Doppio successo per gli Amici della Musica di Firenze che nella stessa serata ricevono il prestigioso Fiorino d’oro e presentano un concerto del violoncellista Yo-Yo Ma, accolto da un vero e proprio trionfo di pubblico. Dopo l’orchestra del Maggio Musicale, è toccato a questa mai troppo lodata associazione ricevere quella che è la massima onorificenza attribuita dalla Città di Firenze. Onorificenza consegnata dalle mani dell’assessore alla cultura, la cui improbabile pronuncia di nomi di grandi compositori di questo secolo, Schönberg, Hindemith e Prokovieff, durante la lettura delle motivazioni, dimostra, ancora una volta, quanto la nostra classe dirigente sia più vicina alla cultura dei partiti che non a quella con la C maiuscola.
Ricchissimo il programma presentato dal violoncellista cinese assieme alla pianista britannica Katryn Stott, programma che impaginava la sonata “l’Arpeggione” di Schubert, la sonate di Shostakovic e Franck assieme a quattro pezzi di Egberto Gismonti nell’arrangiamento di Geraldo Carneiro.
Colpisce, in Yo-Yo Ma, la perfetta aderenza allo stile di pagine cosi diverse fra di loro, sia per temperie espressiva sia per il diverso impegno tecnico richiesto. Delle quattro composizioni proposte, ben tre sono arrangiamenti di composizioni non espressamente nate per il violoncello, cosicché l’arrangiamento è sembrato il fil rouge di questo programma. Scritta infatti per uno strumento che mirava a fondere le caratteristiche del violoncello e della chitarra, l’arpeggione, appunto, la sonata di Schubert fu presto adattata al violoncello. Rimane traccia dell’originale stesura, nell’uso estremo del registro acuto dello strumento che Yo-Yo Ma domina con sprezzatura davvero invidiabile. Inutile sottolinearne il magistero tecnico, dimostrato anche in una pagina ostica e poco violoncellistica quale la sonata di Franck, originariamente scritta per violino e adattata nel 1906 da Jules Delsart. Uno spolvero tecnico quello di Ma mai fine a se stesso ma sorretto da una grandissima personalità musicale, di fronte alla quale la pur brava Katryn Stott non può che arrendersi, lasciando la conduzione del discorso musicale al violoncellista. Dovendo scegliere, indicherei nella sonata di Shostakovic il momento musicalmente più avvincente della serata (e non a caso questa era l’unica pagina composta espressamente per violoncello), restituita con grande capacità di penetrazione e grande varietà di accenti e sentimenti.
Edoardo Saccenti