L'Accademia d'Arte Lirica di Osimo è una scuola unica in Italia e tra le poche nel suo genere: un vero e proprio alto perfezionamento ad ogni livello per cantanti lirici in grado di essere proposti come cover o titolari ai teatri del mondo. Con pochi soldi (troppo pochi) e molte idee l'Accademia propone, ogni anno, concerti conclusivi e rappresentazioni liriche che vedono impegnati gli stessi allievi, molti dei quali sono partiti da Osimo per una carriera internazionale, come Iano Tamar e Sofia Solovyi.
Quest'anno l'opera scelta per presentare al pubblico i ragazzi è stata il donizettiano Elisir d'Amore, presentato lo scorso 27 maggio in una radicale riscrittura drammaturgica a cura di Sergio Segalini, direttore artistico dell'istituzione. I personaggi di Adina e Nemorino vengono sdoppiati, l'azione è ambientata a Tripoli (e non mancano i soliti riferimenti al bunga bunga e a Berlusconi), Dulcamara è un mafioso che spaccia cocaina mentre i due Nemorini arabi sono innamorati di due Adine vestite come Marilyn Monroe.
Che una Stagione Sperimentale come quella dell'Accademia proponga nel delizioso Teatro La Nuova Fenice di Osimo una riscrittura così disinvolta non è uno scandalo, ma una scelta legittima e sacrosanta (se non si sperimenta qui allora quando?) e quindi lungi da me criticare le scelte di Segalini che, peraltro, hanno il pregio (nello sdoppiare i due ruoli protagonisti) di presentare al pubblico due artisti in più (oltre a far ascoltare le romanze dei due personaggi nella doppia scrittura, tradizionale e parigina): che questo sia anche un modo per continuare il discorso creativo che caratterizza l'opera lirica cercando di avvicinare i giovani a questo mondo (come si afferma nelle Note di Regia), tuttavia, non mi sentirei di affermarlo, dato che la trama risultava abbastanza confusa e poco chiara anche per i melomani più avvezzi e scafati. Non è vero che "la visione contadina dell'Elisir oggi è desueta e parla ai nostalgici del mondo che fu" dato che si può parlare al pubblico contemporaneo utilizzando una sacrosanta libertà d'espressione ma mantenendo anche una coesione interna alla vicenda narrata nell'opera.
Detto questo si segnala la prima collaborazione dell'Accademia con la Form - Orchestra Filarmonica Marchigiana, ben guidata da Roberto Molinelli (che ha curato anche lo snellimento dell'orchestrazione) buon coordinatore di un cast pressocché debuttante ma in cui non sono mancati elementi di grande interesse, come la robusta e ben proiettata voce di Cesar Bello (Belcore) e il disinvolto Dulcamara di Baurzhan Anderzhanov. Non male nemmeno le due Adine di Jessica Garcia e Yuliya Poleshchuk (la prima più brillante nella vocalità ma più disinvolta nella coloratura la seconda) al pari della Giannetta di Sara De Flaviis mentre più acerbi sono parsi i Nemorini di Guido Cariola e Dae-Gweon Choi. Completavano il cast gli interventi solisti (in brani aggiunti) di Tatia Jibladze e Ilham Nazarov. Pubblico, comunque, divertito e plaudente nei confronti dell'intera compagnia, mentre le prove di palcoscenico dei giovani artisti proseguiranno a giugno con due concerti lirici previsti in un altro spazio teatrale osimano, il Teatrino Campana.
Gabriele Cesaretti