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Intervista a Kristine Opolais

La recensione di OperaClick

 L'intervista






Kristine Opolais


















Kristine Opolais (Madama Butterfly).
Photo © Latvian National Opera, photographer Andris Krievins















Kristine con Andris Nelsons
















Kristine Opolais
Photo © Marco Borggreve


 


Buongiorno e grazie per aver accettato di rispondere ad alcune domande per Operaclick

 

La tua prima apparizione in un teatro italiano è stato un vero è proprio battesimo di fuoco: nel ruolo di Pauline, hai partecipato alla produzione del Giocatore di Prokofiev alla Scala diretta da Barenboim. Trattandosi della tua prima esperienza nel nostro Paese dobbiamo ancora imparare a conoscerti: puoi riassumerci i momenti principali del tuo percorso artistico?

Ho iniziato all’Opera di Riga, è stata la mia prima esperienza importante! Poi altrettanto fondamentale è stato il debutto alla Staastoper di Berlino con Tosca. Infine lavorare con il Maestro Barenboim ancora a Berlino e alla Scala! E sicuramente il debutto alla Scala è stato veramente speciale.

E vorrei ricordare per la stagione in corso il mio debutto alla Staatsoper di Vienna nella Boheme, ero Mimì, insieme al meraviglioso Rodolfo di Rolando Villazon.

 

 

La scelta di intraprendere la carriera di cantante è stata incoraggiata da parte della tua famiglia (i genitori sono musicisti piuttosto affermati nel tuo paese d’origine – n.d.r.) oppure avrebbero preferito vederti impiegata in un lavoro più tradizionale… magari dietro una scrivania?

Un giorno mia madre mi disse che dovevo studiare canto lirico. E ho iniziato a studiarlo, giorno dopo giorno, momento dopo momento ho capito che quella era la mia vita, fantastica e difficile vita!

 

 

In Italia abbiamo un grandissimo rispetto per la scuola dei musicisti dell’Est, ai quali invidiamo in primis serietà e disciplina. Come viene insegnata l’arte del canto in Lettonia? Che spazio viene dato allo studio dell’arte scenica (recitazione) e della drammaturgia – interpretazione dei personaggi?

Non penso che la scuola lettone abbia qualcosa di speciale. I lettoni hanno si una tradizione di canto molto profonda, specialmente per il canto corale, ma non penso che ci sia una scuola special di canto per l’Opera. Sicuramente abbiamo una grande influenza della scuola di canto slava ed italiana.

Personalmente ho iniziato a studiare a Riga, ma ora ho una fantastica insegnante ad Amsterdam, e ovviamente continuo i miei studi con degli insegnanti di lingua.

 

 

A tal proposito e soprattutto, potendo scegliere, con che genere di direttori d’orchestra e registi preferisci lavorare? Con qualcuno che ti lascia libera di poter fare quello che ti senti e di improvvisare, oppure ti trovi più a tuo agio quando vieni indirizzata con precisione in base alle scelte del direttore d’orchestra e/o del regista?

Personalmente mi piace la combinazione tra un regista e un direttore che hanno forti e chiare idee e che sanno come realizzarle. Sia lasciando libertà all’artista ma sapendolo guidare su una strada intelligente.

 

 

Nel nostro paese gli appassionati sono spesso in disaccordo con le scelte registiche lontane dalla tradizione e che vengono ritenute inutilmente provocatorie: secondo te la sopravvivenza del teatro musicale passa necessariamente attraverso questo tipo di rinnovamento?

Di sicuro amo anche le produzioni tradizionali, ad esempio Zeffirelli! Ma credo sia molto importante non perder di vista il dramma musicale e non cambiare il libretto! Quando succede non penso sia molto carino... Ma ci sono anche registi stupendi come Dmitry Tchernjakov o Stefan Harheim, moderni con risultati fantastici. Sono quindi aperta anche alle produzioni attuali solo se rispettano la drammaturgia musicale.

