Interruzioni a teatro

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Re: Interruzioni a teatro

Messaggio da guest » 14 set 2019 12:48

Ricordo che nella Turandot Fiorentina diretta da Metha alla fine del primo atto si racconta, che il direttore indiano protestasse il Calaf di turno, se non sbaglio Olsen. L'intervallo durò così più di un ora perché si dovette aspettare che Lando Bartolini arrivasse in teatro direttamente da casa vicino Pistoia. Tra l'altro quelle repliche di Turandot furono costellate da una moria di tenori. Infatti in pratica cantarono solo tenori "di riserva.



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Re: Interruzioni a teatro

Messaggio da guest » 14 set 2019 12:49

È il 3 ottobre 2014, e trovandomi in zona decido di acquistare il biglietto per Alcina al Theaterzelt di Landshut in Baviera. Piccola premessa: si tratta di un teatro costruito come una tenda di circo ma totalmente al chiuso di uno spazio fieristico, uno di quegli spazi un po' alternativi usati soprattutto per opera barocca oppure opera contemporanea con orchestre da camera. Come che sia, questa prima di una nuova produzione mi sembra l'occasione adatta per entrarci la prima volta, anche perché ammiro la capacità che hanno in Germania di fare piccole stagioni anche locali ma diffuse e benvolute da indigeni e turisti.

La serata scorre piacevole, sebbene il direttore Hans Huyssen non spicchi molto per personalità. Interessantissima la regia spaziale dell'extenore Kobie van Rensburg: siamo nella seconda parte del terzo millennio, periodo di viaggi intergalattici eccetera. Tanti riferimenti a Star Trek, ma fatti perlopiù con gusto. Gnocchissime e decentemente cantanti l'Alcina di Gesche Geier e la Morgana di Emily Fultz; la parte maschile è all'incirca terribile.

Siamo a un quarto d'ora del termine dell'opera, da poco è terminata l'aria "Barbara!" di Oberto; siamo al recitativo in cui Bradamante, Ruggiero e Alcina si rinfacciano le loro paturnie, e... Improvvisamente si sente una musica di banda orientale da dietro la scena, qualcosa che interseca i giannizzeri stile "Singt dem grossen Bassa Lieder!" con gli algerini stile "Viva il grande kaimakan!". La reazione dei cantanti, che cercano di proseguire, mi fa però capire subito che non si tratta di qualcosa di previsto dall'allestimento. Pum, pam, pim, pof, batazum. Si odono anche voci che cantano in maniera stonata e ubriaca. Il maestro Huyssen interrompe il tutto. Cessa la musica di Händel, ma non cessa questa musicaccia fuori scena.

L'inevitabile parlottio del pubblico che si leva da platea e gradinate viene interrotta dopo qualche decina di secondi dalla signorina a me precedentemente ignota Swantje Schmidt-Bundschuh, della direzione del teatro, la quale annuncia che la serata viene momentaneamente interrotta a causa degli schiamazzi provenienti dalla festa di matrimonio di immigrati turchi che hanno affittato un padiglione limitrofo della fiera!!! Non giannizzeri, non algerini: turchi. Difficile anche per me indovinare.

Gli spettatori reagiscono più con ilarità che con fastidio. Ci viene chiesto di non riversarci nel foyer, e da disciplina bavarese nessuno si muove dal proprio posto. La tizia ritorna dopo circa dieci minuti dicendo che si sono accordati col wedding-planner (accidenti!): i turchi attenderanno in silenzio il termine dell'opera, solo dopo ripartirà la loro musica etnica. Applausi convinti.

Finisce la recita, grande trionfo per tutti. E uscendo dal Theaterzelt vengo investita dalle melodie provenienti dalla festa nel frattempo ripresa. Prendo la navetta per Monaco di Baviera e mentre percorriamo l'autostrada mi sorprendo a canticchiare: nulla delle tre ore e passa di Händel, bensì il motivetto della banda turca.

marcob35
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Re: Interruzioni a teatro

Messaggio da marcob35 » 14 set 2019 13:40

https://www.youtube.com/watch?v=jK4HvChbgxY

https://www.youtube.com/watch?v=kZsjwoZ8p3s

Link già pubblicati il 12.9 alle ore 18:18 e poi, temporaneamente persi (cfr. Direttore, bacheca)
Non leggo mai le critiche degli altri. (Paolo Isotta)

albertoemme
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Re: Interruzioni a teatro

Messaggio da albertoemme » 15 set 2019 06:38

Io lo lascerei così: “incompiuto”...

