Lezioni di stile: Muti prova (e fa provare?) «'a traviata»

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marcob35
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Lezioni di stile: Muti prova (e fa provare?) «'a traviata»

Messaggio da marcob35 » 07 nov 2019 23:28

[Nota del giorno 8, ore 10:22: ho corretto ora il link a RaiPlay, in calce; per un errore tecnico la seconda parte, trasmessa in seconda serata ieri 7 sulla rete, era priva dell'audio in sede di giacenza archivio: non disperate. E' stata già rimossa (la seconda) e verrà sistemata, immagino]

Mi auguro che tutti-ma proprio tutti-anche Alberto Mattioli che certo non ama Muti (e non dica adesso che stia mentendo)-abbiate seguito la prima delle ben otto-diconsi otto!-puntate (1) sulle prove de "La traviata" (Rai5), la prediletta del nostro divertentissimo Maesschtre: come lui, non c'è proprio nisciuno, come Pappagone. Se avete perso, correte su RaiPlay [*] ed organizzatevi per sopperire alla mancanza, rivedere e a seguire.

I cattivi diranno che noia che barba che barba che noia.
Ed invece no: Muti è inesauribile e seppur in certa qual misura ripetitivo (Toscanini, le vecchie scuole, ai piedi del Vesuvio...) riesce ad intrattenere con qualche nuovissimo sprizzo e lazzo, complici (involontari e inconsapevoli) i giovanissimi allievi direttori e cantanti che giungono da mezzo mondo, incantati e stregati.

Tra le tante cose che nessuna critica benevola, malevola, ironica mia o di altri riuscirà a spiegare (dunque andate a vedere), la verità assoluta: quella "Traviata" che sta insegnando alla bella lituana o al cinesino, per tacere dei poveri cantanti costretti subito all'inizio della festa chez Florà a tornire ogni parola in accenti ed intenzioni ad di là dell'immaginabile (cosa farebbe con una "Die aegyptische Helena"?), la vorrebbe dirigere tutta e sempre lui.

E così-di fatti-avviene: nessuno dei partecipanti e presenti riuscirà mai a farla (la traviata, nel senso di povera donna perduta ed abbandonata) come egli l'ha idealizzata, fatta cosa propria e guai a chi me la tocca!
Ne escono momenti davvero esilaranti, ma-va detto-anche puntuali e verosimili, utili pure allo spettatore qualunque, dove Muti si rivela dotato di sense of humour e protagonista d'una vita in musica.
Perlomeno isso ('o Maesschtre) può (con quella bocca) dire ciò che vuole (ormai), laddove i signorini e le signorine in carriera, già pontificano precocemente e forse vanamente.


(1) Otto parti in quattro emissioni alle date 7, 14, 21, 28.11.2019.

[*] https://www.raiplay.it/video/2019/11/mu ... 9fbd3.html (prima parte)

https://www.riccardomuti.com/2019/11/07 ... n=20191022

Il trailer:



Non leggo mai le critiche degli altri. (Paolo Isotta)

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marcob35
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L'importanza della parola in Muti (Lo Maesschtre val bene una traviata)

Messaggio da marcob35 » 08 nov 2019 23:39

[Tempo di lettura 5 minuti circa]

A provare che le lezioni mutiane non siano vane alla riflessione e che-al tempo istesso-fallacissime o ambigue esse siano, almeno in taluni risvolti, là dove lo Maesschtre nostro porta all'esasperazione la sua smania di porgere il vero, si può notare (già nella prima ma poi di nuovo nella seconda parte delle prove giovanili su "Traviata"), quanto egli insista sull'importanza (fatale) della "parola".
Detto per le vie brevi Muti parcellizza le battute del libretto ad unità non solo del singolo lemma, ma della sua componente sillabica: il termine ha una sua importanza e vitalità, ma va contrapposto e bilanciato con gli altri elementi della frase, quando-come si diceva-non addirittura spezzettato nella sua stessa composizione.

