Trevino e la Euskadiko Orkestra a San Sebastián - Nona di Mahler

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marco_
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Trevino e la Euskadiko Orkestra a San Sebastián - Nona di Mahler

Messaggio da marco_ » 10 mag 2019 22:00

Trevino è qualcuno in Mahler. Dopo la Sesta con La Verdi l’anno scorso ero curioso di risentirlo: quale migliore occasione della Nona nei Paesi Baschi (dall’anno scorso è direttore principale qui).

La prima battuta è emblematica, ricordandomi Celibidache quando diceva ‘nella prima nota di un brano è contenuta in qualche modo l’ultima’. C’è un’inflessione di incertezza, come a prolungarla più possibile, che già porta ai battiti del quarto movimento. Tre caratteristiche fanno di Trevino un Mahleriano doc. La prima è che non strozza la musica, lasciandola espandere senza affrettarsi e usando i silenzi in modo coraggioso (non solo durante il brano, ma impiega decine di secondi prima di attaccare, e ancora di più al termine prima di abbassare le braccia). Poi c’e la capacità di attraversare ogni sfumatura contenuta nella scrittura, dal grottesco al sublime passando per fanfaronaggine, cupezza, anelito, ironia, voluttà, pace. Infine il dominio sovrano del gesto, ridotto al minimo eppure non manca nulla: piedi sempre piantati sul podio, i polsi mai sopra la linea delle spalle, sovente le mani si muovono appena in corrispondenza del petto.

È lettura già compiuta, eppure lascia intuire che fra qualche anno potrebbe evolverla. Come anticipato propone un primo movimento come fosse resistenza ad approcciarsi alla morte per godere ancora qualche tepore terreno, o se si vuole un unico Kondukt funebre (di cui i richiami iperrealistici sono forse le parti meno angoscianti!). I due pannelli centrali una memoria della vita concreta, con le sue gioie e le sue contraddizioni in vari strati sociali. Il quarto riprende la lettura del primo, trascolorando via via verso una rinascita. Qui ‘ersterbend’ è ormai riferito ad affanni e vincoli della materialità, e sorprendentemente ci conduce a un ottimismo luminoso e calmo.

L’orchestra è un po’ più precisa e sonora della Verdi, ma non basta a rendere giustizia a Mahler. Mancano smalto, capacità di suonare piano e pianissimo guadagnando in espressività, pulizia nell’articolazione, sensibilità in piccole variazioni agogiche e dinamiche, un timbro personale. Spero di poterlo risentire in Mahler con una compagine di prima fascia.

Dopo il secondo movimento è successo un episodio indicativo: infastidito dal pubblico che tossiva e rumoreggiava, si è voltato chiedendo silenzio per rispetto ai musicisti. L’aplomb incisivo con cui in poche parole ha portato la sala a maggior compostezza dice qualcosa del suo carisma.



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