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UltrasFolgoreVerano
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Re: Interruzioni a teatro

Messaggio da UltrasFolgoreVerano » 15 set 2019 10:26

violamargherita ha scritto:
14 set 2019 12:42
Bayreuth, 29 luglio 1976, prima della nuova produzione di Götterdämmerung. Un amico deve rinunciare all'ultimo e salto dentro.

Credo tutti conoscano quell’allestimento per averlo visto tra tivù e youtube. E credo molti sappiano delle polemiche che avevano preceduto quell’edizione del festival: l’imminente scandaloso matrimonio tra il dominus Wolfgang Wagner e la propria segretaria Gudrun (ambedue neo-divorziati e perciò criticatissimi dall’apparato bavarese); la scelta caduta all’ultimo minuto su Chéreau e Peduzzi, suggeriti da Boulez, dopo il gran rifiuto di Peter Stein (il quale da un lato avrebbe voluto modifiche all’interno della sala del Festspielhaus e dall'altro si era dichiarato indisponibile a stringere la mano al presidente bavarese Alfons Goppel).

Arrivo a teatro. Atmosfera tesissima perché le precedenti giornate dell'Anello avevano provocato scandalo, e a ogni calare di sipario si scatenavano i contrari (molti) e i favorevoli (pochi). Il culmine era finora stato toccato dopo il primo atto di Siegfried (tempi speditissimi di Boulez e canto ai limiti dell'espressionismo dei grandissimi Kollo e Zednik).

Come che sia, mentre mi avvicino all'ingresso incontro un gruppo di wagneriani americani che mi chiede se desidero un fischietto. “A whistle?!”, chiedo io ingenuamente. “Tonight real Wagnerian will do justice!”, mi risponde perentorio. Lo guardo da sotto in su e me ne vado dicendogli: “I'm here for Wagner not for circus...”.
A quel punto, però, so che qualcosa accadrà, e mi attendo di tutto.

Passano prologo e primo atto. Cala la tela. Applausi cordiali e senza alcuna contestazione. Io mi aspettavo sfracelli, ma evidentemente – penso – la serata piace. Tenete presente che l’esecuzione fu dominata da un Karl Ridderbusch che semplicemente è il più grande Hagen di tutti i tempi, una cosa impressionante dal punto di vista vocale e scenico (nota bene: tra i buonissimi del cast Jess Thomas come Siegfried, Gwyneth Jones come Brünnhilde, Zoltán Kélemen come Alberich; il resto piuttosto pessimo).

Riprende il secondo atto, tutto bene fino a quando il coro canta “Heil dir, glücklicher Gibichung!”. Dopo poche battute vi è una struggente melodia dei violini. Chéreau prevede in quel momento il rientro in scena di Gutrune e Siegfried; quest’ultimo indossa un frac come abito di nozze e, allo stesso tempo, per essere identico (e dunque omologato) a Gunther. Partono risate insistite del pubblico, una voce urla: “Wie schick!”. Gli shh zittiscono subito i contestatori e in sei-sette secondi l’episodio si conclude perché Boulez tira avanti e Gunther prosegue a cantare come se nulla fosse. Ovviamente dopo l’ultima nota dell’atto parte la gazzarra: buu oceanici contro sparuti ma combattivi bravo.

Durante l’intervallo ricordo crocchi di persone eccitati nel dibattere su ciò che si era appena visto, e allo stesso tempo intenti a organizzare un qualcosa che non riuscivo a capire.

