I vertici dei teatri italiani? Forse è il caso di mandarli (davvero) "in pensione"

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marcob35
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I vertici dei teatri italiani? Forse è il caso di mandarli (davvero) "in pensione"

Messaggio da marcob35 » 05 mag 2020 11:27

Un fresco articolo su un vecchio problema. Coronavirus o no.

https://www.ilgiornale.it/news/spettaco ... 60430.html


Non leggo mai le critiche degli altri. (Paolo Isotta)

ZetaZeta
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Re: I vertici dei teatri italiani? Forse è il caso di mandarli (davvero) "in pensione"

Messaggio da ZetaZeta » 07 mag 2020 19:20

Purtroppo in Italia il cambiamento generazionale spesso diviene occasione di peggioramento della qualità dei dirigenti. Comunque è un problema effettivo, come l'esterofilia di tanta subcultura italiana.

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mascherpa
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Re: I vertici dei teatri italiani? Forse è il caso di mandarli (davvero) "in pensione"

Messaggio da mascherpa » 08 mag 2020 05:20

Puoi essere certo, caro Filippo, che fanno scompisciar dal ridere anche me quelli che dicono broker anziché mediatore, e quelle gentili quarantenni che, richieste che cosa mai sia il trekking, rispondono che "è una cosa che si fa per lo piú all'estero", ma mi sembra di gran lunga piú vistosa e censurabile la crassa mistificazione che di quel che avviene si dice Oltralpe tentano quotidanamente molti parassiti nostrani, di Stato e no, che spesso ci hanno costruito e ci costruiscono su le loro fortune nei piú svariati campi d'attività.

Purtroppo la mentalità cosí libresco-nazionalistica di molti nostri insegnanti ha fatto e fa anche sí che
la corrente formazione scolastica abbia portato a dover sopravvalutare, per dirne una, il Manzoni, la cui assenza dalla letterarura mondiale lascerebbe piú o meno il tempo che trova, e ad avere il diritto d'ignorare un Monteverdi, un padre Barsanti o un Egidio Brúgola, i cui inventi hanno invece cambiato il mondo (e, nel caso dell'ultimo, persino arricchito il dizionario italiano...). Vantiamo, insomma, le nostre gloriette locali e ignoriamo quelle inimitabili.

Ovviamente, la mia opinione si basa sulle scuole di sessant'anni fa, ma non ho avuto l'impressione che quella frequentata dalla generazione successiva,
cioè dalle mie figlie, fosse cambiata in meglio, ché tale non potei considerare la vistosa transigenza per il pressappochismo (antinozionistica, si pretendeva, ma a mio parere clamorosamente deformativa).
Si ce que je dis ne vous plaist pas, je ne scais qu'y faire. C'est moi, pourtant, qui exprime la vérité (JC, d'après GTdL)

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ZetaZeta
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Re: I vertici dei teatri italiani? Forse è il caso di mandarli (davvero) "in pensione"

Messaggio da ZetaZeta » 08 mag 2020 21:59

mascherpa ha scritto:
08 mag 2020 05:20
Puoi essere certo, caro Filippo, che fanno scompisciar dal ridere anche me quelli che dicono broker anziché mediatore, e quelle gentili quarantenni che, richieste che cosa mai sia il trekking, rispondono che "è una cosa che si fa per lo piú all'estero", ma mi sembra di gran lunga piú vistosa e censurabile la crassa mistificazione che di quel che avviene si dice Oltralpe tentano quotidanamente molti parassiti nostrani, di Stato e no, che spesso ci hanno costruito e ci costruiscono su le loro fortune nei piú svariati campi d'attività.

Purtroppo la mentalità cosí libresco-nazionalistica di molti nostri insegnanti ha fatto e fa anche sí che
la corrente formazione scolastica abbia portato a dover sopravvalutare, per dirne una, il Manzoni, la cui assenza dalla letterarura mondiale lascerebbe piú o meno il tempo che trova, e ad avere il diritto d'ignorare un Monteverdi, un padre Barsanti o un Egidio Brúgola, i cui inventi hanno invece cambiato il mondo (e, nel caso dell'ultimo, persino arricchito il dizionario italiano...). Vantiamo, insomma, le nostre gloriette locali e ignoriamo quelle inimitabili.

Ovviamente, la mia opinione si basa sulle scuole di sessant'anni fa, ma non ho avuto l'impressione che quella frequentata dalla generazione successiva,
cioè dalle mie figlie, fosse cambiata in meglio, ché tale non potei considerare la vistosa transigenza per il pressappochismo (antinozionistica, si pretendeva, ma a mio parere clamorosamente deformativa).
Non vedo cosa c'entri la scuola in questo discorso.
Tu fra l'altro hai fatto il classico dove le materie di indirizzo sono due lingue assai diverse dall'italiano... (ancorché morte) e ti lamenti.
Manzoni è importante perché la lingua che parliamo oggi, dato che fino all'unità l'italiano era una lingua essenzialmente letteraria, è, mutatis mutandis, quella dei Promessi sposi.
Peraltro l'autore italiano dell'Ottocento più diffuso all'estero è Collodi, che viene letto in parte.
Che poi a te non piacciano è altro discorso.
Trent'anni fa al classico io ho fatto i poeti maledetti e oggi è normale fare nella storia della letteratura anche Cervantes, Shakespeare, Goethe e i romanzieri inglesi del Settecento: purtroppo la storia delle letterature mondiali non si riesce a fare, ma per i miracoli ci stiamo attrezzando.
Comunque il tuo presupposto di fondo - quello dell'amore per le gloriette italiote - non è smentito da me, ma dal grande Montanelli il quale diceva che gli italiani sono un popolo senza memoria.
E la qualità dei dirigenti esterofili o meno nostrani lo dimostra.
PS - se poi c'è da scegliere tra la Hunziker e la Botteri, divento esterofilo anch'io... :wink:

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Giulio Santini
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Re: I vertici dei teatri italiani? Forse è il caso di mandarli (davvero) "in pensione"

Messaggio da Giulio Santini » 09 mag 2020 00:13

Polemica su autori e scienziati a parte, io credo che incubatori della nefasta ideologia esterofilo-sciovinista ("noi siamo i top of the World") siano ben altri e più universali ordini e gradi di scuole rispetto al liceo classico... né è questione di comprensibile e probabilmente giusto italicentrismo dei programmi.

