Parsifal, Wellber-Vick, Palermo

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daphnis
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Parsifal, Wellber-Vick, Palermo

Messaggio da daphnis » 02 feb 2020 11:38

Circa quindici minuti di applausi alla prima , ripetutisi alle due repliche cui ho assistito. Questo l'esito del Parsifal che apre, benissimo, la direzione musicale di Omer Meir Wellber al Massimo di Palermo. All'uscita dal teatro dalla prima delle due serate cui abbiamo assistito, Wellber ci arriva davanti con la frase "che musica pazzesca!" che poi preciserà "per il direttore sono come ore di immersione in una marea densa, non c'è il colpo d'ala ma sei come avvolto nella musica". Esatto.
Omer Wellber è un giovane uomo di Israele, dalle fortissime convinzioni, ed è ovvio che l'incontro con Wagner (e proprio questo Wagner!) sia un confronto. Wellber è un giovane uomo di Israele dalla tipicissima, acuminata intelligenza. Graham Vick è un regista di pazzesco talento scenico, talora discutibile nelle scelte estreme delle sue messe in scena, ma sempre stimolante e a sua volta intelligentissimo. Insieme, e inscindibilmente, con un lavoro simbiotico come raramente è dato riscontrare nel teatro d'opera, Wellber e Vick ci danno un Parsifal in un certo senso (uso le parole dello stesso Wellber) "de-parsifalizzato", il che non significa sminuito, anzi! Significa che, mettendo fra parentesi una certa "sacralità", ci arriva un Parsifal atrocemente, durante, e "dolcissimamente", alla fine, umano. E ci arriva, in musica ed in scena indissolubilmente, con una forza plastica dirompente.
Vick ambienta in una situazione di deserto - una spettacolare pedana color sabbia che si proietta fin sopra la buca dell'orchestra "addosso" al pubblico. Un deserto popolato da cavalieri-soldati in missione di "pace" (no: guerra). Kundry è una misteriosa donna araba velata, poi diventerà una seduttrice lasciva, infine una scarmigliata redenta. Amfortas è un "cristo" coronato di spine, lancinante fin dalla prima apparizione, nudo sulla barella portata dai soldati. Le fanciulle in fiore sono letteralmente fanciulle in fiore. Parsifal è un "cretino", uno "scicco" (lo dirà lui stesso, del resto) che diventerà, alla fine, il nuovo "cristo" (ma il termine va inteso in senso di religiosità-umanità universale, non di "una" religione: Vick è molto accorto) d'una dolcissima immagine di £lasciate che i piccoli vengano a me": i bambini, qui, costruiscono un cielo che i grandi distruggono, ma alla fine vincono i bambini, la "purezza folle" di Parsifal "di cui - scrive Vicke in una brevissima nota tematica sul programma di sala - abbiamo sempre e più che mai bisogno".
La risposta in buca di Wellber e orchestra è un soffio continuo di suono leggero e avvolgente. L'impegnatissima orchestra del Massimo non ha, di suo, è ovvio, il peso delle formazioni tedesche. Ma Wellber ne fa una virtù e una scelta musicale perfettamente in linea con il progetto scenico. E' una musica "umana" (sì, "dialogica" rispetto alle intenzioni stesse di Wagner, ma il dialogo con Wagner è, appunto, la scelta stimolantissima di questo Parsifal Wellber-Vick), avvolgente, di volta in volta violenta (ma senza eccesso di peso e sonorità, solo attraverso minimi, calibrati cambi di espressione) o tenerissima (il finale è una trasfigurazione sonora: ed è geniale, appunto la trasfigurazione di suono delle campane, magnifiche!, da violenza ad estasi d'umana tenerezza). "Ho voluto delineare una vicenda-meditazione di umanità per gli uomini" ci dice Wellber. Qui, a Palermo dove Parsifal fu concepito (il suo armonium, o meglio quello della camera d'albergo ove lavorò, è nel foyer del Massimo), ha pieno senso un Parsifal "umano", pregno di luce mediterranea, "nostro". E ce l'ha perché Wellber e Vick, insieme, lavorano, per noi, con una coerenza totale. Il pubblico applaude, tantissimo, e discute, in sala e fuori, altrettanto: c'è chi è d'accordo e chi no, e chi è comunque affascinato, e questo è, crediamo, proprio quello che Wellber, Vick e il Massimo stesso volevano: bene un teatro che faccia pensare e discutere il suo pubblico! E' l'indicazione che, in Italia, ci sta arrivando sicuramente da Roma e ora da Palermo. Un po' tristi invece quei teatri (e ahimè qualcuno c'è) in perenne ricerca di consenso con scelte di titoli e di allestimenti accomodanti, sui quali star seduti senza rischio.
La compagnia di canto risponde benissimo a podio e regia sul piano scenico (recitazione e gestualità pazzesche, talento di Vick!) e da bene a molto bene su quello vocale. Vertice la Kundry di Catherine Hunold, dinamiche amplissime e suono di voce sempre splendido dal "piano" all'invettiva: cantante assolutamente da riascoltare (era stata prevista la Wessbroeck, dichiaratsi assente già mesi fa, ma sostituita benissimo, visto l'esito). L'Amfortas di Tomas Tomasson , il Gurnemanz di John Relysa, il Parsifal di Julian Hubbard hanno una "presenza" letteralmente fotografica, il "lato umano" di cui abbiamo parlato, riposa benissimo sulle loro spalle. Debole e sfibrato nel tessuto vocale il Titurel di Alexei Tanovitski (ma in un certo qual modo, funzionale pure lui). L'orchestra è impegnatissima e manifestamente partecipe, nei volti e nei gesti. Si sente che il coro, certamente, perfettibile, ha inziato un lavoro "in progress", importante, nelle mani auree del miglior maestro immaginabile, Ciro Visco reduce dalle favolose stagioni di guida del Coro di Santa Cecilia. Si esce commossi ed emozionati, nella città splendida (i profumi della cucina di strada, tutto il centro antico-normanno in completamento di favoloso restauro mentre una bellissima gioventù ha riconquistato le strade) e si ha la netta impressione della importante, inaugurale realizzazione di un teatro che, nel panorama italiano, è quello che ha, proprio di questi tempi, iniziato un cammino di nuova intraprendenza. Il talento, l'entusiasmo, la carica umana e la simpatia stessa di Omer Meir Wellber sono una via preziosa. Un episodio: alla secona delle due repliche cui abbiamo assitito, è prevista ed effettuata la registrazione per la rete televisiva Arté che diffonderà il Parsifal palermitano sugli schermi, giustamente, il prossimo Venerdì Santo 2020. All'inizio si spengono le luci, arriva Wellber sul podio, si inchina svelto al pubblico, si gira verso l'orchesta e... in quel momento, per un intoppo ad un impianto di registrazione, si diffonde in sala un pazzesco barrito elettronico, un boato spaventevole. Omer (lo vedo bene dal mio palco laterale) non batte ciglio, anzi lo alza appena, fa un sorriso all'orchestra, si gira e, con voce impostata annuncia al pubblico: "è lo spiiiiritooo di Waaagner!". E tutta la sala esplode in una risata liberatoria. Poi imperterrito, il direttore attacca il preludio. Ecco, questo è lo "spiiirito" giusto. Buon lavoro, a un Wellber che va al Massimo!