Torniamo in sala. Ci sediamo. Buio. Parte l’assolo di corno in orchestra che si conclude su un suono tenuto con corona. Si leva la tela e appare una delle più geniali scene disegnate dal grande Peduzzi: la diga che conteneva il potenziale dell’oro, appare oscenamente vuota. L’effetto è squassante, una delle emozioni più vivide della mia vita di spettatrice. In quell’esatto momento esplode una protesta incontenibile in sala con buu violentissimi, urla belluine (“Vorhang zu!”, “Schwachsinn!”, eccetera), e – eccoli! – i famosi fischietti degli americani. Il corno sul palcoscenico e l’orchestra in buca continuano a suonare ma non si sente più niente. Ecco, in quel momento ho pensato che si sarebbe interrotta la rappresentazione. In realtà anche in quel caso Boulez non fermò e andò avanti; iniziai a risentire qualcosa quando i corni riprendono il motivo dell’inizio di Das Rheingold.
Purtroppo l’episodio ebbe un forte impatto emotivo sugli esecutori, per cui l’orchestra iniziò a emettere una serie di notacce, e le tre Figlie del Reno si esibirono in maniera scoordinata e con una intonazione discutibile (tre l’altro la regia le fa cantare sdraite e rotolantesi).
Non successe più nulla, durante l'esecuzione. Ma alla fine… Allo spegnersi dell’ultimo accordo (tenuto lunghissimo da Boulez in maniera che ho sempre ritenuto provocatoria, per la serie: visto che adesso fate casino ve lo faccio penare) i fischietti e i buu si scatenarono in maniera assordante. Applausoni alla parte musicale, reazione irriferibile all’uscita del team registico. Animi surriscaldatissimi, accenni di risse verbali.

Wolfgang Wagner sornione – e tutto sommato vincente – che sorride dimostrativamente nel foyer al pubblico che esce. Dal giorno dopo richieste di dimissioni e petizioni contro. Storia del teatro musicale, quello vero, insomma.
Grazie infinite del tuo resoconto, questo si davvero impagabile.

cavalieredanese
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Re: Interruzioni a teatro

Messaggio da cavalieredanese » 15 set 2019 13:38

ricordo la seconda recita dell'Otello alla Scala del 2001, serata in cui Placido si sentì male. Il primo atto fu ottimo, poi la situazione progressivamente degenerò. Ci fu un intervallo lunghissimo dopo il terzo atto. Dovetti andare via alle 24 per problemi di metropolitana e di parcheggio (che chiudeva alla 1). Mi hanno riferito che a notte fonda venne rappresentato il IV atto e che Placido tornò e concluse piuttosto bene.

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davide devoti
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Re: Interruzioni a teatro

Messaggio da davide devoti » 15 set 2019 18:27

violamargherita ha scritto:
14 set 2019 12:42
Bayreuth, 29 luglio 1976, prima della nuova produzione di Götterdämmerung. Un amico deve rinunciare all'ultimo e salto dentro.

Credo tutti conoscano quell’allestimento per averlo visto tra tivù e youtube. E credo molti sappiano delle polemiche che avevano preceduto quell’edizione del festival: l’imminente scandaloso matrimonio tra il dominus Wolfgang Wagner e la propria segretaria Gudrun (ambedue neo-divorziati e perciò criticatissimi dall’apparato bavarese); la scelta caduta all’ultimo minuto su Chéreau e Peduzzi, suggeriti da Boulez, dopo il gran rifiuto di Peter Stein (il quale da un lato avrebbe voluto modifiche all’interno della sala del Festspielhaus e dall'altro si era dichiarato indisponibile a stringere la mano al presidente bavarese Alfons Goppel).

Arrivo a teatro. Atmosfera tesissima perché le precedenti giornate dell'Anello avevano provocato scandalo, e a ogni calare di sipario si scatenavano i contrari (molti) e i favorevoli (pochi). Il culmine era finora stato toccato dopo il primo atto di Siegfried (tempi speditissimi di Boulez e canto ai limiti dell'espressionismo dei grandissimi Kollo e Zednik).

Come che sia, mentre mi avvicino all'ingresso incontro un gruppo di wagneriani americani che mi chiede se desidero un fischietto. “A whistle?!”, chiedo io ingenuamente. “Tonight real Wagnerian will do justice!”, mi risponde perentorio. Lo guardo da sotto in su e me ne vado dicendogli: “I'm here for Wagner not for circus...”.
A quel punto, però, so che qualcosa accadrà, e mi attendo di tutto.

Passano prologo e primo atto. Cala la tela. Applausi cordiali e senza alcuna contestazione. Io mi aspettavo sfracelli, ma evidentemente – penso – la serata piace. Tenete presente che l’esecuzione fu dominata da un Karl Ridderbusch che semplicemente è il più grande Hagen di tutti i tempi, una cosa impressionante dal punto di vista vocale e scenico (nota bene: tra i buonissimi del cast Jess Thomas come Siegfried, Gwyneth Jones come Brünnhilde, Zoltán Kélemen come Alberich; il resto piuttosto pessimo).