A seguire accade che in determinati contesti (come nella frenesia scenico-teatrale della festa in casa di Flora) tale indicazione da seguirsi diventa esasperante e corra il rischio di restare una pia illusione nella prassi "oltre" la mirabile Accademia in quel di Ravenna.
Senza contare che bastano poche secondi e l'incalzare dell'azione aggiunga ulteriori necessità (secondo la lezione mutiana) di "segmentazioni" a fini espressivo-interpretativi.
Ciò (secondo lo Maesschtre) è comunque vero all'interno di frasi più lunghe, arie, dove egli indica (non senza banalità) necessario cogliere gli intimi significati del fraseggio discorsivo.
Perché-avverte il Nostro-il problema sta nell'opera italiana (ossia in lingua italiana), specie per questi cinesi, polacchi, lituani "eccetera eccetera" (come ama intercalare lui stesso), che sono digiuni e comunque (ovviamente) poco conoscitori delle pieghe e minuzie di una lingua "non" materna.

Quindi, per esempio

Dell'invito trascorsa è già l'ora...
voi tardaste...
Giocammo da Flora...
e giocando quell'ore volar.
Flora, amici, la notte che resta
d'altre gioie qui fate brillar...
fra le tazze è più viva la festa...
E goder voi potrete?
Lo voglio;
al piacere m'affido, ed io soglio
col tal farmaco i mali sopir.
Sì, la vita s'addoppia al gioir.


diviene un tormento degno della profondità della poesia/prosa wagneriana, ove certamente in quanto ad accenti sul singolo vocabolo e sul "fraseggio" possiamo star certi che di esempi e regole ve ne siano ad ogni angolo.
[in grassetto sottolineato le evidenze mutiane]

Per fortuna che l'opera lirica-storicamente-si serve essenzialmente di sole quattro lingue importanti: italiano, tedesco, russo e francese (la lingua inglese è poco usata e musicale e la spagnola ha poca letteratura). Quindi il direttore d'orchestra dovrebbe possedere in teoria, sempre secondo l'insegnamento del Muti, una piena totale padronanza di tali idiomi, ed i cantanti altrettanto.
Al vero quante volte abbiamo sentito un poniamo "Macbeth" (vedi Gardelli per dire) dove il coro delle streghe, dicono (accento a parte) in maniera del tutto incolore e persino ridicola e insignificante la parola, il verbo, la sequenza grammaticale?

Ne consegue che Karajan (il quale parlava e conosceva benino l'italiano) poteva tranquillamente scavare nel "Ring" ma-ci si chiede-Muti come se la vedrebbe con il "Boris", anche se il repertorio tedesco lo ha affrontato? Non abbiamo-ammettiamo pure-le testimonianze di una Accademia giovanile sulle difficoltà dell'Anello o qualsiasi altra opera non italiana e in altra lingua.
Fortuna vuole poi che l'opera lirica non si scriva più da un pezzo con tutto quello che ciò significa.

E' vero quanto avverte Muti ai suoi discepoli che si sentono "Traviate" tirate via non tanto e solo nella prassi strumentale e d'insieme, ma esattamente nel significato espressivo testuale e drammaturgico.
Tanto che-per lo Maesschtre-la festa da Flora è per nulla una frivolezza ed allegria di quella bella gente, ma un dramma pieno di lordura, già prima dello svolgimento della vicenda.
E' tutto scritto in Verdi, dopotutto.

Ma siccome la qui presente nota ci è stata stimolata dal sempre più accattivante direttore, gliene siamo grati e attendiamo di ascoltare altre illuminazioni nelle otto ore di prova registrata ed ancora-augurandogli lunghissima vita-per altri titoli a venire.
Con lo Maesschtre, almeno, la noia non si corre o se ogni tanto spunta non è forse colpa sua; meglio un vecchio Muti che un/a giovane... (nome a piacere).

1 ec per typo
Ultima modifica di marcob35 il 11 nov 2019 01:14, modificato 1 volta in totale.
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Strehler diceva (chi fa la regia dell'opera lirica?)

Messaggio da marcob35 » 09 nov 2019 11:51

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fraaaa
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Re: Lezioni di stile: Muti prova (e fa provare?) «'a traviata»

Messaggio da fraaaa » 09 nov 2019 11:58

Sono morto di noia dopo 5 minuti.

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Puck
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Re: Strehler diceva (chi fa la regia dell'opera lirica?)

