Pollini Mehta Mozart-Accademia Scala

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daphnis
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Pollini Mehta Mozart-Accademia Scala

Messaggio da daphnis » 08 mag 2019 00:46

La presenza con fittissimo programma di Zubin Mehta a Milano in questi giorni è, di per sé, uno slancio del cuore, e sta vivendo, fino a sabato, la sommita di un Bruckner da memoria di vita per chiunque lo abbia ascoltato.
Nel concerto del Maestro con l'orchestra dell'Accademia della Scala, onestà impone di dire che la lettura della "Settima" di Beethoven non si pone alla stessa altezza. Non per qualche errore dei giovani cornisti nel movimento iniziale: in seguito l'orchestra si ricompatta e suona bene, anche se non bene quanto nell'iniziale Ouverture dell'Egmont, davvero eseguita alla grande. Il punto è un altro. Fra i moltissimi meriti di Zubin Mehta non c'è mai stato quello di beethoveniano storico. Altri (fra cui Bruckner) sono stati gli approdi storici di una meravigliosa carriera. La "sua" Settima è una buona Settima fra tante. Non di meno, non di più. Egmont è una bella, appropriata esecuzione, ma non rivelatoria. Non è un Beethoven che aspiri ad esser tale.
Ma, nel programma, c'è il K 488, concerto nr 23 in la maggiore di Mozart. E ci sono, insieme, Zubin Mehta e Maurizio Pollini. E ha luogo un evento dello spirito e della Poesia. La verità con la quale oggi Pollini si presenta nel limite fisico ma nell'enormità dello spirito vive un altro episodio memorabile. Non nasconde la fallibilità, ne prende atto e va "oltre", in altra dimensione. Suona una nota anziché un'altra nel movimento lento ma ne fa un canto - anche con la voce! - tale da attanagliare l'anima. E qui, fra lui e Mehta è un Mozart da passare agli annali e speriamo sia stato registrato. E poi, indimenticabile, l'attacco impressionante del finale, tale per cui lo stesso Mehta si volge stupito dall'impeto del compagno di viaggio. Ma, appunto, tutto il concerto mozartiano è il viaggio memorabile di due antichi amici. Zubin si volge decine di volte e decine di volte sorride, mentre Maurizio suona e canta, mani e voce, un inno d'amore a Mozart, alla musica. Il direttore risponde con voluttà di suoni (legni memorabili, in particolare, come sempre in Mehta). E' il viaggio mozartiano di due eroi della musica. E alla fine il pubblico, commosso, non li vorrebbe lasciare andare più via, vorrebbe il bis. Ma Pollini, fedele a se stesso e a una vita di valore e di valori, pensa solo ad applaudire i giovani dell'Accademia, facendo capire che i protagonisti della serata sono loro, e semmai lo scopo benefico alto, ricordato anche da Alexander Pereira ad inizio di serata. E il protagonista è Mozart, quel Mozart dei due antichi amici eroi. Alla fine, mentre crepitano gli applausi, si parlano a lungo. Il discorso di una vita in musica. Meravigliosi.

marco vizzardelli



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