Riprende il secondo atto, tutto bene fino a quando il coro canta “Heil dir, glücklicher Gibichung!”. Dopo poche battute vi è una struggente melodia dei violini. Chéreau prevede in quel momento il rientro in scena di Gutrune e Siegfried; quest’ultimo indossa un frac come abito di nozze e, allo stesso tempo, per essere identico (e dunque omologato) a Gunther. Partono risate insistite del pubblico, una voce urla: “Wie schick!”. Gli shh zittiscono subito i contestatori e in sei-sette secondi l’episodio si conclude perché Boulez tira avanti e Gunther prosegue a cantare come se nulla fosse. Ovviamente dopo l’ultima nota dell’atto parte la gazzarra: buu oceanici contro sparuti ma combattivi bravo.

Durante l’intervallo ricordo crocchi di persone eccitati nel dibattere su ciò che si era appena visto, e allo stesso tempo intenti a organizzare un qualcosa che non riuscivo a capire.

Torniamo in sala. Ci sediamo. Buio. Parte l’assolo di corno in orchestra che si conclude su un suono tenuto con corona. Si leva la tela e appare una delle più geniali scene disegnate dal grande Peduzzi: la diga che conteneva il potenziale dell’oro, appare oscenamente vuota. L’effetto è squassante, una delle emozioni più vivide della mia vita di spettatrice. In quell’esatto momento esplode una protesta incontenibile in sala con buu violentissimi, urla belluine (“Vorhang zu!”, “Schwachsinn!”, eccetera), e – eccoli! – i famosi fischietti degli americani. Il corno sul palcoscenico e l’orchestra in buca continuano a suonare ma non si sente più niente. Ecco, in quel momento ho pensato che si sarebbe interrotta la rappresentazione. In realtà anche in quel caso Boulez non fermò e andò avanti; iniziai a risentire qualcosa quando i corni riprendono il motivo dell’inizio di Das Rheingold.
Purtroppo l’episodio ebbe un forte impatto emotivo sugli esecutori, per cui l’orchestra iniziò a emettere una serie di notacce, e le tre Figlie del Reno si esibirono in maniera scoordinata e con una intonazione discutibile (tre l’altro la regia le fa cantare sdraite e rotolantesi).
Non successe più nulla, durante l'esecuzione. Ma alla fine… Allo spegnersi dell’ultimo accordo (tenuto lunghissimo da Boulez in maniera che ho sempre ritenuto provocatoria, per la serie: visto che adesso fate casino ve lo faccio penare) i fischietti e i buu si scatenarono in maniera assordante. Applausoni alla parte musicale, reazione irriferibile all’uscita del team registico. Animi surriscaldatissimi, accenni di risse verbali.

Wolfgang Wagner sornione – e tutto sommato vincente – che sorride dimostrativamente nel foyer al pubblico che esce. Dal giorno dopo richieste di dimissioni e petizioni contro. Storia del teatro musicale, quello vero, insomma.
Molto bello il ricordo di Violamargherita e che invidia per aver assistito ad uno spettacolo storico.
Su youtube, peraltro, c'è l'audio di quella serata.
https://www.youtube.com/watch?v=lDVUZO3ofAk
Come uomo è appena passabile, ma come donna........ è una vera chiavica!!!!
Dal film "Invito a cena con delitto".

violamargherita
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Re: Interruzioni a teatro

Messaggio da violamargherita » 15 set 2019 19:52

davide devoti ha scritto:
15 set 2019 18:27
violamargherita ha scritto:
14 set 2019 12:42
Bayreuth, 29 luglio 1976, prima della nuova produzione di Götterdämmerung. Un amico deve rinunciare all'ultimo e salto dentro.

