Un'altra Francesca (da Rimini). Antonio Bazzini

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marcob35
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Un'altra Francesca (da Rimini). Antonio Bazzini

Messaggio da marcob35 » 08 lug 2019 18:12

Come noto Verdi ripeteva il refrain "l'opera è l'opera, la sinfonia è la sinfonia".
Per le ragioni che anche i più sprovveduti melomani sanno, l'Italia-nell'Ottocento in special modo-eccelse nel teatro d'opera, ma non nel campo strumentale, sinfonico, con qualche tentativo-per lo più inefficace, pure questo è notorio-laddove tuttavia, è bene ricordarlo, in tempi coevi, oltre confine, un Mozart aveva pur scritto mirabilmente per uno e l'altro versante e la scuola russa per esempio porgeva capolavori di alto sinfonismo e palcoscenico lirico.

Puccini, "erede" legittimo da un lato di Verdi, ma non insensibile al sinfonismo oltr'alpe, ebbe tra i suoi maestri al conservatorio un esponente di tutto rispetto quale Antonio Bazzini, bresciano, di cui si è celebrato quest'anno il 200mo della nascita con un Convegno nello scorso autunno [*].
Concertista e musicista più che ammirato da Schumann e Mendelssohn che lo stimavano di fatto come libero pensatore musicale soprattutto, divenne in seguito direttore del Verdi di Milano ove insegnò a Puccini, Catalani e Mascagni (non senza significato l'elemento sinfonico presente per l'appunto in questi tre nomi e nelle loro opere liriche).

Scrisse ben prima di Busoni e Puccini "Turanda", unica propria opera lirica. Partecipò al progetto di una Messa per Rossini (1869) con il "Dies Irae" (molto bello) poi mai eseguito sino al 1988 (Verdi pure col "Libera me" utilizzato nel proprio Requiem).
Di indole schietta non esitava a chiedersi se Verdi per quel pur grande capolavoro che apparve subito "Aida" di Verdi, non fosse troppo pagato in fondo, si lagnava con Ricordi per il taglio dei Ballabili del "Tell" nel 1867 per far spazio ad altro "solito ballo in 15 atti", avanzava dubbi sul "Don Carlos", si lamenta di non conoscere musicisti di valore come Gounod, Massenet e Saint-Saëns ("ma son tanti rari in Italia, artisti di quella tempra") e scriveva della sua esperienza di commissario al conservatorio (1875):

"Abbiamo esaminati in tre giorni circa 40 aspiranti di composizione!! C'è da morire. Credo che la gioventù diventi matta; a 20, 22, 24 anni, sapendo poco o niente, si presentano per studiare composizione. Noi esaminatori con accordo perfetto abbiamo fatto molto consumo di 5 e di 4..."

E alla mamma di Puccini dice che il ragazzo progredisce nello studio della composizione ma trascura pianoforte, estetica e drammatica, malgrado le sue esortazioni ma promette in avvenire un occhio di riguardo, se studierà "con fermo proposito e adattamento ai regolamenti disciplinari".

Il tema tanto caro ed utilizzato nel tempo in campo dal letterario al visivo, a quello musicale, del personaggio di Francesca da Rimini, interessò vivamente il Bazzini che compose un "poema Sinfonico" (sic grafìa dell'Autore), "tratta dal V° Canto dell'Inferno di Dante". L'opera nella seconda versione di Bazzini pubblicata infine come opus 77 nell'agosto 1889 a Leipzig da Fürstner [**], suscitò l'interesse di Hans von Bulow che volle includerla in due concerti (il 18 e 19 febbraio 1889) con la Filarmonica di Berlino, davanti (la seconda sera) a 3.000 persone.

Nel girargli la composizione l'educato Bazzini chiosava a von Bulow che temeva per la seconda parte del poema "troppo italiana per il gusto del pubblico dei concerti di Berlino" aggiungendo con cura: "La musica sinfonica si giudica laggiù con criteri assai diversi da quelli per le opere teatrali".
Al che il celebre direttore il quale accoglieva in fiducia e senza aver visto la partitura, rispondeva emblematicamente che se essa era "italiana" tanto meglio ed anzi era proprio quella seconda parte (ossia l' Allegro impetuoso; Affettuoso con moto; Duo d'amore) che maggiormente lo interessava ed assicurava la massima cura (provata da giudizi sulla stampa locale coeva i quali parlarono di esecuzione meravigliosa).

