Ricostruzione del teatro San Cassiano

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Tosca
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Re: Ricostruzione del teatro San Cassiano

Messaggio da Tosca » 11 lug 2019 11:34

:clap:
(Da conservare per Th. e F.L.!)


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Mala tempora currunt sed peiora parantur

Marilisa Marilì Lazzari

ZetaZeta
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Re: Ricostruzione del teatro San Cassiano

Messaggio da ZetaZeta » 11 lug 2019 12:38

Grazie a Mascherpa delle memorie, sono sempre interessanti e ci restituiscono una testimonianza di prima mano: spero anzi che quando tornerà in Toscana potremo condividerle convivialmente.
Per me, che non sono genovese e non ho tali ricordi, per gli sventramenti tra l'otto e il Novecento, ho trovato molto interessante il sito ceraunavoltagenova.blogspot.com che racconta molti scempi, immagino sia conosciuto.

PS - per il San Cassiano non importa scomodare i bisnonni: quando lo stesso sito dei promotori dichiara di non sapere come e dove ricostruirlo, ogni altra considerazione è superflua.

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Amfortas_Genova
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Re: Ricostruzione del teatro San Cassiano

Messaggio da Amfortas_Genova » 11 lug 2019 22:51

L'argomento è troppo vasto, e quando troppo si conosce non si riesce più a darsi un'immagine nitida e coerente. Come si potrebbe di qualcosa che è parte di sé?

Comunque, stimolato dal vostro bello scambio, butto giù due righe.

Giustamente Vittorio ha parlato di Seconda Guerra Punica: in quell'occasione Genova venne rasa al suolo da Magone Barca (ancora oggi si ha u magún), alleato dei perfidi Ingauni, e trasportò il frutto del saccheggio a Savona. La Genova romana sparì poi nell'Alto Medioevo (ogni tanto nel sottosuolo si trova qualche muretto, come quello dell'Anfiteatro, ma nessun edificio antico rimase in uso.

Dal Medioevo la crescita fu sempre 'rapida e disordinata', senza una vera cesura. Basta entrare in un qualsiasi palazzo antico: le scale svoltano a destra e a sinistra senza un ordine, seguendo l'intrico di palazzi uniti e divisi dai secoli. Una balaustra del Trecento, una colonna del Quattrocento, un soffitto ligneo del Cinquecento, ogni normalissima casa di appartamenti ha stratificazioni meritevoli di un libro.

La città dà l'idea di essere stata distrutta dai palazzinari? Credo che un motivo ci sia, ma viene da lontano. La Genova del XIX e XX secolo è una città fatta in massima parte da edifici a blocco, "individui" architettonici distinti e separati dagli altri, al contrario di moltissime altre città europee del medesimo periodo, oserei dire la maggior parte, che invece sono state costruite per isolati ("block" in inglese, ma è proprio l'opposto), ovvero con i diversi edifici che affiancati gli uni agli altri definiscono cortine edilizie continue le quali solitamente racchiudono spazi vuoti più o meno grandi (corti). Per farsi un'idea immediata si potrà buttare un occhio sulle immagini satellitari del tessuto ottocentesco genovese posto a fianco di quello di Parigi, Barcellona, Berlino o la stessa Milano. Il blocco genovese viene definito sostanzialmente da Carlo Barabino (il protagonista assoluto del neoclassicismo genovese, suo anche il Carlo Felice) come elemento base della nuova espansione di Genova verso monte, nobilitando moderni edifici suddivisi in appartamenti, destinati alla nuova borghesia, con la forma cubica dei palazzi e delle ville cinquecentesche della vecchia aristocrazia messi a punto da Galeazzo Alessi, il principe dell'architettura genovese rinascimentale. Nel resto del 'mondo' qualcosa di simile avviene solo negli anni '50 con la famigerata "palazzina" romana.

La città è cambiato tanto dopo la Seconda Guerra Mondiale, ma cambiava anche prima. L'altro giorno ad esempio con un amico commentavamo l'onnipresenza delle colonne per affissioni nelle foto di un secolo fa. Sono sparite propria prima della guerra, per la fame di materia prime nel paese autarchico (ferro alla patria), ne è sopravvissuta giusto una alla Foce. Molto più durature si sono rivelate le scritte Off Limits dei soldati americani ai margini del centro storico, ancora adesso se ne leggono diverse, e evidentemente valevano anche per i giovani italiani, con o senza guida TCI :-)

Sono d'accordo con Vittorio che le stazioni ferroviarie erano ai limiti della città (Brignole una specie di Campo di Marte con laghetto, Principe nella zona della Villa fuori città del Principe Andrea D'Oria, ma qualche rovina ci fu (cercate la Grotta Doria su internet e pensate quanti giardini sono spariti). Non sono d'accordo sulla perifericità del Carlo Felice: per farlo è stato distrutto l'enorme complesso dei domenicani le cui innumerevoli statue adornano le chiese di mezze città (e l'ingresso del teatro), in una zona vivacissima (via Giulia era come via XX oggi in termini di commerci).

Il quartiere di P ovvero Portoria è veramente irriconoscibile oggi; sventrato Sant'Andrea (è rimasto il chiostro e la casa del guardiano di Porta Soprana, mestiere che fu anche del padre di Colombo da cui il nesso), ha costruito non solo Piacentini (primi grattacieli italiani) ma prima ancora Coppedé (opere molto rilevanti). L'ospedale di Pammatone non è proprio sparito: la sua corte è ora quella del Tribunale, basta entrare per vedere. È sopravvissuto l'attiguo convento dei Cappucini, che gestivano l'ospedale, e può dare un'idea della vecchia Portoria (l'anno prossimo il museo dei frati dovrebbe organizzare una mostra proprio sul quartiere scomparso).

