"Risurrezione" di Franco Alfano a Firenze. Una occasione (perduta?)

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Dr.Malatesta
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Re: "Resurrezione" di Franco Alfano a Firenze. Una occasione (perduta?)

Messaggio da Dr.Malatesta » 27 dic 2019 16:16

karalis ha scritto:
27 dic 2019 09:40
Vediamo cosa succederà con Palla de' Mozzi di Marinuzzi a Cagliari tra un mese.
Che già il nome è tutto un programma (poi avendo ascoltato la sua Jacquerie...)


Matteo

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karalis
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Re: "Resurrezione" di Franco Alfano a Firenze. Una occasione (perduta?)

Messaggio da karalis » 27 dic 2019 16:20

Appunto! Pietoso velo sulle battuttacce che circolano in teatro e fuori.

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karalis
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Re: "Resurrezione" di Franco Alfano a Firenze. Una occasione (perduta?)

Messaggio da karalis » 27 dic 2019 16:23

karalis ha scritto:
27 dic 2019 16:20
Appunto! Pietoso velo sulle battuttacce che circolano in teatro e fuori.
Pardon, battutacce ...

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mascherpa
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Re: "Resurrezione" di Franco Alfano a Firenze. Una occasione (perduta?)

Messaggio da mascherpa » 28 dic 2019 08:56

Potrebbero magari riprendere anche l'Intrusa di Guido Pannain: magari al Carlo Felice, dove l'opera ebbe la prima assoluta, mi pare nel 1940...
Si ce que je dis ne vous plaist pas, je ne scais qu'y faire. C'est moi, pourtant, qui exprime la vérité (JC, d'après GTdL)

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ZetaZeta
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Re: "Resurrezione" di Franco Alfano a Firenze. Una occasione (perduta?)

Messaggio da ZetaZeta » 28 dic 2019 11:15

karalis ha scritto:
27 dic 2019 09:40
ZetaZeta ha scritto:
26 dic 2019 18:43
karalis ha scritto:
25 dic 2019 11:14
Io la vidi nel 1975 a Cagliari e ne ho un ricordo non grato per essere farraginosa e lenta. Unico pregio la rivelazione nel ruolo protagonistico di Olivia Stapp, una meteora nel panorama lirico a seguire.
Sì, però mettiamoci d'accordo: se si fanno sempre le stesse opere, non va bene perché si rimane nella routine; se si fa qualcosa di nuovo, è noioso e quindi non va bene nemmeno quello....
Ben vengano i titoli inconsueti ma anche la legittimità di un giudizio non favorevole a posteriori. Vediamo cosa succederà con Palla de' Mozzi di Marinuzzi a Cagliari tra un mese.
Il fatto che un'opera sia uscita dal repertorio vuol dire già in partenza che il giudizio della storia non è positivo. È evidente dunque che uscire dal repertorio vuol dire affrontare partiture problematiche o comunque meno digeribili.

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Jor
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Re: "Resurrezione" di Franco Alfano a Firenze. Una occasione (perduta?)

Messaggio da Jor » 31 dic 2019 18:54

mascherpa ha scritto:
28 dic 2019 08:56
Potrebbero magari riprendere anche l'Intrusa di Guido Pannain: magari al Carlo Felice, dove l'opera ebbe la prima assoluta, mi pare nel 1940...
Si, diretta da Capuana.
E' un Opera in un atto molto d'effetto anche grazie al testo letterario di Maeterlinck da cui è tratta.
La mia preferita di Pannain.
Ce ne sono di Opere italiane poco conosciuto e che potrebbero essere riprese, penso ad esempio al Tamburo di panno di Orazio Fiume o a La danza di Salomè di Roberto Lupi.
ZetaZeta ha scritto:
28 dic 2019 11:15
karalis ha scritto:
27 dic 2019 09:40
ZetaZeta ha scritto:
26 dic 2019 18:43

Sì, però mettiamoci d'accordo: se si fanno sempre le stesse opere, non va bene perché si rimane nella routine; se si fa qualcosa di nuovo, è noioso e quindi non va bene nemmeno quello....
Ben vengano i titoli inconsueti ma anche la legittimità di un giudizio non favorevole a posteriori. Vediamo cosa succederà con Palla de' Mozzi di Marinuzzi a Cagliari tra un mese.
Il fatto che un'opera sia uscita dal repertorio vuol dire già in partenza che il giudizio della storia non è positivo. È evidente dunque che uscire dal repertorio vuol dire affrontare partiture problematiche o comunque meno digeribili.
Non sapevo che la partitura dell'Orontea di Cesti fosse problematica o comunque meno digeribile.

cavalieredanese
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Re: "Risurrezione" di Franco Alfano a Firenze. Una occasione (perduta?)