 

 

Scorrendo il tuo repertorio si può notare come tu abbia affrontato ruoli decisamente eterogenei e nel contempo emerge il tuo interesse verso la liederistica. Qual è il motivo di scelte di repertorio così apparentemente distanti tra di loro? Non è dunque vero che l’impostazione vocale del cantante d’opera sia così diversa dal liederista: come affronti i passaggi da uno stile all’altro?

Sono felice di poter avere un repertorio diverso. Amo i personaggi forti e penso che, sia il recitare sia il cantare, nell’Opera siano fondamentali. Ma amo anche i Lieder perchè sviluppano un lato più intimo e con estrema cura nei dettagli. Credo che per i cantanti sia importante fare opera e Lieder.

 

 

Il tuo debutto in Italia è stato a Milano. Cantare alla Scala è ancora ritenuto un obiettivo a cui giungere come “coronamento” del proprio percorso artistico? E’ importante arrivare a tale risultato con alle spalle gli anni consueti di gavetta?

Certamente penso che cantare alla Scala sia stato ed è anche ora molto speciale, in quanto è uno dei migliori teatri con una grande storia e grandi tradizioni.

 

 

Mettiti nei panni di una talent scout. Dovessi scommettere su un/una tuo/a giovane collega, suggerisci il nome di un giovane talento che a tuo avviso meriterebbe di iniziare un’importante carriera internazionale?

Penso che ci siano tanti meravigliosi e talentosi giovani cantanti, ma essendo anche io giovane non mi sento di giudicare chi avrà più successo. Dobbiamo lavorare tutti duramente e ognuno ha il suo destino. La forza del destino...

 

 

Cercando di non scadere nel gossip, ci piace ricordare che sei fidanzata con uno di quei giovani talenti emergenti di cui parlavamo sopra, ossia il direttore d’orchestra Andris Nelsons, lanciatissimo nel panorama europeo e fresco di nomina quale direttore principale della CBSO. Che futuro vedi per lui e come vivi il suo crescente successo di pubblico e di critica?

Sono molto felice con lui e credo che sia un gran talento! Credo sia uno dei maggiori direttori della nuova generazione, non dico questo perchè stiamo insieme, ma è la mia opinione come musicista. Noi siamo sempre felici l’uno dell’altra.

 

 

E’ innegabile che oltre ad essere due musicisti molto promettenti, siete anche una gran bella coppia: quanto conta oggi essere glamour per entrare nello star system? Anche il mondo dell’Opera rischia di diventare il regno dell’apparire?

Grazie per queste parole. Penso e credo che entrambi facciamo il nostro lavoro perchè amiamo la musica e il risultato musicale e lo sviluppo è molto importante. Certamente oggi i media giocano un ruolo importante riguardo la pubblicità di un artista ma noi crediamo fermamente che per un artista venga la musica per prima, così come per ottenere un’alta qualità sia necessario molto lavoro e preparazione.

 

 

Una giovane e bella ragazza come te, ha tempo per dedicarsi anche ad altro oltre alla musica?

Tutta la mia vita è connessa alla musica! Certamente cerco di prendermi un po’ di tempo per il resto, appena posso mi ricarico con nuova energia e nuove idee, ma in ogni caso nel tempo libero studio il nuovo repertorio e ascolto musica. Cerco anche di trovare tempo per la mia famiglia e per gli amici.

 

Puoi riassumere per i nostri lettori i progetti futuri che ti vedranno impegnata e in particolare quelli nel nostro paese?

Certamente: dopo Torino, dovrei tornare alla Scala, poi in concerto con l’orchestra di Santa Cecilia e a seguire il mio debutto al Metropolitan e al Festival francese di Aix en Provance. Nonchè al Festival di Salisburgo questa estate.

Ma generalmente ogni concerto e recita d’opera che faccio è molto importante per me e mi da un sacco di felicità.

 

 

C.Agazzi e E.Amoroso

Milano, 26 aprile 2009

 

 

 

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