Credo tutti conoscano quell’allestimento per averlo visto tra tivù e youtube. E credo molti sappiano delle polemiche che avevano preceduto quell’edizione del festival: l’imminente scandaloso matrimonio tra il dominus Wolfgang Wagner e la propria segretaria Gudrun (ambedue neo-divorziati e perciò criticatissimi dall’apparato bavarese); la scelta caduta all’ultimo minuto su Chéreau e Peduzzi, suggeriti da Boulez, dopo il gran rifiuto di Peter Stein (il quale da un lato avrebbe voluto modifiche all’interno della sala del Festspielhaus e dall'altro si era dichiarato indisponibile a stringere la mano al presidente bavarese Alfons Goppel).

Arrivo a teatro. Atmosfera tesissima perché le precedenti giornate dell'Anello avevano provocato scandalo, e a ogni calare di sipario si scatenavano i contrari (molti) e i favorevoli (pochi). Il culmine era finora stato toccato dopo il primo atto di Siegfried (tempi speditissimi di Boulez e canto ai limiti dell'espressionismo dei grandissimi Kollo e Zednik).

Come che sia, mentre mi avvicino all'ingresso incontro un gruppo di wagneriani americani che mi chiede se desidero un fischietto. “A whistle?!”, chiedo io ingenuamente. “Tonight real Wagnerian will do justice!”, mi risponde perentorio. Lo guardo da sotto in su e me ne vado dicendogli: “I'm here for Wagner not for circus...”.
A quel punto, però, so che qualcosa accadrà, e mi attendo di tutto.

Passano prologo e primo atto. Cala la tela. Applausi cordiali e senza alcuna contestazione. Io mi aspettavo sfracelli, ma evidentemente – penso – la serata piace. Tenete presente che l’esecuzione fu dominata da un Karl Ridderbusch che semplicemente è il più grande Hagen di tutti i tempi, una cosa impressionante dal punto di vista vocale e scenico (nota bene: tra i buonissimi del cast Jess Thomas come Siegfried, Gwyneth Jones come Brünnhilde, Zoltán Kélemen come Alberich; il resto piuttosto pessimo).

Riprende il secondo atto, tutto bene fino a quando il coro canta “Heil dir, glücklicher Gibichung!”. Dopo poche battute vi è una struggente melodia dei violini. Chéreau prevede in quel momento il rientro in scena di Gutrune e Siegfried; quest’ultimo indossa un frac come abito di nozze e, allo stesso tempo, per essere identico (e dunque omologato) a Gunther. Partono risate insistite del pubblico, una voce urla: “Wie schick!”. Gli shh zittiscono subito i contestatori e in sei-sette secondi l’episodio si conclude perché Boulez tira avanti e Gunther prosegue a cantare come se nulla fosse. Ovviamente dopo l’ultima nota dell’atto parte la gazzarra: buu oceanici contro sparuti ma combattivi bravo.

Durante l’intervallo ricordo crocchi di persone eccitati nel dibattere su ciò che si era appena visto, e allo stesso tempo intenti a organizzare un qualcosa che non riuscivo a capire.

Torniamo in sala. Ci sediamo. Buio. Parte l’assolo di corno in orchestra che si conclude su un suono tenuto con corona. Si leva la tela e appare una delle più geniali scene disegnate dal grande Peduzzi: la diga che conteneva il potenziale dell’oro, appare oscenamente vuota. L’effetto è squassante, una delle emozioni più vivide della mia vita di spettatrice. In quell’esatto momento esplode una protesta incontenibile in sala con buu violentissimi, urla belluine (“Vorhang zu!”, “Schwachsinn!”, eccetera), e – eccoli! – i famosi fischietti degli americani. Il corno sul palcoscenico e l’orchestra in buca continuano a suonare ma non si sente più niente. Ecco, in quel momento ho pensato che si sarebbe interrotta la rappresentazione. In realtà anche in quel caso Boulez non fermò e andò avanti; iniziai a risentire qualcosa quando i corni riprendono il motivo dell’inizio di Das Rheingold.
Purtroppo l’episodio ebbe un forte impatto emotivo sugli esecutori, per cui l’orchestra iniziò a emettere una serie di notacce, e le tre Figlie del Reno si esibirono in maniera scoordinata e con una intonazione discutibile (tre l’altro la regia le fa cantare sdraite e rotolantesi).
Non successe più nulla, durante l'esecuzione. Ma alla fine… Allo spegnersi dell’ultimo accordo (tenuto lunghissimo da Boulez in maniera che ho sempre ritenuto provocatoria, per la serie: visto che adesso fate casino ve lo faccio penare) i fischietti e i buu si scatenarono in maniera assordante. Applausoni alla parte musicale, reazione irriferibile all’uscita del team registico. Animi surriscaldatissimi, accenni di risse verbali.

