Comunicato Stampa del 29 ottobre 2010
Antonio Calenda è stato nominato dal Consiglio d’Amministrazione della Fondazione Teatro lirico Giuseppe Verdi di Trieste per la carica di Sovrintendente. Molto onorato, Antonio Calenda diffonde alla stampa la seguente dichiarazione, in attesa di avere l’opportunità di incontrare direttamente i media nei prossimi giorni.
DICHIARAZIONE DI ANTONIO CALENDA.
«Sono profondamente onorato e felice che mi venga ufficialmente proposto di assumere la Sovrintendenza della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste.
È di alto prestigio e di grande innovazione questa scelta del sindaco Dipiazza, questo tentativo lungimirante di creare delle intrinsecità, delle relazioni forti e percorsi paralleli fra il Teatro lirico e il Teatro Stabile: un’ipotesi – immaginata sulla falsariga di quanto accade già in altre città europee, e in particolare in Germania – che è “storica” da molti punti di vista, e potrebbe diventare un punto di riferimento sul piano nazionale… Una scelta che mi trova consenziente, perché è venuto il momento di rinnovamenti forti che – davanti alle difficoltà che il settore del teatro e della cultura incontra ed incontrerà – possono sviluppare soluzioni, laboratori ora sperimentali che magari si riveleranno da esportare.
Ed è bello che una tale ipotesi trovi realizzazione a Trieste, la Trieste “città teatrale” nella quale mi sono identificato e a cui in questi ultimi 16 anni ho dedicato tutta la mia vita, la mia creatività, la mia esperienza; la Trieste “città teatrale” il cui ruolo può rafforzarsi ulteriormente e su un più ampio orizzonte.
Mi accingo al nuovo incarico alla Fondazione del Teatro Lirico Giuseppe Verdi con spirito di civil servant: mi metto al servizio dei due teatri, della città, della regione. E spero – nell’affrontare un’avventura che sarà certo entusiasmante ma anche irta di difficoltà – di poter contare sulla solidarietà della città e della regione stesse, dei teatri, delle istituzioni, della stampa. Proprio perché assieme potremo lavorare per accrescere il bene comune.
Accrescere: un altro punto fondamentale.
Non mi sento chiamato al Teatro Verdi per “tagliare” ma per “accrescere”: e naturalmente non mi riferisco a far crescere i costi del teatro… Mi riferisco invece alla necessità di aumentare le idee che portano soluzioni.
Ritengo che si possa crescere anche risparmiando, se l’impegno è costante nel formulare idee nuove, alternative e progetti, perché l’arte si nutre di fantasia, di pensiero, di impegno culturale, di originalità e non certo di routine ricorrenti.
È la direzione, in estrema sintesi, che ho seguito al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia in questi anni: non ho tagliato nulla, ho fatto invece crescere – grazie a uno staff molto competente e ora al prezioso sostegno del Presidente Paris Lippi – una realtà che oggi è efficientissima.
Il risultato è che questo Teatro oggi si autoalimenta grazie alla progettazione e agli spettacoli che crea, e riesce a sopravvivere nonostante sia uno degli Stabili meno sovvenzionati del Paese. Tutto ciò realizzando un prodotto espressivo di alta qualità, riconosciuto in Italia e all’estero. Guardo al mio incarico al Teatro Verdi forte di questa esperienza e del mio profondo amore per la lirica.
Mi riservo di dire di più fra una decina di giorni quando, smaltiti alcuni importanti impegni a livello nazionale – la prima al Piccolo Teatro di Milano de La casa di Ramallah e, poche sere più tardi, quella dell’Edipo Re al Teatro di Roma, entrambi spettacoli prodotti dallo Stabile – e dopo essermi documentato dettagliatamente sulla situazione del Teatro Verdi e in particolare sul bilancio, sarò in grado di esprimere compiutamente le linee che guideranno la mia azione».
Redazione