Programma interamente russo quello presentato in questo concerto al Teatro Manzoni di Pistoia, con musiche di due autori che si possono considerare, pur all'interno della letteratura di quel paese, un po' particolari in quanto molto attenti alla musica europea ed occidentale.
Serata anche assai popolare, in quanto il Secondo Concerto di Rachmaninov è il più famoso ed eseguito dei quattro scritti dal compositore, così come la "Patetica" è la sinfonia ciaikovskiana che da sempre raccoglie i maggiori favori del pubblico. Ma, mentre il concerto di Rachmaninov è opera giovanile, scritta prima dei trent'anni, la Sinfonia n. 6 è una delle ultime opere di Ciaikovski, e forse anche il testamento spirituale della sua anima intrisa di fatalismo, lacerata e piena di contrasti. Comunque, due pagine splendide e piene di pathos che hanno fatto accorrere un pubblico molto numeroso al Teatro Manzoni.
La pianista brasiliana Cristina Ortiz dà una lettura di non particolare fascino della bellissima pagina di Rachmaninov: non dimostra nè magia timbrica, esibendo al contrario una tavolozza sempre molto essenziale e a tratti pesante, nè grandi idee interpretative. L'intesa con l'orchestra è spesso faticosa, soprattutto nel primo movimento dove solista e direttore sembrano alla affannosa ricerca di un equilibrio. Alcuni momenti più incisivi e più intensi hanno caratterizzato il secondo e il terzo movimento, ma nel complesso si è trattato di una lettura abbastanza deludente.
L'orchestra era formata da due compagini fuse insieme per l'occasione, l'Orchestra Pistoiese Promusica e la Camerata Strumentale "Città di Prato". Un complesso di tutto rispetto: non impeccabile nella prima parte della serata, ha mostrato in Ciaikovski il suo volto migliore appena sporcato da qualche attacco problematico e da qualche clangore di troppo, con un bel legato degli archi e con delle positive individualità nelle prime parti.
Il giovane direttore Daniele Giorgi (che si era era limitato nella prima parte del concerto ad un accompagnamento neppure troppo convinto), dà una lettura, come è il suo solito, abbastanza spedita della straordinaria autoconfessione ciaikovskiana, anche se non frettolosa: un'interpretazione vitalistica, tesa a sottolineare le lancinanti emozioni e le pulsioni sotterranee di questa splendida e ammiratissima pagina.
Gli applausi intempestivi da parte del pubblico non hanno guastato più di tanto la serata, che ha avuto un successo molto caloroso. La pianista Ortiz ha anche suonato due fuori-programma, di Villa-Lobos (evidente omaggio alla sua terra natale) e di Chopin.
Fabio Bardelli