«Idomeneo, re di Creta» a Roma

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violamargherita
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«Idomeneo, re di Creta» a Roma

Messaggio da violamargherita » 08 nov 2019 23:26

Finalmente si esce contenti da un Idomeneo mozartiano!
Mi aveva stradeluso la Scala col terribile Fasolis, mi aveva deluso Salisburgo coll’erratico Currentzis.
Stasera finalmente la presenza sul podio di un direttore di umanità autentica, alla guida di un’orchestra in grande spolvero e di un coro molto coinvolto, ha garantita una lettura eccellente.
L’attuale migliore fondazione lirica italiana mette in scena una spettacolo che ha la qualità della grande serata perché Mariotti e Carsen procedono di pari passo nel loro affronto della drammaturgia mozartiana. La sostanza della loro interpretazione è: Idomeneo ed Elettra sono due figure nere, dittatoriali, retrograde, irresponsabili. Il concept è realizzato in maniera così perfetta da sembrare l’unico possibile - mentre invece non lo è perché Mozart è polivalente e consente qualsiasi approccio -.
Serata positiva anche per il cast: Workman autorevolissimo come eroe cattivo, Rosa Feola finalmente convincente, Prieto ardimentoso eppur controllatissimo, la Persson bellissima come sempre e bravissima come non sempre, bene Johnston, benino Luciano.
Ovazioni meritatissime e prolungate, con punte per lo strepitoso Mariotti.
Son talmente contenta che mo’ vado a magnare malgrado l’ora tarda, come ai bei tempi.



marco_
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Re: «Idomeneo, re di Creta» a Roma

Messaggio da marco_ » 10 nov 2019 22:54

Condivido il commento di Violamargherita. Anzitutto sulla sensibilità musicale e umana di Mariotti, che si esplicita in uno dei suoni più belli che abbia sentito con quest’orchestra. Colore dolce, preciso ma senza vetrosità, con dinamiche sfumate, che veicola con naturalezza tutti i sentimenti della drammaturgia. Esclusi tre o quattro punti dove avrebbe potuto staccare tempi più rapidi, mi è parsa una prova maiuscola e in crescita rispetto all’ottimo Don Giovanni che diresse a Bologna un anno fa. Bene una volta tanto anche il coro di Gabbiani.

Workman è Idomeneo a partire dalla figura e dal portamento, di un’autorevolezza malinconica che mal cela un fondo di disperazione assai appropriata. Rimedia un’ovazione meritata dopo la sua grande scena, per saper piegare a ogni desiderio una voce normale eppure personalissima. Ideale la Feola, a partire dal numero di sortita cantato come le migliori Ilia del disco. Un gradino sotto ma più che discreti la Persson e Prieto. Lei si distingue per sensualità e mestiere sicuro, che più che compensano la voce un po’ dura nel primo e secondo atto. Lui è corretto e volenteroso, ma credo pecchi di genericità.

Ancora d’accordo con Violamargherita sull’allestimento di Carsen: si sposa alla lettura musicale, e con grazia rara traspone il dramma quasi che Mozart e Varesco fossero nostri contemporanei. La prima scena ricorda molto il suo Giulio Cesare milanese, con graticci analoghi a separare le fazioni. Qui il gioco è molto più potente: senza alcun perbenismo da salotto, siamo nei campi profughi della Turchia coi naufraghi da Siria o Libano che dalla spiaggia (riuscitissima la scenografia iperrealista) anelano alla Grecia. Diverse scene oltre a questa si imprimono nella memoria: il fantasticare sensuale di Elettra che esce scalza sulla spiaggia da una tenda militare, la tentata esecuzione di Idamante al chiarore dei falò, i giubbotti salvagente arancioni nel duetto degli amanti, le proiezioni di una città bombardata col coro a terra. In tutto questo la cura dei movimenti è impressionante, tanto dei singoli quanto delle masse, inclusi dettagli apparentemente secondari. Luci di eleganza suprema.

Il pubblico della pomeridiana, di solito indisciplinato, era molto concentrato e al termine si è trattenuto per applausi lunghi e calorosi.

daphnis
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Re: «Idomeneo, re di Creta» a Roma

Messaggio da daphnis » 18 nov 2019 12:47

Con una meravigliosa ultima replica, cui ho assistito, a teatro pieno, totalmente partecipe ed entusiasta, si è concluso il ciclo di questo Idomeneo. A mio parere, fra tutto ciò che ho visto nel 2019, spettacolo dell'anno per la totale compenetrazione interpretativa fra le parti, ovvero: direzione, regia, interpreti. E per il suono: la bellezza evocata da Michele Mariotti e pienamente resa da un'orchestra in stato di pura grazia, cresciutissima, visibilmente motivata e appassionata. E da un coro in chiara crescita.
Al di là dei commoventi contenuti dello spettacolo di Carsen (la presenza dei migranti "veri"), le geometrie animate diventano contenitore degli affetti estremi esattamente come, nella direzione di Mariotti, l'involucro "gluckiano" li contiene e li esprime al massimo grado. Questo crea un'unità d'intenti che si conferma nella straordinaria prova (canto e recitazione) di Charles Workman-Idomeneo, canto e gestualità in cui, appunto, l'espandersi degli aspetti e del soffrire avviene in un involucro di nobiltà che rende vieppiù struggente il personaggio, punta di un cast totalmente dedito alla causa. Ecco, struggente è l'aggettivo: mai mi era successo di commuovermi, ad una rappresentazione di Idomeneo, quanto mi è accaduto qui. L'equilibrio fra involucro classico e affetti produce, anche per la mobilità di fraseggi provenienti dal podio, una tenerezza infinita che pervade tutto e tutti, e l'ascolto. L'umanità, oltreché la perizia, del direttore Mariotti si fa anima di Mozart, per tutti noi. E tutto parte dalla direzione e dall'orchestra, che avvolge e modula e delinea il canto e la sua espressione, e si compenetra con quanto avviene in scena, sì che la rappresentazione ideata da Carsen (i militari, i migranti) si configura come totalmente "naturale". Fino alla fantastica spogliazione conclusiva del coro sul cenno di danze evocato da Mariotti con un "rubato" di supremo gusto. Grandissimo spettacolo totale, dal quale si esce commossi dal miracolo di un titolo mozartiano che, eseguito a tale intensità di lettura e di anima, non finisce di stupire.

