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Intervista a Ruggero Raimondi
 


Incontro con Ruggero Raimondi in occasione del Falstaff che
andrà in scena al Maggio Musicale fiorentino.

 

La recensione di OperaClick

 Ruggero Raimondi 


 







































Abbiamo incontrato Ruggero Raimondi a Firenze, in vista della prima del Maggio Musicale Fiorentino
(n.d.r.: il 12, 14, 16, 18, 19 maggio 2006) che lo vedrà protagonista di Falstaff, con la regia di Luca Ronconi e la direzione, definita dallo stesso Raimondi come "scintillante", di Zubin Mehta.

 

Raimondi definisce il suo Falstaff come un personaggio incredibile "… E’ straordinario quando passa per le vie di Windsor e parla in maniera forbita, intelligente, per poi passare all’esternazione di pensieri inammissibili… "

 

Ma Falstaff non è solo goliardia, è anche malinconia

"Si, ha delle amarezze pronunciate, ma che lasciano il tempo che trovano. Tutto si risolve, per lui, con ironia e humor"

 

Quindi un personaggio di grande arguzia ?

"… non solo ! Un personaggio che quando parla sa come arrivare al cuore di una donna, alla sua sensibilità. Nelle sue lettere Falstaff scrive parole che queste signore, non più giovanissime, hanno dimenticato da tempo e riesce ad incuriosirle "

 

Quando ha debuttato Falstaff ?

"Nel 1986 con la direzione di Jeffrey Tate, però capii di essere acerbo per quel personaggio e lo lasciai. Lo ripresi nel 1996 con Claudio Abbado a Berlino e a Ferrara … poi c’è stato Zurigo con Nello Santi e poi Mehta a Firenze."

 

Differenze tra questi grandi direttori ?

"Abbado ha sempre un approccio molto meticoloso con il personaggio. Zubin è una luce che esplode sul palco, un fuoco. Mehta apporta tutta la sua vitalità e la sua sensualità e le mette a disposizione del cantante. Abbado e Mehta : due diverse versioni di Falstaff, entrambi interessanti … ma quella di Mehta la sento maggiormente nella mia pelle."

 

Ronconi prevede una regia in abiti moderni, come ci si trova ?

"Non ho ancora visto, né provato i costumi. Ma non penso che ci saranno problemi. Conta il portamento, la nobiltà, il pensiero del personaggio che sono sempre gli stessi. Finora ho sempre fatto Falstaff in costumi Elisabettiani, vorrà dire che invece di ballare sulle punte ballerò il tip tap, il rock… ! "

 

Ma non crede che cantare "Quando ero paggio … " vestito in abiti moderni sia un controsenso ?

"No.Verdi ha creato un personaggio talmente universale che potrebbe essere messo anche nel futuro. Inoltre c’è Ronconi che è una garanzia: è una persona di grande cultura, un uomo molto legato al testo. Anni fa feci un Otello, a Monaco, ambientato in un astronave, ma non fu un operazione che mi piacque, forse proprio perché mancava un regista come Ronconi.

Si fanno certe versioni di opere che … imbarazzano anche. Fu fatto un Don Carlo in cui Filippo II e Eboli facevano l’amore , mentre nella stanza accanto Elisabetta stirava le camicie di suo marito. Questo è travisare il senso di un’opera."

 

Sono molti anni che canta, ama ancora il suo mestiere ?

"Passare da l’interpretazione di un Re a quella di un reietto è sempre un’esperienza emozionante, che lascia tracce. Sono quarantadue anni che faccio questo mestiere e ho vissuto momenti belli, alcuni bellissimi, ma anche momenti negativi. Ma è stata una vita stupenda e la rifarei, pur con tutti i problemi che comporta."

 

E della TV che ne pensa ?

"Guardo solamente i film. Purtroppo mi sorprendo nel constatare di come i politici, per esempio, grazie a Vespa siano diventati delle star televisive. Io auspicherei un ritorno alla grande prosa in TV, forse questo sarebbe un inizio per rilanciare anche l’opera alla TV. Ma andrebbe fatta in modo moderno, non con le solite sei o sette macchine da presa fisse… io credo che si potrebbero fare regie d’opera attualissime, adatte alla TV e ai gusti dei giovani. "

 

La chiacchierata, piacevole, con questo grande interprete del teatro lirico mondiale, prosegue cordialmente. Vengono toccati temi inevitabili, come il taglio ai fondi destinati allo spettacolo che hanno non decurtato, ma decapitato, il Maggio Musicale.

Raimondi auspica che i cinque maggiori enti lirici possano fare delle grandi produzioni, tutti assieme in modo da farle girare in tutta Italia, per molto tempo e con lo stesso cast.

Questo, spiega, abbasserebbe molto i costi di gestione dello spettacolo e lo renderebbe fruibile a molti più spettatori. Ci racconta anche della sua simpatia per il Musical, "West Side Story – dice- perché no?"

Seduti nella caffetteria del Comunale di Firenze, non ci accorgiamo che il tempo è volato.

Ci viene ricordato che sia il 12 maggio (giorno della prima del Falstaff), che nella replica del 16 saranno presenti in sala le telecamere di Raitrade e che lo stesso 16 maggio è prevista la diretta radiofonica su Radiotre.

 

 

Marilisa Lazzari

Firenze - 7/05/2006

 

 

 

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