Salonen e la Philharmonia Orchestra ai Proms - Brahms, Strauss, Bruckner

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marco_
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Salonen e la Philharmonia Orchestra ai Proms - Brahms, Strauss, Bruckner

Messaggio da marco_ » 10 ago 2019 23:15

Salonen è un grande direttore: benché concentrarsi alla Royal Albert Hall sia quasi impossibile (il suono arriva come da dietro a una tenda, e il pubblico rumoreggia in continuazione), ha condotto in porto una Quarta di Bruckner soggiogante. L’ultimo movimento ha ridotto al silenzio anche quel pubblico irrequieto, grazie a tensioni vive tra le parti estroverse e quelle meditative o malinconiche. Infatti il Maestro le fa riflettere tra loro come in un gioco di specchi, rendendo le une necessarie alle altre; le prime risolvono l’insoluto delle seconde e viceversa. La grande coda del finale si affaccia tre volte, prima sinistra, poi sinuosa, infine tellurica e lentissima come il magma. Gli stessi contrasti hanno attraversato la sinfonia come un fiume carsico, con effetti estremamente emozionanti anche nel secondo movimento; in quelli dispari questa concezione dava invece la sensazione straniante di zapping fra due brani diversi, rimarcando certe ossessioni senza sbocco della scrittura Bruckneriana. Aggiungendo il virtuosismo con cui esplora agogica e dinamica in ogni possibilità, concludo che è una lettura modernissima. Senz’altro psicologica e quasi cinematografica, che fa volutamente perdere i punti di riferimento classici in Bruckner per evolverne la monumentalità in chiave lucida e tesa. È estremamente convincente col procedere dell’esecuzione.

Menzione d’onore per la Philharmonia Orchestra, che affronta i tornanti disegnati da Salonen come una Ferrari F12. Sono analoghi smalto, riserva di potenza in ogni situazione, bellezza, assenza di sbavature, equilibrio di ogni componente. Ammirevoli perché, a differenza di altre orchestre di vertice, non si crogiolano in un suono meraviglioso ma lo usano solo come mezzo espressivo.

Nella prima parte le variazioni di Brahms su un tema di Haydn: deliziose nei bilanciamenti e nelle sottigliezze. Poi i quattro lieder op. 27 di Strauss, resi un tappeto sonoro smagliante per Lise Davidsen. Una voce importante: ampia nei centri, sfolgorante in acuto (presi ‘dall’alto’ come da scuola scandinava), eguale nel timbro, misuratissima nello stile. Mentre canta mi viene il desiderio di sentirla in Sieglinde, e regala un bis andandoci vicino: ‘Dich, teure Halle’. Davvero niente male, si sente che è giovane e ha un potenziale drammaturgico da esprimere completamente. Qui in compenso Salonen mi ha deluso, con un accompagnamento schematico e a tratti esangue.

Gran successo al termine, coi musicisti evidentemente fieri e felici di una prestazione così.



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