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mascherpa
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Re: I vertici dei teatri italiani? Forse è il caso di mandarli (davvero) "in pensione"

Messaggio da mascherpa » 09 mag 2020 18:35

ZetaZeta ha scritto:
08 mag 2020 21:59
Non vedo cosa c'entri la scuola in questo discorso.

Tu fra l'altro hai fatto il classico dove le materie di indirizzo sono due lingue assai diverse dall'italiano... (ancorché morte) e ti lamenti.

Manzoni è importante perché la lingua che parliamo oggi, dato che fino all'unità l'italiano era una lingua essenzialmente letteraria, è, mutatis mutandis, quella dei Promessi sposi.

Peraltro l'autore italiano dell'Ottocento più diffuso all'estero è Collodi, che viene letto in parte.
La scuola, caro Filippo, c'entra in tutto, nel bene e soprattutto nel male: to teach is to touch a life for ever.

Non m"intendo di burocratese scolastico e non so che cosa s'intenda per "materie d'indirizzo", ma se non mi sbaglio la prova scritta d'italiano è tuttora, in condizioni normali di sanità pubblica, sempre obbligatoria alla maturità classica, laddove non lo sono né quella rimanente di latino, né quella di greco antico.

Trovo poi estremamente significativo che proprio tu, insegnante di professione, indichi l'importanza del Manzoni nell'influenza che avrebbe avuto sulla lingua d'oggi, addirittura quella parlata, sia pure trincerandoti nel nerofumo del mutatis mutandis... A me codesta opinione, dopo la congerie di scrittori del Novecento, da Savinio in poi, che hanno davvero rimodellato lo scrivere italiano, sembra uno stereotipo insostenibile, ma non è questo il punto: tutto sommato, direi che al vecchio Manzoni si debba riconoscere un ben diverso significato storico-letterario, perlomeno in ambito nazionale.

Del Collodi, infine, non ho fatto motto alcuno in quest'occasione, laddove anni fa mi trovai a citare anche in questo Forum, condividendola, la frase d'un mio corrispondente, linguista ex professo: si può dire di conoscere la nostra lingua soltanto dopo avere letto almeno tre volte tutto il Dante italiano, tutto Leopardi (Zibaldone compreso, quindi), e... Pinocchio. Ti chiedo quindi di lasciare ad altri l'errore, senza fondamento e pretesto, d'attribuirmi opinioni che non ho mai esposto, perché non mie (neanche quella che non "mi piaccia" Manzoni, a voler fare il preciso: ho solo detto e ripetuto, forse decine di volte, che non lo manterrei piú come secondo autore di riferimento nelle medie superiori, ma anche questa è tutt'altra cosa).
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Re: I vertici dei teatri italiani? Forse è il caso di mandarli (davvero) "in pensione"

Messaggio da ZetaZeta » 09 mag 2020 20:44

Strano che tu dimentichi che al classico la seconda prova scritta è sempre latino o greco e quella delle due che non è allo scritto, è all'orale.
Le quali sono materie di indirizzo in quanto caratterizzano quell'indirizzo di studi.
Allo scientifico tradizionale le materie di indirizzo sono matematica e fisica (per dire).

Ho citato Collodi come esempio di scrittore di respiro internazionale, non per polemica ma per fare capire che i valori letterari vengono percepiti assai diversamente nella propria lingua e in traduzione. Fermo restando che Collodi per me rimane un autore da rivalutare grandemente.

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Re: I vertici dei teatri italiani? Forse è il caso di mandarli (davvero) "in pensione"

Messaggio da mascherpa » 11 mag 2020 17:46

Non lo dimentico di certo, caro Filippo, e t'invito a ricordare, burocratese scolastico a nanna, la differenza di significato, booleano e no, tra gli "operatori logici" o (che fa bella mostra di sé nella tua replica, disgiungendo correttamente le prove scritte dal latino e dal greco antico) ed e (che, sottaciuta, aggiunge una a scelta di esse a quella fissa d'italiano).

Sai comunque ben meglio di me che "quel che resta" da un corso di studi non dipende tanto da "indirizzi" o severità d'esami, quanto dalla capacità e personalità quotidiana degl'insegnanti delle diverse materie. Per esempio, a me dal Liceo classico, nonostante in Terza (1964) abbia vinto il primo premio in un «concorso nazionale di composizione in prosa latina» e alla maturità il voto d'Italiano sia stato un punto in piú di quello di Storia, è "rimasta" proprio quest'ultima materia, cosí come poi Chimica fisica dal Politecnico.
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Re: I vertici dei teatri italiani? Forse è il caso di mandarli (davvero) "in pensione"

Messaggio da mascherpa » 11 mag 2020 18:17

Giulio Santini ha scritto:
09 mag 2020 00:13
...comprensibile e probabilmente giusto italicentrismo dei programmi.
Infatti non ho invocato come esempi di "maggiori ignorati" Bach, Papin o Edison, ma Monteverdi, Barsanti e Brugola.
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