Pisa - “I concerti della Normale” - La diciassettesima stagione concertistica dell’ ORT (Orchestra della Toscana) ha un’anticipazione nella serata pisana che rientra nei “Concerti della Normale”. Il concerto di stasera fa parte del ciclo intitolato “Il sacro patrimonio della musica” e che si svilupperà nei prossimi appuntamenti con la Creazione di Haydn e il Requiem di Mozart. E’ una serata dedicata al dolore delle madri che piangono la morte di un figlio ed inizia con il breve e straziante lavoro di Marcello Panni: Trenodia per archi con una percussione.
In Panni ricorre il tema dello strazio delle madri per i figli caduti in guerra da quando compose le musiche di scena per “Le supplici”, il dramma di Euripide poi rappresentato come “Le madri” al Teatro Greco di Siracusa nel 1985; al lavoro originale fece seguito una seconda versione “Trenodia per viola e archi” del 1991 ed infine, nel 2006, la versione suonata stasera in questa occasione. Brevissimo: 10 minuti circa. Intenso.
Un pianissimo sussurrato dagli archi che si spezza in un singhiozzo da animale ferito. Chiari si odono i gemiti ed il pianto delle madri: un suono lucido e allucinato che ricorda stridori di gabbiani, ritmato dalla percussione lontana; lenta, lentissima.
Il dolore delle madri dei figli guerrieri fa spazio al dolore della Madre per antonomasia con lo Stabat Mater di Rossini ed il palco si riempie con la grande orchestra al completo e il coro del MMF. Ricordiamo le innumerevoli critiche mosse a Rossini, accusato di “profanare” la musica sacra usando modelli e stili tipici dell’opera lirica; accuse che oggi appaiono non solo ingiuste ma vecchie se solo pensiamo che abbiamo ascoltato, anche in un’opera rock (l’opera rock per eccellenza: JCS), il compianto della Madre.
Gabriele Ferro, sul podio dell’ Orchestra Toscana, ha diretto con gesto eloquente nella sua semplicità le due partiture, esaltando le due diversissime scritture musicali: nitido nella bella, lucida, lettura di Panni, appassionato in Rossini.
Marina De Liso è stata la migliore voce della serata, bello il timbro cupo, raffinati i pianissimo e le smorzatore, belli i lunghi fiati; armoniosa e scrupolosa nell’elegante Fac ut portem.
Sofia Soloviy ha un timbro molto scuro che poco la distingueva dal mezzosoprano nel bellissimo duetto Qui est homo; buona nel registro medio grave ha svettato, invece, con note sguaiate nell’acuto.
A Tomislav Muzek – bel timbro virile ma voce piuttosto ingolata – spetta l’onore e l’onere di iniziare con la bella e insidiosa Cujus animam, nel cui Re bemolle acuto della cadenza finale inciampa clamorosamente.
Harry Peeters , chiamato a sostituire l’indisposto Nicola Ulivieri, si mostra accurato e attento interprete, partecipe e coinvolto nel Pro Peccatis in cui mette in luce buoni gravi.
Buona la prova del coro del MMF diretto da Piero Monti a cui va uno dei brani più intriganti dello Stabat Mater, il coro a cappella Eja Mater su cui netto si staglia il basso come voce recitante.
Attento e partecipe il giovane e interessato pubblico, come sempre accade ai Concerti della Normale.
Marilisa Lazzari