Wolfgang Wagner sornione – e tutto sommato vincente – che sorride dimostrativamente nel foyer al pubblico che esce. Dal giorno dopo richieste di dimissioni e petizioni contro. Storia del teatro musicale, quello vero, insomma.
Molto bello il ricordo di Violamargherita e che invidia per aver assistito ad uno spettacolo storico.
Su youtube, peraltro, c'è l'audio di quella serata.
https://www.youtube.com/watch?v=lDVUZO3ofAk
Grazie della segnalazione, lo ignoravo!

Allora.
Il primo, blando, tentativo d'interruzione è a 2:22:48. Non lo si sente benissimo, pare un brusio sullo sfondo, me lo ricordavo più minaccioso.
A 2:56:22 inizia il finalino del trio "della vendetta", con buu feroci dopo l'ultima nota. Andando avanti si sente l'inizio del terzo atto con squillo del corno e l'inizio della gazzarra; e si odono distintamente i fischietti americani dei quali uno mi fu offerto arrivando a teatro!
A 4:12:45 le ultimissime battute dell'opera con l'"infinita" corona di Boulez, e poi il diluvio.

Che emozione sentire il documento radiofonico. Che nostalgia. Che bello

violamargherita
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Re: Interruzioni a teatro

Messaggio da violamargherita » 15 set 2019 19:53

Anche questo è un mio racconto. Di una serata molto meno decisiva, certo, ma che mi è rimasta impressa.
guest ha scritto:
14 set 2019 12:49
È il 3 ottobre 2014, e trovandomi in zona decido di acquistare il biglietto per Alcina al Theaterzelt di Landshut in Baviera. Piccola premessa: si tratta di un teatro costruito come una tenda di circo ma totalmente al chiuso di uno spazio fieristico, uno di quegli spazi un po' alternativi usati soprattutto per opera barocca oppure opera contemporanea con orchestre da camera. Come che sia, questa prima di una nuova produzione mi sembra l'occasione adatta per entrarci la prima volta, anche perché ammiro la capacità che hanno in Germania di fare piccole stagioni anche locali ma diffuse e benvolute da indigeni e turisti.

La serata scorre piacevole, sebbene il direttore Hans Huyssen non spicchi molto per personalità. Interessantissima la regia spaziale dell'extenore Kobie van Rensburg: siamo nella seconda parte del terzo millennio, periodo di viaggi intergalattici eccetera. Tanti riferimenti a Star Trek, ma fatti perlopiù con gusto. Gnocchissime e decentemente cantanti l'Alcina di Gesche Geier e la Morgana di Emily Fultz; la parte maschile è all'incirca terribile.

Siamo a un quarto d'ora del termine dell'opera, da poco è terminata l'aria "Barbara!" di Oberto; siamo al recitativo in cui Bradamante, Ruggiero e Alcina si rinfacciano le loro paturnie, e... Improvvisamente si sente una musica di banda orientale da dietro la scena, qualcosa che interseca i giannizzeri stile "Singt dem grossen Bassa Lieder!" con gli algerini stile "Viva il grande kaimakan!". La reazione dei cantanti, che cercano di proseguire, mi fa però capire subito che non si tratta di qualcosa di previsto dall'allestimento. Pum, pam, pim, pof, batazum. Si odono anche voci che cantano in maniera stonata e ubriaca. Il maestro Huyssen interrompe il tutto. Cessa la musica di Händel, ma non cessa questa musicaccia fuori scena.

L'inevitabile parlottio del pubblico che si leva da platea e gradinate viene interrotta dopo qualche decina di secondi dalla signorina a me precedentemente ignota Swantje Schmidt-Bundschuh, della direzione del teatro, la quale annuncia che la serata viene momentaneamente interrotta a causa degli schiamazzi provenienti dalla festa di matrimonio di immigrati turchi che hanno affittato un padiglione limitrofo della fiera!!! Non giannizzeri, non algerini: turchi. Difficile anche per me indovinare.