In un appunto manoscritto a matita di Bazzini (in francese) l'intera composizione è minuziosamente descritta nell'intera propria struttura, nei temi, loro sviluppi, nell'armonia, scelte strumentali, d'orchestrazione con i riferimenti letterari danteschi.
Scrive poi Antonio Rostagno (2008): [***]

Bazzini costruisce il brano a sezioni, con motivi ricorrenti continuamente trasformati; ad ogni sezione è apposto in "exergo" un estratto dal Quinto canto dell’Inferno. Il valore di questo poema sinfonico risiede, [...] nella sua giusta misura fra stile italiano e assimilazione del linguaggio internazionale, nello specifico la trasformazione motivica wagneriana.

I grandi temi rimangono con le loro lunghe campate, soprattutto nel centrale “Duo d’amore” (dove forse non è estranea una suggestione dal secondo quadro del Roméo et Juliette di Berlioz), ma gli episodi più drammatici come il gran crescendo che porta alla conclusione sono intessuti di reminiscenze motiviche.
I motivi fondamentali si possono ridurre a due, come nella tradizione del poema sinfonico lisztiano: il primo è il motivo della “bufera infernal”, dal quale discende uno dei motivi del “duo d’amore” motivo che ricorre dal “loco d’ogni luce muto” in inizio, fino all’esplosione della “bufera infernal, che mai non resta”.

Ritroviamo infine il motivo della bufera nell’‘urlo’ a tutta orchestra che conclude il poema sinfonico, con il quale le anime dei due sventurati amanti sono riafferrate dal turbine eterno:

Francesca da Rimini finale II.JPG

Non occorre soffermarsi sul significato di alcuni particolari grammaticali che Bazzini impiega nel trattamento di questo motivo ‘infernale’; qualunque ascoltatore d’opera, soprattutto in quei decenni, riconosceva le quinte vuote, i movimenti cromatici, le raffiche sovracute degli strumentini, i timbri del clarinetto basso e [...] del tam-tam, come attributi demoniaci, infernali appunto. Il "Faust" di Gounod, il "Mefistofele" di Boito e ancora il "Requiem" di Verdi ne offrono esempi assai noti. E tuttavia il modello più diretto per Bazzini credo siano stati i molti passi analoghi che Liszt scrive nella identica intenzione significativa, dal "Mephisto Walzer" alla "Dante-Symphonie", dalla "Faust-Symphonie" ad "Aprés une Lecture de Dante".

Il secondo grande motivo è proprio dei personaggi e del loro dolore, quindi non dell’ambiente come il primo: questo secondo è in realtà una costellazione di più motivi: un arpeggio ascendente, un disegno con due note ribattute: materiali semplici che continuamente possono trasformarsi ed entrare in contesti differenti, intrecciandosi con altri temi e motivi episodici, precisamente nello stile tristaniano. Ma, ripeto, non c’è il frammentismo, la “lenta transizione” wagneriana e resta invece la linea in grande della melodia italiana, che conduce l’ascolto in modo sempre chiaro e immediatamente riconoscibile.
(Rostagno)

E' singolare che nello stesso anno di prima composizione del lavoro di Bazzini (1877), senza sicuramente in quel momento alcuna correlazione, Čajkovskij componesse la propria Fantasia "Francesca da Rimini", op.32, anch'essa cospicuamente debitrice a Wagner [****]
Il compositore russo compose il proprio lavoro dall'ottobre 1876 completando la strumentazione sempre nel 1876 (gli organici sono quasi identici tra Bazzini e Čajkovskij). La prima avvenne a Mosca diretta da N.Rubinstein il 25 febbraio/9 marzo 1877 (a San Pietroburgo un anno dopo). A Berlino fu data (probabilmente come prima estera) il 2/14 settembre 1878 (Čajkovskij la diresse nel 1888, febbraio/marzo a Parigi e un anno a seguire a Berlino).

Viceversa è da notare che attorno al 1884 Bazzini rifece il poema con il finale "secco" (come si è sin qui parlato e si potrà poi udire nella clip seguente). Esso fu eseguito a Bologna diretta da Giuseppe Martucci il 21 febbraio 1892. La precedente prima versione fu eseguita anche a Firenze alla fine del 1879 dall'Orchestra Fiorentina con ipotesi di replica successiva al "Pagliano" (era già stata data al "Vittorio Emanuele" di Torino poco prima). Una esecuzione della prima versione venne diretta da Luigi Mancinelli alla Società del Quartetto di Bologna il 1mo marzo 1885 presente l'Autore.

"Un colpo di tam-tam riporta la tormenta infernale, che accompagna gli ultimi accenti strazianti di Francesca e Paolo. Una frase all'unisono (tutti) è come il grido supremo di disperazione e d'amore dei due sfortunati; ed un solo accordo secco e fortissimo di tutta l'orchestra termina l'opera sinfonica". (Bazzini, note proprie manoscritte citate, in "Sartori")

Meno wagneriana, meno "tristaniana", più incisiva appare la versione Fürstner 1889, anche se l'altra conserva una sua attrazione che un Puccini avrebbe raccolto.