Messaggio da cavalieredanese » 15 gen 2020 14:03

Vista la pianta dei biglietti disponibili, sembra che ci sia un pò di gente domenica. Nella altre tre recite c'è il deserto.

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marcob35
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Re: "Risurrezione" di Franco Alfano a Firenze. Una occasione (perduta?)

Messaggio da marcob35 » 16 gen 2020 18:59

La pianta della prima di "Resurrezione" alle 18:56 del giorno avanti la prima: complimenti ai fiorentini e toschi.

https://drive.google.com/file/d/1GSX6d- ... sp=sharing
Non hai i permessi necessari per visualizzare i file allegati in questo messaggio.
Non leggo mai le critiche degli altri. (Paolo Isotta)

cavalieredanese
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Re: "Risurrezione" di Franco Alfano a Firenze. Una occasione (perduta?)

Messaggio da cavalieredanese » 17 gen 2020 23:40

sentita alla radio. Non mi è sembrata niente male.

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marcob35
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Re: "Resurrezione" di Franco Alfano a Firenze. Una occasione (perduta?)

Messaggio da marcob35 » 18 gen 2020 00:10

Era di venerdì 17
[Tempo medio di lettura 6 minuti]

Il 13 e il 17 sono numeri particolari. A seconda delle culture essi-specie se associati al venerdì-sono considerati di buon augurio o jella.
Un famoso film di Mario Soldati, interprete Alberto Sordi, si intitolava come questo post, e parlava di una difficile giornata. Carlo Verdone è nato il 17 novembre ed ha raccontato che in famiglia erano preoccupati di tale infausta circostanza.
Mentre il 13-in Italia-anche e pure di venerdì-porta fortuna.
Non così in America: l'Apollo 13 (la missione spaziale che stava per costare la vita ai tre astronuati del volo), partì da Capo Kennedy alle ore locali 13:13.

Così la prima di "Resurrezione" o "Riserruzione" come preferite, di cui al "topic" è andata in scena nella giornata infausta. Ma-numero sfortunato o no-si è trattato di una splendida occasione con una eccellente resa generale. Ma andiamo con ordine.

"Apri le orecchie, principe. Tu vuoi salvarti per mezzo mio. Salvarti l'anima per l'altro mondo. E lo fai solo perché hai paura. Tu per me non senti niente. Non hai mai sentito niente".


Queste le parole di Katiuscia nell'opera di Tolstoi, un capolavoro della letteratura.
Ma i "capolavori" della letteratura possono efficacemente essere trasposti per forza e carattere in un altro linguaggio artistico, come quello della musica, del melodramma?
Si è detto che l' "Otello" di Boito (per Verdi) sia paradossalmente migliore di quello di Shakespeare, comunque perfettamente adeguato alla scena lirica e la realizzazione musical-drammaturgica di Beppino calzante.

Nella storia operistica si danno molteplici casi, specie infelici e qualche rarissimo all'opposto. Tutto dipende proprio dalla base di partenza. Nel Novecento le trasposizioni-dato il linguaggio musicale dell'epoca-hanno funzionato meglio, ma si pensi cosa avrebbero dovuto patire i responsabili presunti per un adattamento lirico de "La Recherche".

L'opera del ventinovenne Alfano, la sua terza ma la prima significativa e duratura nel XX secolo, deve misurarsi anche con queste problematiche e va detto che-causa il debole e superficiale libretto di Cesare Hanau e Camillo Antona Traversi, con una stesura (in prosa, da una riduzione teatrale parigina) talvolta banale ed infelice-appare piena di buone, buonissime intenzioni, specie quando il compositore segue il proprio sicuro istinto "sinfonico" ed anche quello teatrale-scenico dell' "effetto", del "colore", dell' "ambiente", pure lirico. Il che potrà apparire un controsenso se aggiungiamo in fine che "Resurrezione" ha il difetto di non commuovere, di non emozionare, di non scavare nelle profondità tolstoiane (e come potrebbe?), restando su quel piano del quasi bozzetto in cui-per esempio-il pessimo Mascagni ha prodotto coeve prove e non certo solo lui.

