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Intervista a Enzo Avitabile

La recensione di OperaClick

 L'intervista












Enzo Avitabile














 


Ai più il nome di Enzo Avitabile richiama alla mente il gruppo napoletano dei cantautori colti, che comprende Pino Daniele  ed Eugenio Bennato. Quello che forse i più non sanno è che Avitabile, oltre ad essere un compositore “popolare”, ove l'aggettivo sta a significare una costante ricerca nella e della tradizione musicale  mediterranea, è anche autore di musica “colta”.

L'ncontro con l'Avitabile “serio” è avvenuto, come spesso accade per le occasioni fortunate, quasi casualmente: una comune amica mi ha semplicemente fatto ascoltare l' inizio della Sinfonia n. 1, dicendomi. “Credo potrebbe essere interessante per te fare due chiacchiere con Enzo”, posso dargli il tuo numero di telefono?...intanto tieni il CD, ascoltala tutta, la sinfonia.”.

La prima impressione è quella di una composizione freschissima, agile, quasi facile; ad un ascolto approfondito si colgono appieno tutte le raffinatezze dinamiche della partitura, la ricchezza degli impasti sonori, la sapiente contaminazione tra mondi musicali apparentemente lontani e diversi tra di loro eppure, invece, vicinissimi. Gli echi del Barocco napoletano dialogano sull'onda di melodie mediorientali, il “popolare” diventa “colto” attraverso una serie di modulazioni tonali a tratti quasi azzardate ma sempre ricche di fascino.

Il fare delle domande ad Avitabile è diventato, dopo più ascolti, una necessità, una voglia di approfondire e conoscere.

Enzo è persona di incredibile understatement, cortese, quasi timido nei modi, ma incredibilmente deciso per quel che riguarda i contenuti.

Questo dunque il frutto della nostra conversazione.

 

 

Mi racconti, in breve il tuo percorso musicale?

Ho iniziato con una musica di maniera, una sorta di soul italiano e dopo aver suonato con i più grandi della black music ho deciso di fare un percorso di recupero della mia identità culturale. Un recupero della tradizione nella civiltà urbana, un sistema personale, una metodologia di ricerca raccolto nel mio primo libro che ha per titolo “Tradizione e cemento. Un saggio utilizzato nel corso di etnomusicologia che da anni porto avanti all'università. Una ricerca sfociata nel progetto “Enzo Avitabile e Bottari” che ci ha permesso di raggiungere le vette mondiali della World Music. Un suono originale ed unico, contaminato ma non colonizzato. Il recupero della scala napoletana e delle scale raramente praticate con l’attenzione ai ritmi del mondo. Una combinazione esplosiva che ho utilizzato poi in qualsiasi forma musicale. Un recupero delle forme del passato con  l’aspirazione massima del superamento della stessa forma. Il passato con gli occhi del futuro.

 

 

Come e quando ti sei riavvicinato alla musica “colta”?

Da sempre studio la musica che io definisco “scritta”. Ho deciso di prendere a prestito dai maestri del passato la lezione di cimentarmi in tutte le forme: sinfonie, mottetti, messe, concerti, aube, suite, berceuse ecc. Utilizzare ogni possibilità mi eccita, mi stimola, mi rende vivo in quanto musica. Il canone, il contrappunto, il fugato, l’affermazione e la negazione su una stessa partitura di tutto questo mi fa vivere il contrasto della antica conoscenza dell’uomo che smentisce le regole della storia; un rispetto per l’arte dei suoni e per i suoi sacerdoti e non una sudditanza psicologica per i miti del passato.

 

 

E l'idea di una sinfonia?

Ho voluto dedicare una composizione complessa a mia moglie Maria, prematuramente scomparsa. E' una musica di ricordo e di speranza. I quattro movimenti portano ciascuno un nome:

  • “La Lazzara–Allegro",che racconta l'infanzia, l'adolescenza, la tentazione.

  • "Mariastella – Allegro con fuoco", che evoca la fede nei sogni e nelle probabilità del domani.

  • "Riarosa – Andante", dove la rosa si muove tra bene e male, in una via tortuosa tra sole e fango.

  • "Sine labe – Vivace", senza peccato. l’aspirazione-luce che vince sul desiderio-notte.

 

 

Molto triste e molto bello allo stesso tempo. Quali sono i tuoi progetti futuri?

Io lavoro e scrivo tutti i giorni, per cui ho tantissime partiture e nuovi progetti: sinfonie, cantate sceniche, messe, concerti, doppi concerti, musica da camera, e libri didattici. Sto lavorando assiduamente ad un  libro sulle  scale rare, dove porterò tutti i maqam arabi, le scale indiane e, più in generale, le scale etniche del mondo, che sono entità modali , nel nostro sistema temperato, con trasposizioni semitonali ed enarmoniche che ci permettono di utilizzarle come le nostre scale maggiori  e minori . Un altro libro al quale lavoro è una trascrizione per batteria dei ritmi del mondo dai ritmi originali per la danza o per  il canto sul tamburo.

 

 

...e pensare che c'è chi ti conosce solo per la musica popolare...a proposito: qual'è il tuo giudizio sullo “stato delle cose” riguardo alla musica in Italia?

La musica in Italia è prevalentemente la pop-canzonettara. La world si è difesa bene grazie a lavori come quello con i Bottari, Eugenio Bennato, Treglia, Sparagna e Lai, quest'ultimo grande suonatore di launeddas,  che insieme ai cantori del Miserere di Sessa Aurunca e a Martinotti alla ghironda, mi hanno permesso di portare in tutto il mondo un  progetto speciale di musica sacra popolare ,“ Sacro sud”, sulle devozioni dialettali.  La musica colta è sinceramente poco promossa e questo non è assolutamente giusto perché io credo che non si può non dare uno spazio di diritto alla MUSICA. Io amo, adoro la musica scritta tanto da intrattene  un rapporto quasi maniacale con le note e la carta. Sarà non so cosa, ma mi avvicina ad una coscienza più alta che difficilmente si riesce a conservare nel “grossolano” che il “quotidiano” quotidianamente ci inietta.

 

Alessandro Cammarano

 12 febbraio 2010

 

 

 

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