A cosa servono questi critici (e le loro recensioni)?

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marcob35
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Una domanda ai signori critici (quelli veri e quelli amatoriali): "Quanto tempo ci mettete?"

Messaggio da marcob35 » 09 nov 2019 10:00

No no, per l'amor del cielo! NON sto facendo una domanda a doppio senso, affine ad un "topic" che sembra aver scatenato pruderie riguardo Verdi e Puccini, tanto da (lo scrivo in ungherese, ché loro son sempre stati audaciosi) "gyengít" il titolo di quel "topic" (cfr. il mio motto).

Sto semplicemente e serissimamente chiedendo a chi bazzica qui per dovere o piacere, ma anche altrove, se per una recensione/articolo o anche un "topic"/"post" nel "thread" (in guisa di critica composita) impieghi i canonici, anglosassoni "trenta minuti" (per le 60 righe di mattioliana memoria), quelli per intenderci del critico di danza Arnold Haskell, o l'oretta di Massimo Mila.

Personalmente-specie se debbo scrivere "kattivamente"-ci metto tra i 30 e 60 minuti, ma molto dipende se hai o non hai da dire: nella prima ipotesi il pezzo fluisce come la Moldava.
E' difficile invece scrivere "se non hai nulla da dire"... (ma al vero qualcuno ci riesce benissimo e lunghissimamente, vedi certi siti on line).

Una volta una collega assai più navigata di me, riscrisse davanti ai miei occhi, l'intero mio articolo che urgeva per la stampa sul nostro giornale di carta: impiegò quindici minuti per le 40 righe assegnate.
Un incanto. E pendeva dalle mie labbra, ché lei non aveva visto lo spettacolo!

A questo link vi è anche un sondaggio https://www.sondaggio-online.com/s/1e890a9
e a quest'altro gli immediati risultati https://www.sondaggio-online.com/result ... a9-552398a
Il tutto per un mese da oggi.
(Attenzione: si può partecipare una sola volta, il sistema blocca ripetizioni)

Grazie mille.


Non leggo mai le critiche degli altri. (Paolo Isotta)

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marcob35
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A che servono questi critici (e le loro recensioni)?

Messaggio da marcob35 » 12 nov 2019 00:38

[Tempo medio di lettura: tre minuti; 50 righe]

Mentre per la gente comune, lo spettatore sia esso più o meno colto, la discussione di uno spettacolo (proprio quello operistico poi!) ha una sua ragion d'essere, esattamente come ci si cava gli occhi allo stadio, lo specialista (vero o presunto, grande o modesto, si chiami Mila o Mattioli o Rossi-Bianchi) ha una propria evidentissima funzione (e quindi un dovere professionale o perlomeno un muoversi con inclinazione da professionista).

La fatale "recensione" viene da molti fruitori ma anche dagli stessi "produttori" intesa come giudizio su quel che è stato (oltre che avrebbe dovuto essere, nel caso di supposta difformità rispetto ad una logica critica più o meno tale e di riferimento).
Ma la realtà è che la recensione-tutte indistintamente e perlomeno nell'immediato (ossia quando non siano divenute "storiche" e facciano cronaca della letteratura sull'oggetto)-deve servire prioritariamente ad invogliare o disinvogliare lo spettatore potenziale per recarsi (o non) ad assistere alla performance, "subito" dopo la prima recita ufficiale (quando non vi sia stata addirittura una anteprima riservata, che funziona a "priori"). Sia positiva o negativa, incentivante o disincentivante. Promozionale perciò (paradossalmente pure all'opposto).
Ne consegue che la recensione a cose fatte, vale a dire quando non vi è più la possibilità di condursi (inclusi tutti i problemi logistici e di spesa), serve a poco, chiaramente conservando il valore di cronaca e testimonianza, sia pure non verificabile dall'utente, che crede sulla parola e sulla fama del censore.

Detto questo è altrettanto palese che la recensione, quando non serva agli artisti per inserirla nel proprio curriculum (ammesso che), deve essere interessante e piacevole di per se stessa, accattivante e leggibile.
Se essa non soddisfa a questi principi e quindi è lunga-lunghissima, tediosa, poco o nulla stimolante, non serve a un bel niente.
Faccio un esempio sopra la mia modesta persona di appassionato non sprovveduto.
A me dell'opera barocca e seria del periodo "classico" non mi importa praticamente un fico secco e anche dallo "stupefacente" Ermenegildo (sic!, ndr) di Rossini non sono attratto ma...

Ma se incappo nella recensione brillante di un Mattioli (apparsa oggi su "La Stampa") o un altro scaltro fate voi, sarei anche forse incuriosito ed invogliato, se non a fiondarmi nella bella Napoli di mutiana memoria (essendoci solo ancora una recita), a provare ad ascoltarne cinque minuti su Youtube o cose del genere.
In fondo siamo tutti-come sapete benissimo chi-sulla via per Damasco, desiderosi di incontrare un Kleiber o un Bernstein che ci illuminino.
Invece-ed è logico-se la Recensione (con la maiuscola) è pomposa, saccente, chiusa in se stessa, senza sprint ed ironia (perché stiamo parlando di una novelletta, non di un saggio musicologico, che fa-per lungaggine-concorrenza al Manzoni nonché Alessandro), a cosa caspita potrà servire, se non ad appagare l'ego dello scrittore in erba ma con i capelli meno in colore (e non di necessità, l'erba e il biancore sopra la capa)?
[Ogni riferimento a recensioni e Autori qui vicino, è assolutamente inesistente].
Non leggo mai le critiche degli altri. (Paolo Isotta)

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