Nella clip che ho costruito (46 minuti) è possibile ascoltare [solo audio] questo rarissimo pezzo prima nella versione del 1889 (RAI, Urbini, 1985), seguita da una esposizione [audio e video] del Professor Pierangelo Pelucchi del Marenzio di Brescia che illustra anche lo svolgimento della composizione e da ultima la interessantissima e buona proposta [audio e video] dell'orchestra "STU.D.I.O." (Conservatorio di Brescia) della versione originale 1877, del 26 novembre 2018 al Teatro Sociale di Brescia.

Va notato, a correggere l'affermazione del Prof. Pelucchi, che nel XIX secolo "Francesca da Rimini" di Bazzini fu, sì, poco eseguita ma tuttavia, come dimostra la mia clip, eseguita nel 1985 (10 luglio) ai Concerti pubblici della RAI di Milano (e trasmessa subito ed ancora sul V canale della Filodiffusione e poi a RadioTre Rai), diretta da Pierluigi Urbini; un'altra esecuzione si ebbe nello spettacolo di Maurizio Scaparro alla Rocca Malatestiana di Rimini, nell'ambito della 45esima edizione della Sagra Musicale, il 23 agosto 1994, Orchestra Filarmonica della Slesia di Katowice diretta da Carl Melles.

Tutte le citazioni ed informazioni si rifanno quando non menzionato al basilare volume di Claudio Sartori L' avventura del violino, 1978, ERI, Torino. Ricerche originali mie proprie.

[*] https://www.consbs.it/content/uploads/2 ... hevole.pdf
[**] https://imslp.org/wiki/Francesca_da_Rim ... C_Antonio)
[***] La musica per orchestra nella storia dell’Italia ottocentesca in "Politica e cultura nel Risorgimento italiano, Genova 1857 e la fondazione della Società Ligure di Storia Patria, Atti del convegno, Genova, 4-6 febbraio 2008, pp. 22-27
[****] Valga bene questa interpretazione: https://www.youtube.com/watch?v=l0hoKI0Ak6w



altro link al video di 46': https://www.dropbox.com/s/v65lxg6g7qc4e ... t.mp4?dl=0
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Re: Un'altra Francesca (da Rimini). Antonio Bazzini

Messaggio da marcob35 » 09 lug 2019 16:19

Come integrazione all'articolo sopra, indico due altre "Francesche" in forma di poema sinfonico, ancor meno note rispetto quella di Bazzini, per segnalare come il personaggio abbia stimolato la curiosità di altri musicisti.
Si tratta dell'op.24 di Arthur Foote (1853-1937), definita "Prologo sinfonico" e scritta nel 1890 [*], una composizione di 14 minuti, densa come tutte le altre similiari, dai toni molti prossimi tanto a Ciaikovskij che Bazzini.

Più interessante ancora la "Fantasia sinfonica" del danese Paul August von Klenau (1883-1946) [**], risalente al 1913, certamente ben attenta al clima del tempo: ne esce una pagina di notevole intensità drammatica ed espressiva che val la pena di gustare.






[*] https://en.wikipedia.org/wiki/Arthur_Foote#Works
[**] https://it.wikipedia.org/wiki/Paul_August_von_Klenau
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Re: Un'altra Francesca (da Rimini). Antonio Bazzini

Messaggio da mascherpa » 10 lug 2019 09:46

marcob35 ha scritto:
08 lug 2019 18:12
Come noto Verdi ripeteva il refrain "l'opera è l'opera, la sinfonia è la sinfonia".
Verdi scrisse la frase una sola volta, commentando quel che aveva sentito dire sulla prima opera di Puccini.
marcob35 ha scritto:
08 lug 2019 18:12
[Antonio Bazzini ]divenne in seguito direttore del Verdi di Milano.
Quando ne fu direttore Bazzini il Conservatorio di Milano non era intitolato a Verdi, che, allora del tutto vivo e vegeto, non avrebbe di certo consentito si desse il suo nome a quell'istituzione.
marcob35 ha scritto:
08 lug 2019 18:12
Hans von Bulow
Probabilmente qui (e poco dopo) il "dotto" clippatore intende riferirsi a Hans von Bülow (la corretta indicazione dell'apofonia è fondamentale nella grafia tedesca: basti pensare alla piccola differenza, che può riuscire imbarazzante in qualsiasi conversazione, tra schwül e schwul...).
Der Weg der neuern Bildung geht
von Humanität
durch Nationalität
zur Bestialität

(F. Grillparzer, aprile 1849)

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