Trovare lo spazio adatto per l’esecuzione di un sacrum militare oratorium è compito di non facile soluzione: dove Fede e Guerra si esaltino reciprocamente, dove la Vittoria è al contempo in difesa e raggiunta attraverso la Fede.
La chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri a Pisa, presenta proprio questa fusione di bellicità e religiosità che perfettamente hanno incorniciato l’esecuzione di questa “Juditha Triumphans”: dalla fine del XVI secolo è infatti il reliquiario della più importante, ma non così determinante, vittoria marittima cattolica sugli ottomani infedeli a Lepanto nel 1571; qua da quattrocento anni i pisani, popolo di navigatori scacciati dal mare e battuti su terraferma, tengono i simboli della loro ultima “ribalta internazionale”: vessilli, bandiere, lanterne, tutto gelosamente conservato ed esposto.
“In hoc signo vinces” sembra essere il motto di questa chiesa così guerreggiante: croce e spada. A quell’antico (e ben lungi dall’essere spento) )scontro di civiltà si affianca quello, ancor più antico, tra giudei e babilonesi così che l’esultanza musicale del popolo di Betulia ben si specchia in quella figurativa del popolo cattolico.
L’Oratorio viene composto da Vivaldi nel 1716 per L’Ospedale della Pietà di Venezia per celebrare un’altra, ma ben minore, vittoria della decadente Repubblica ai danni degli stessi Turchi (a Petervaradino). La struttura è semplice: due parti - “prior” e “altera” - in cui sono divise, quasi simmetricamente, le arie dei cinque protagonisti; oltre al limitato numero dei solisti è previsto un coro in veste di Militum pugnantium in acie prima e di Virginum psalentium in Bethulia dopo.
Nel gruppo delle soliste spicca la protagonista, Romina Basso, che ha disegnato una Giuditta molto sensuale (come richiesto dal compositore), dalla bella voce, con notevole gioco di colori e bel fraseggio.
Bene anche Lucia Sciannimanico: un Holofernes più amante che guerriero, dalla tecnica sicura ma senza grandi exploit vocali.
Meno positiva la prova di Elena Cecchi-Fedi nel ruolo di Vagaus: voce che ci è sembrata di natura non bella e messa in difficoltà dalle difficili arie previste, soprattutto dall’ultima, la terribile “Armata face et anguibus”.
Buone le prove di Silvia Vajente e Gabriella Martellacci nei ruoli, relativamente brevi, di Abra e Ozias. Notevole, e meritato, successo per Federico Maria Sardelli e per l’orchestra Modo Antiquo che ha eseguito l’Oratorio su strumenti originali; l’esperto vivaldiano ha presentato una direzione partecipatissima che, purtroppo, ha in parte risentito della vastità dell’ambiente.
La Schola Cantorum “Francesco Landini” ben preparata dal maestro Fabio Lombardo ha ottenuto un caloroso successo.
Ampia affluenza di pubblico, molto caloroso, cui è stato concesso il bis del coro di apertura “Arma, caedes, vindictae, furores”.
Manuel Rossi