La musica assomiglia (specie nel I atto) troppo a Puccini e non è Puccini o ricorda il più noioso sor Giacomo, quello di "Madama" o "Fanciulla" (1904-1910); ma il collega ed amico maggiore aveva-pur nelle temperie dell'Italia melodrammatica verista e poi-una forza maggiore, non-si badi-una tecnica più forte, e la consegna degli Editori e di Toscanini di affidare proprio ad Alfano il completamento della "Turandot" pucciniana aveva un senso ed un motivo anzitutto di appropriato perito alla bisogna. Tuttavia Alfano è ben più interessante quando "non fa" (il) Puccini. Non ne avrebbe bisogno.

La parte più attraente dell'opera è senza dubbio lo strumentale diviso tra terra tedesca e francese, fatta di squarci sinfonici (come nell' "Interludio" del III atto; o nell' Introduzione del IV atto con l'effetto affidato al corno inglese). L'atto più convincente è certamente il II, pure per l'aria di Caterina "Dio pietoso" ed anche il III, per esempio nella scena dell'appello delle prigioniere, mentre l'atto iniziale appare lento e convenzionale. Riescono benissimo i finali d'atto ad Alfano, che aveva un vivace senso del sipario e il tema di attacco dell'opera che ritorna in chiusa si segna nella memoria dell'ascoltatore.
Ed efficacissimi sono gli effetti corali, ora liturgici, brumosi, di lontanza diffusi (I e IV).

Ma l'opera così come scivola, è troppo breve, breve rispetto allo svolgimento psicologico del romanzo di Tolstoi e l'inclinazione verista o giù di lì della fattura, nuoce, malgrado-ripeto-si colga che dietro c'è un musicista di valore e capacità. Per tale motivo consiglio di andare a sentire una delle repliche (il teatro è a vostra disposizione vuoto com'è). Il romanzo di Tolstoi è mediamente di 600 pagine e leggerlo prima (per chi non conosce) aiuterebbe a capire la nostra "critica" su esposta. Fate i filologi una volta tanto! Potete leggerlo anche dopo, via, ma fatelo!

L'allestimento fiorentino (da un preesistente del Wexford Festival Opera) ha avuto molteplici punti di forza ed essi vanno rintracciati da un lato nell'ammirevole concertazione e direzione di un appassionato Francesco Lanzillotta con un'orchestra in stato di grazia, oserei dire, così come per il coro.
Poi c'è stata la "rivelazione" di Anne Sophie Duprels, parigina del 1973, portentosa sia nel canto che in scena che disegna la protagonista dell'opera con veemenza e partecipazione.
Accanto il tenore americano Matthew Vickers, che seppur di impatto inferiore rispetto alla collega, riesce a risolvere bene una parte certamente infelice nella partitura di Alfano.

E l'allestimento di derivazione irlandese-con la regia molto riuscita e convincente di Rosetta Cucchi, oscillante nell'impianto visivo da luminosità rarefatte a bianchi e nero in sintonia con le varietà musicali dell'Autore partenopeo-è certamente l'altro vantaggio di questo spettacolo.
Così come l'intero organismo delle ventisei voci previste in organico.
Peccato che il pubblico fosse minimo e che un giudizio colto al volo da chi qui scrive, nel bookshop del teatro, di una spettatrice fiorentina (?) richiesta di esprimersi sulla prima parte (atto I e II), sintetizzasse così: "Bah... Gli ho visto di certi spettacoli a Londra... Tutta un'altra 'osa... Ma per questa piccola città di provincia, che vuoi fare?".

Al che, bisognerebbe dire che Marchionne aveva di molto ragione, a ritenere la città del Giglio, modesta e provinciale, se appunto i suoi stessi abitanti originari, ostentano grossolane affermazioni.
Spettacolo da correre a vedere e sentire.

https://www.maggiofiorentino.com/events/resurrezione/
Non leggo mai le critiche degli altri. (Paolo Isotta)

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