Ricordo di Vittoria Ottolenghi (1924-2012)

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marcob35
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Ricordo di Vittoria Ottolenghi (1924-2012)

Messaggio da marcob35 » 08 nov 2019 18:47

[Tempo medio di lettura: 6 minuti]

Donna Vittoria, come era affettuosamente chiamata nell'ambiente giornalistico tra gli "specialisti" (anche) della danza, una volta mi fece osservare che il suo grande amico e collega Alberto Testa, fosse nato il 23 dicembre, ossia il giorno in cui si onora Santa Vittoria (+ 253).
Il professor Testa ammiccava dicendo: "Beh... Sai, le stelle..." agitando la mano in alto.
Assieme al romano Gino Tani, docente di storia della musica e della danza presso il conservatorio di S. Cecilia, all'Opera di Roma e all'Accademia di Danza, Vittoria Ottolenghi era un autentico maestro della materia e in Italia tutti e tre inarrivabili, pochi stranieri potevano gareggiare con loro.

E' venuta a mancare sette anni fa, ad ottantotto anni, il 10 dicembre 2012 [*], dichiarando agli intimi che non si sentisse ancora "pronta". Aveva degli occhi azzurri che dovevano aver in qualche misura ammaliato Luciano Berio, e curò di lui il suo famoso e storico programma degli anni settanta (cercatelo su RaiPlay, "C'è musica e musica": tanto per vedere che nella musica e sua diffusione i problemi sono gli stessi dai tempi di Monteverdi in poi).

Vittoria Ottolenghi, che nelle foto di mezza età è un mix tra Greta Garbo e Crudelia de Mon con la sigaretta lunga tra le dita, ha creato uno dei programmi televisivi più longevi e seguiti sulla danza (e il balletto, che è-il balletto-solo una parte della danza): "Maratona di danza" oltre vent'anni, da dove passò un po' tutto nel genere, che essa sapeva introdurre ed illustrare con una sobrietà e competenza ammirevoli. Un giorno alla stazione di Santa Maria Novella a Firenze, l'accompagnai alla biglietteria e lei mostrò la carta di identità per ottenere lo sconto anziani sul biglietto: l'impiegata la individuò e le manifestò il proprio piacere di conoscerla. "Che carina...-mi disse poi senza enfasi-Mi ha riconosciuta...".

Ha raccontato la sua vita, la sua famiglia, il secolo in cui era nata, gli incontri con artisti d'ogni tipo ("Trilussa... Un grande intellettuale... Un po' fascista, ma grande"), la guerra, i suoi inizi da autodidatta per la danza (su incarico di Silvio D'Amico per l'Enciclopedia dello Spettacolo), lei che era una specialista però in Letteratura inglese, essendosi laureata con Mario Praz.
Naturalmente era una amica personale dei grandi divi della danza del Novecento, primo certamente Nureyev. I suoi libri, molto eclettici in fondo, testimoniano una peculiarità del suo carattere, la curiosità e un piacere della ricerca puntuale ma poi in genere. Un atteggiamento dunque, una forma mentis.

Abitava in una vecchia casa all'inizio di Via Nazionale a Roma, accanto all'Opera e sulla grande terrazza che si apriva verso il retro, ricordava le molte feste con tante persone dell'ambiente sino a tarda notte, tra ricordi e memorie. Con una punta di civetteria per nulla sgradevole e sempre sorridendo, accompagnava all'ascensore quando uscivi, dandoti l'arrivederci per una prossima cena, dove avrebbe dato prova della sua maestria-non nella critica-ma nella cucina, ché in questa diceva di essere una autentica maestra!

Per un po' di tempo ebbi il piacere e l'onore di far parte con lei (e altri VIP della musica, teatro di prosa e musica) di una commissione territoriale sul sostegno economico alle realtà culturali della Toscana: al di là del lavoro di équipe sull'oggetto, era sempre un divertimento ascoltarla tanto sulla sua materia, quanto sul più e sul meno. Una volta che reduce la sera prima da una favolosa recita di "Salome" di Strauss al vecchio Comunale fiorentino, manifestai il mio entusiasmo al Direttore artistico di allora il quale si dichiarava soltanto mediamente soddisfatto, raccogliendo il mio stupore per la "frigidità" del suddetto, Vittoria Ottolenghi che era presente intervenne: "Ma sai-si rivolgeva a me-questi qui sono degli impiegati della cultura, burocrati, mica come noi, appassionati veri...".

Quando entrava a "casa sua" (l'Opera di Roma) i direttori di sala le aprivano le porte e accennavano un leggero inchino... Poi-durante l'intervallo della prova de "Les Sylphides" consolava Vassiliev (allora direttore del Ballo) che scendeva in platea, accanto a noi, furioso e piangente per i cattivi (secondo lui) esiti e poco dopo arrivava Gian Carlo Menotti (ed io mi mettevo sull'attenti, rimproverato dal Maestro: "Cosa fa in piedi??? Si segga!") e prendeva a discutere di varie ed eventuali.

Della sua passione (e di quella di tanti) per la danza (un'arte antica e sovrana) spiegava:

“Perché è l’unica attività umana, oltre all’amore in alcuni casi, non poi così comuni, in cui l’uomo è lì tutto. Fisico, mentale, sentimentale. Perché è effimera, l’unica cosa che puoi salvare sono brandelli della memoria, ma che brandelli signori!”

Nel dicembre 2012 appresi-dopo alcuni tempi di silenzio personale mio-della sua morte e ne rimasi molto addolorato, senza in realtà poter far giungere qualcosa di significativo come cordoglio a chi le stava più vicino nei mesi terminali. La scomparsa del suo collega ed amico Professor Testa, avvenuta recentemente, mi ha consentito questa nota che affido alla testata ospitante, con una memoria luminosa e serena della gentile ed amabile Donna Vittoria.
Anch'essa ha dedicato una vita all'arte e contribuito a fare dello spettacolo diffuso al pubblico, qualcosa di vivificante, una bella lezione esistenziale al servizio della danza e della musica.

[*] viewtopic.php?f=1&t=17872&p=592377&hili ... hi#p592377




Variazione di Kitri (detta "del ventaglio") dal "Don Chisciotte" di Petipa; musica di Riccardo Drigo per l'edizione pietroburghese del 1902 curata da Gorsky sulla originale partitura di Léon Minkus, 1869; edzione del Bolscioi alla ROH.


Non leggo mai le critiche degli altri. (Paolo Isotta)

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