Il Vastato non fu guastato dalla speculazione: era una zona priva di alberi dove da secoli si allenavano i balestrieri e si eseguivano le sentenze capitali. All'Archivio di Stato ho letto una nota di doglianze del vicinato per i roghi delle streghe che nel '500 svilivano la fruibilità e il valore commerciale degli edifici circostanti. I Balbi furono i benvenuti. La chiesa dell'Annunziata c'era già, la coprirono d'oro per farla diventare la loro chiesa di famiglia. Chi entrerà nell'unica cappella aperta sulla navata di sinistra, dove sotto la colonna di marmo barocco si può ammirare l'anima dell'antica pietra gotica, potrà capire tutta la storia della città e delle sue stratificazioni. Nulla si distrugge, nulla si spreca, nulla si dimentica.
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ZetaZeta
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Re: Ricostruzione del teatro San Cassiano

Messaggio da ZetaZeta » 12 lug 2019 06:16

Grazie della panoramica su Genova, veramente interessante. Mi permetto di chiederti in conclusione qual è la tua opinione sul perché non si sono voluti ricostruire i teatri Paganini e del Falcone e c'è voluto così tanto per il Carlo Felice.

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Amfortas_Genova
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Re: Ricostruzione del teatro San Cassiano

Messaggio da Amfortas_Genova » 12 lug 2019 17:17

Perché non potevano diventare dei cinema :scemo

Due ordini di motivi: mancanza di soldi e di utilità, dati i mutati gusti del pubblico.

Il Paganini è più che altro noto per essere il teatro dive andava Nietzsche. Se consideri che non esiste neppure una targa sui palazzi dove ha vissuto il filosofo, puoi capire l'interesse che può avere avuto il teatro della sua epifania bizetiana.

Il Falcone è stato decisamente più studiato (è il teatro di Giacomo Durazzo coartefice della riforma gluckiana e poi di Goldoni, che trovò moglie nel palazzo di fronte), ma sarebbe stato comunque privo di utilizzo come teatro barocco. Il Teatro Modena, a Sampierdarena, crea parecchi grattacapi ai suoi gestori. Del Sociale di Camogli ha già scritto Vittorio. Sono sale semplicemente scomode, senza un flusso turistico che ne giustifichi l'uso.

Per mancanza di denari si son persi gioielli ben più pregiati, come il Salone del Sole di Palazzo Baldassarre Lomellini (gli armatori proprietari, rovinati dalla guerra, preferirono investire i soldi rimasti su nuove navi, piuttosto che sull'oro necessario per il restauro).

Tra tutti i teatri persi mi piacerebbe rivedere anche il Teatro delle Marionette di Vico del Teatro delle Vigne e il più originale di tutti: la Nave-Teatro di Coppedé, 2.000 posti, sfarzo marinaresco a profusione, inaugurata da Franz Lehar, e, incredibile a dirsi, creata come teatro per una semplice fiera navale. Altri tempi.
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Re: Ricostruzione del teatro San Cassiano

Messaggio da albertoemme » 12 lug 2019 18:15

Incantati dalle memorie genovesi sia io che il
mio barboncino, ormai quasi dodicenne essendo nato il triste giorno in cui manco’ Pavarotti, che a Genova ha sempre annusato pipì di pregio e marcato il territorio con trasporto e costanza.-

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Re: Ricostruzione del teatro San Cassiano

Messaggio da ZetaZeta » 13 lug 2019 07:30

Amfortas_Genova ha scritto:
12 lug 2019 17:17
Perché non potevano diventare dei cinema :scemo

Due ordini di motivi: mancanza di soldi e di utilità, dati i mutati gusti del pubblico.
Questa motivazione potrebbe andare bene per Rimini, non per Genova. Io continuo a pensare che un bel condominio in centro o una palazzina per uffici avrebbero reso molto di più. E come per Rimini sospetto ci fossero anche motivi ideologici.
Perfettamente d'accordo sulla nave-teatro di Coppedè, assolutamente originale.

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Re: Ricostruzione del teatro San Cassiano

Messaggio da mascherpa » 16 lug 2019 11:49

Graze, Andrea, delle notizie e delle correzioni.
Amfortas_Genova ha scritto:
11 lug 2019 22:51
Il quartiere di P ovvero Portoria è veramente irriconoscibile oggi...
M'è poi venuto in mente, vedendo l'odonimo nella pianta della guida TCI 1916, che avevo in testa "Ponticello".

Di Portoria ricordo abbastanza bene quel che restava negli anni Cinquanta sul lato nord di Via Ettore Vernazza: sostanzialmente il piano terra dei palazzi bombardati, occupato da vecchi negozi riattati alla bell'e meglio (cosí com'era stata rimessa in uso, e vi rimase fino circa il 1960, la platea del vecchio Carlo Felice, coperta da un telone che alla fine crollò, ma fortunatamente d'estate, quando il teatro era chiuso).
Der Weg der neuern Bildung geht
von Humanität
durch Nationalität
zur Bestialität

(F. Grillparzer, aprile 1849)

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Re: Ricostruzione del teatro San Cassiano

Messaggio da Amfortas_Genova » 17 lug 2019 09:17

Ponticello, un borgo ormai dimenticato di Portoria. Era proprio sull’attuale Piazza Dante.
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