Messaggio da Puck » 09 nov 2019 12:06

Al di là del fatto che questa affermazione mi sembra abbastanza discutibile, visto che direttori e registi dovrebbero avere un bagaglio tecnico per venire a capo del proprio mestiere completamente diverso l'uno dall'altro (e non basta saper leggere la musica per essere capaci in questo o quel lavoro), la cosa curiosa è che Muti in queste sue lezioni/interviste, che io non ho trovato granché interessanti, faccia continuamente riferimento a figure del passato come depositarie di verità indiscutibili: Strehler appunto, o Toscanini.
Credo dia una misura di quanto la sensibilità e il gusto di Muti siano distanti dall' attualità.

La cosa davvero interessante del documentario andato in onda su Rai 5 invece secondo me è osservare la competenza tecnica di Muti sul podio, il controllo assoluto dell'orchestra e del gesto o la sapienza nel concertare. In questo sì che è davvero un grande e può dare lezioni a chiunque.
How now, spirits?

Twitter @paololocatelli

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Re: Lezioni di stile: Muti prova (e fa provare?) «'a traviata»

Messaggio da marcob35 » 10 nov 2019 12:14

Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori, le cortesie, l'audaci imprese io canto...

Non avete seguito, eh? Dite la verità, siete degli snob, seguite le recite in quel di Decimomannu, ma lo Maesschtre ci avete fatto su un crocione e non lo guardate. Ma commettete un errore-con pemesso-perché s'impara da tutto e da tutti. E poi oltre alle esternazioni sue e alle bontà indubitabili che l'onesto utente "Puck" ha indicato, vi sono i giovani in scena: l'orchestra, i cantanti e i direttori.
Proprio su loro quattro, diversi ed uguali, un cinese, un polacco, un italiano ed una lituana, ognuno con il proprio trascorso di studi, vi è da rilevare qualcosa.

E cosa diremo ai nostri piccoli lettori?
Che il cinesino (i nomi scorrono alla fine della II parte) ha grinta e precisione, che il polacco non di meno e gli dà dentro, che l'italiano è un po' esuberante e... italiano. Ma solo uno proprio-non-ci-siamo ed è (naturalmente) la femminuccia, la bella, bellissima lituana, smarrita ed impaurita, a cui lo Maesschtre deve tenere bloccate le gambe e i piedi con le sue possenti braccia, perché la fanciulla si muove e danza.

Prova ennesima che le donne la moseca la debbon lasciar stare, al massimo uno strumento, violino, arpa o flauto, ma per l'amor del Cielo, lasciate perdere la direzione orchestrale. Le donne del resto sono state biologicamente create per tutt'altre cose, lo sappiamo, ove sono peraltro insuperabili: far delle buonissime torte, lavare, stirare, cucire, far la spesa, accudire alla famiglia, alleviare e sopportare i mariti, compagni e figli, insomma tutto, ma lasciate perdere la musica e la direzione. Come diceva Padre Dante (non vorrete contraddirlo???) riferendosi alla bella Beatrice?

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia, quand'ella altrui saluta,
ch'ogne lingua devèn, tremando, muta,
e li occhi no l'ardiscon di guardare.


Gentile, onesta... non direttora.
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Re: Lezioni di stile: Muti prova (e fa provare?) «'a traviata»

Messaggio da marcob35 » 15 nov 2019 12:32

Anche se mi ripeto-ma chi non lo fa qui-proprio nel "Forum"? basta scorrere quotidianamente i post alti e bassi, impegnati o meno-la terza e quarta puntata della "Traviata" imparata (sic!) dallo Maessschtre prosegue nelle stupefazioni. Ma non dico null'altro di mio. Però posso riportare un commento di chi ha potuto seguire con la partitura la trasmissione, per esercizio del mestiere:

Era dai tempi in cui studiavo con Del'man che non sentivo un lavoro sulle ragioni teatrali della musica così approfondito...

Il commentatore poi ha poi chiosato di mare magnum dei preziosi diamanti che elargiva [Muti]. Qualche arditezza (nota mia) ma il resto era oro purissimo...

Il fatto è che di fronte ad Abbado, quello dopo i 50 specialmente, noi siamo in presenza di un Poeta e dinanzi ad un poeta non si può che inchinarsi e tacere. Muti invece è terreno e terrestre, quindi-in certo senso-più vicino all'uomo comune, sia esso musicista che appassionato.
Ecco perché queste circostanze sono delle lezioni di stile, un po' rustiche forse, ma si sa che il salame in fondo è buonissimo.
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