marco vizzardelli

P.s. Il tutto si inserisce nella felice impressione complessiva lasciata, in tutti i suoi elementi (personale sorridente, efficienza, senso di appartenenza e di squadra) di un ambiente, l'Opera di Roma, un tempo critico, oggi portato dalla gestione-Fuortes ad una forte creatività e ad una identità di compenetrazione con la città (i romani sono ridiventati orgogliosi di andarci e di essercI), che chi arriva da fuori immediatamente coglie.

proiets
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Re: «Idomeneo, re di Creta» a Roma

Messaggio da proiets » 19 nov 2019 17:36

Io non so se l'Opera di Roma sia davvero la migliore fondazione lirica italiana come sostiene Violamargerita, non faccio abbastanza viaggi operistici per poterlo dire . So soltanto che, da romano emigrato a Bergamo molti anni fa, recentemente ci sono tornato con grande soddisfazione e direi anche orgoglio. Se escludo un Trovatore incompiuto, negli ultimi anni ho inanellato Il Trittico, Benvenuto Cellini, Billy Budd, questo Idomeneo, spettacoli di alto livello complessivo. Insomma, ero uno di coloro che concordava con chi, provocatoriamente, auspicava la trasformazione del Teatro in garage, ed ora mi ritrovo ad assistere incredulo a degli anni d'oro. E poi lasciatemi dire che mai negli ultimi anni avevo sottostimato preventivamente un cantante come mi è accaduto con Charles Workman, il cui Fuor del mar è stato una delle più intense emozioni interpretative recenti.

fraaaa
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Re: «Idomeneo, re di Creta» a Roma

Messaggio da fraaaa » 19 nov 2019 22:32

Be' nemmeno io lo so ma se me chiedessi e leggessi il giudizio di violamargherita sicuramente dedurrei, vista la facile faziosita' dei suoi stessi, che non lo e'!!!!(vedi Gatti detto anche il massimo direttore vivente, l'unto dal Signore!!!!!)

violamargherita
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Re: «Idomeneo, re di Creta» a Roma

Messaggio da violamargherita » 19 nov 2019 23:28

fraaaa ha scritto:
19 nov 2019 22:32
Be' nemmeno io lo so ma se me chiedessi e leggessi il giudizio di violamargherita sicuramente dedurrei, vista la facile faziosita' dei suoi stessi, che non lo e'!!!!(vedi Gatti detto anche il massimo direttore vivente, l'unto dal Signore!!!!!)
Facciamo così: ne riparliamo quando impari a scrivere in italiano quantomeno corretto.

daphnis
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Re: «Idomeneo, re di Creta» a Roma

Messaggio da daphnis » 20 nov 2019 00:54

"...Charles Workman, il cui Fuor del mar è stato una delle più intense emozioni interpretative recenti."



Sono d'accordo con questo giudizio e lo prendo ad occasione per dire che abbiamo ascoltato una cosa bella, non roviniamo
il topic con eterne polemiche, qui si parla di un bell'Idomeneo e di un teatro che finalmente sta funzionando dopo tanti anni difficili. Tutto qui. Ciao


marco vizzardelli
Ultima modifica di daphnis il 20 nov 2019 15:44, modificato 1 volta in totale.

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mascherpa
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Re: «Idomeneo, re di Creta» a Roma

Messaggio da mascherpa » 20 nov 2019 11:37

Personalmente non trovo difficile credere che Mariotti abbia fatto benissimo: dimostrò infatti un particolare feeling con l'Idomeneo già una decina d'anni fa, quando lo diresse a Bologna e poi a Ferrara (dove lo sentii con enorme piacere).
Der Weg der neuern Bildung geht
von Humanität
durch Nationalität
zur Bestialität

(F. Grillparzer, aprile 1849)

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τί μοι σὺν δούλοισιν;

M.Grazia Pellegrini
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Re: «Idomeneo, re di Creta» a Roma

Messaggio da M.Grazia Pellegrini » 20 nov 2019 16:47

In verità egli fa tutto ben quello ch'ei fa!

daphnis
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Re: «Idomeneo, re di Creta» a Roma

Messaggio da daphnis » 20 nov 2019 18:25

"L'umanità, oltreché la perizia, del direttore Mariotti si fa anima di Mozart, per tutti noi".



Non è bene autocitarsi, ma la sintesi di quanto abbiamo ascoltato era, nel mio commento, questa frase. Da lì procedevano il canto di Workman, in primo luogo, e quello degli altri interpreti. E lo spettacolo andava nello stesso senso, in rara unità d'intenti. Non si dimentica, questo Idomeneo.


marco vizzardelli

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