marco vizzardelli



albertoemme
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Re: Parsifal, Wellber-Vick, Palermo

Messaggio da albertoemme » 05 feb 2020 18:51

Ho ascoltato la diretta radio (disponibile per 10 giorni dal 26.1). Direi un Parsifal sufficiente ma nulla di particolare. Qualche tempo fa sul forum qualcuno temeva che l’Italia stesse perdendo Omer Meir Wellber. Io in epoca non sospetta dissi di dubitare che Omer Meir Wellber volesse perdere l’Italia...

Dr.Malatesta
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Re: Parsifal, Wellber-Vick, Palermo

Messaggio da Dr.Malatesta » 05 feb 2020 20:22

albertoemme ha scritto:
05 feb 2020 18:51
Ho ascoltato la diretta radio (disponibile per 10 giorni dal 26.1). Direi un Parsifal sufficiente ma nulla di particolare. Qualche tempo fa sul forum qualcuno temeva che l’Italia stesse perdendo Omer Meir Wellber. Io in epoca non sospetta dissi di dubitare che Omer Meir Wellber volesse perdere l’Italia...
E stavolta sono completamente d'accordo
Matteo

fuor del mar ho un mare in seno

daphnis
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Re: Parsifal, Wellber-Vick, Palermo

Messaggio da daphnis » 06 feb 2020 12:02

"Omer Meir Wellber. Io in epoca non sospetta dissi di dubitare che Omer Meir Wellber volesse perdere l’Italia"...


.... pur mantenendo, anche dopo la nomina a Palermo, i suoi due ruoli di primo direttore ospite alla Semperoper di Dresda e di direttore musicale della BBC Philarmonic Orchestra, incarico assunto nel 2019.


marco vizzardelli

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