile e buona tecnica ma che deve, però, patteggiare con una parte da vero contralto a prezzo di una certa inerzia di accento. Bene anche Wynne Evans che sfoggia una bella voce di tenore lirico e molto bene Roberto Abbondanza per la vocalità precisa e puntuale e per il fraseggio davvero superbo.
Edoardo Saccenti