Gli spettatori reagiscono più con ilarità che con fastidio. Ci viene chiesto di non riversarci nel foyer, e da disciplina bavarese nessuno si muove dal proprio posto. La tizia ritorna dopo circa dieci minuti dicendo che si sono accordati col wedding-planner (accidenti!): i turchi attenderanno in silenzio il termine dell'opera, solo dopo ripartirà la loro musica etnica. Applausi convinti.

Finisce la recita, grande trionfo per tutti. E uscendo dal Theaterzelt vengo investita dalle melodie provenienti dalla festa nel frattempo ripresa. Prendo la navetta per Monaco di Baviera e mentre percorriamo l'autostrada mi sorprendo a canticchiare: nulla delle tre ore e passa di Händel, bensì il motivetto della banda turca.

marco_
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Re: Interruzioni a teatro

Messaggio da marco_ » 15 set 2019 20:54

cavalieredanese ha scritto:
15 set 2019 13:38
ricordo la seconda recita dell'Otello alla Scala del 2001, serata in cui Placido si sentì male. Il primo atto fu ottimo, poi la situazione progressivamente degenerò. Ci fu un intervallo lunghissimo dopo il terzo atto. Dovetti andare via alle 24 per problemi di metropolitana e di parcheggio (che chiudeva alla 1). Mi hanno riferito che a notte fonda venne rappresentato il IV atto e che Placido tornò e concluse piuttosto bene.
Fu una brutta sera. Ricordo che, rispetto a Sant’Ambrogio, Domingo suonava arido e poco legato già nel duetto del primo atto. Nel secondo, subito prima di ‘della gloria d’Otello è questo il fin’ avanza al proscenio allargando le braccia e dice ‘Scusatemi, non ce la faccio più’. Muti si precipita fuori. Gelo e preoccupazione in sala, mezze luci. Dopo una ventina di minuti lo stesso Muti sortisce solenne con un ‘Non sono foriero di cattive notizie’, annunciando che il tenore ha avuto uno sbalzo di pressione, e proseguirà benché sconsigliato dal medico. Un’altra mezz’ora circa e si riprende dal punto incriminato. La recita va in porto con gran fatica di Domingo, evidente dalla sua presenza scenica sbiadita e quasi annullata. Alla fine in camerino la Frittoli commenta ‘Poveraccio, gli successe già a Vienna nello stesso punto’. Lui è pallido, con ancora indosso la splendida vestaglia di scena argentata e con motivi orientaleggianti disegnata dalla Squarciapino; non lo tirano su il medico, il segretario austriaco né l’amico Jean Todt. Non ricordo la moglie.

L’indomani mattina era fissata una conferenza stampa per presentare un cofanetto DG con tutte le arie per tenore di Verdi al suo hotel (l’allora Grand Hotel Duomo, mai più riaperto dopo diverse ristrutturazioni annunciate). Si presenta, e le domande vertono sulla sera prima. Si scusa dicendo che il giorno ancora precedente era per delle audizioni a Busseto, dove ha mangiato troppo salato innescando i problemi di pressione. Salterà quindi la terza e quarta recita. Resta in bilico per la quinta e ultima, facendo capolino due ore prima in Filodrammatici intabarrato in un piumino lungo chiaro col collo di pelliccia e un ampio cappello nero a falde, incoraggiato con calore dal Gianni. Nei primi due atti è teso. Durante il secondo intervallo in zona palco del Sovrintendente Muti è sereno e commenta ‘A Plácido non riescono alcune note, gli ho detto pure di saltarle ma lui si ostina’. Dal concertato del fazzoletto nel terzo e poi nel quarto diventa trionfale: al termine diversi orchestrali commenteranno di non avere mai sentito un canto così, e alcuni testimoni delle sue precedenti produzioni dicono che il finale è meglio di allora. Il video della Rai si riferisce a quest’ultima serata.

P.S.
Assistetti a un’altra interruzione con Muti sul podio, in una peraltro fortunata produzione de I due Foscari nel 2013 al Costanzi. Una scenografia crolló fragorosamente in direzione delle coriste e rimase penzolante a mezz’aria, loro fuggirono urlando. Qualche minuto e il maestro rassicuró che lo spettacolo sarebbe ripreso dopo una pausa di manutenzione, suggerendo al pubblico di sorbire un’aranciata al bar per ingannare l’attesa.

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