E’ in un modo informale che la stampa viene convocata per fare il bilancio finale di “Recondita armonia!”, ed è al Caffè del Teatro Comunale che ci riuniamo per ascoltare, ma anche per essere ascoltati: pareri e idee ci vengono sollecitati in una conversazione amichevole, davanti a un caffè.
Il Sovrintendente Francesco Giambrone e il direttore artistico Paolo Arcà parlano con soddisfazione del festival appena trascorso.
“Poco più di un anno fa ci venne l’idea di questo festival – dice Giambrone – i momenti erano diversi, tutto andava bene, c’era molta serenità” e il riferimento alle dichiarazioni del Ministro Bondi – e ai presumibili tagli per tutti i teatri, escluso La Scala e Santa Cecilia – non è velato.
Quindi sottolinea che il festival è nato con l’intento di aprire sempre di più al pubblico proponendo un modello unico in Italia, con una programmazione ispirata ai teatri del centro e nord Europa: molti titoli in cartellone, allestimenti facili, buoni cast e prezzi popolari.
La sfida è stata vinta: i preventivati 30.000 biglietti sono andati esauriti, addirittura 25.000 sono stati venduti al botteghino, quindi l’incidenza degli abbonamenti è stata minima. Molti i neofiti nell’opera, più dei frequentatori abituali, e il 30% dei biglietti sono andati alle scuole: “Mi auguro, spero, che qualcuno di questa nuova parte voglia continuare a venire all’opera” commenta il sovrintendente, ripetendo la sua convinzione che questa sia non solo la strada giusta, ma anche l’inizio del cammino verso il nuovo teatro, con un obiettivo: aperti tutte le sere.
Paolo Arcà conferma, poi, le voci che già circolavano: il prossimo anno Verdi sarà protagonista del festival, con la trilogia popolare. Lo stesso Direttore è contento della sfida vinta e vorrebbe vedere esportato in tutta Italia questo modello di teatro “Potrebbe venire ridisegnato il profilo teatrale del nostro paese – dice Arcà – con teatri sempre aperti, proposte di repertorio e di qualità”. Un ringraziamento particolare va ai lavoratori del Teatro Comunale, pedine importantissime per un’operazione molto impegnativa dal punto di vista pratico: il Comunale non ha un palcoscenico “moderno” che permetta di avere più allestimenti montati assieme, né ha spazi per ricoverare le scene. Da qua la scelta obbligata di nuove messe in scena veloci da montare, sempre per questo motivo non è stato possibile fare recite pomeridiane: sarebbe mancato il tempo materiale per allestire lo spettacolo.
Logico che il discorso finisca sul Ministro Bondi e sui tagli preventivati; Giambrone conferma la criticità del momento, e sono di questi giorni le notizie che alcuni teatri hanno già tagliato la programmazione : “Quella sarà l’ultima spiaggia!” ci dice, confermando poi che già più della metà dei biglietti per la prossima stagione sono stati venduti : “Cosa direi al pubblico … agli artisti?”
Marilisa Lazzari