Lear all’Opera di Firenze

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Dr.Malatesta
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Re: Lear all’Opera di Firenze

Messaggio da Dr.Malatesta » 08 mag 2019 23:35

E' bellamente ignorato anche dal tanto elogiato Giudici...e così pure Henze, Rihm, Stockhausen...


Matteo

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mascherpa
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Re: Lear all’Opera di Firenze

Messaggio da mascherpa » 10 mag 2019 08:24

Neldìdellavittoria ha scritto:
08 mag 2019 22:59
Riporto, come curiosità a mio avviso piuttosto significativa, che in base ad una breve ricerca sul Dizionario dell'opera a cura di Piero Gelli (edizione aggiornata del 2019!) che mi è stato regalato qualche mese fa, né il Lear né Reimann sembrerebbero esistere...
Ti stupirà almeno altrettanto, credo, apprendere che i redattori dell'Enciclopedia italiana di scienze, lettere e arti, la cosiddetta "Treccani", s'accorsero dell'esistenza d'un certo Robert Musil, invero con uno splendido articolo del Chiarini, solo preparando la Terza appendice, uscita nel 1961: nonostante nel 1934, quando uscì il volume Mu-Nove, ventesimoquarto del corpo principale della suddetta enciclopedia, lo scrittore austriaco avesse ormai pubblicato pressoché tutto quello che poté —compresi i due primi volumi dell'Uomo senza qualità rispettivamente nel 1930 e nel 1932—, e la stessa Enciclopedia fosse stata aggiornata già nel 1938 e nel 1948.

Ma anche in anni più vicini a noi, l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana ha beatamente ignorato, nel Dizionario dell'architettura del XX Secolo, cinque volumi usciti tra il 2003 e il 2004, la figura d'un grande maestro quale fu Eugen Schmohl.

In altre parole, se già le enciclopedie collettive rispecchiano il gusto e la cultura e le idiosincrasie dei redattori, per tacere della situazione politica (ad esempio, in quel volume del 1934 non si fa cenno di Musil, ma vi compare uno straordinario articolo d'Alfredo Casella su Musorgskij, che a distanza di quasi novant'anni può ancora costituire, a mio parere, un utilissimo e ben mirato primo approccio al grande musicista), figuriamoci un repertorio di notizie coordinato da una sola persona, qual è il Dizionario dell'opera che hai citato!
Der Weg der neuern Bildung geht
von Humanität
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zur Bestialität

(F. Grillparzer, aprile 1849)

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Giulio Santini
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Re: Lear all’Opera di Firenze

Messaggio da Giulio Santini » 10 mag 2019 09:07

mascherpa ha scritto:
10 mag 2019 08:24
Neldìdellavittoria ha scritto:
08 mag 2019 22:59
Riporto, come curiosità a mio avviso piuttosto significativa, che in base ad una breve ricerca sul Dizionario dell'opera a cura di Piero Gelli (edizione aggiornata del 2019!) che mi è stato regalato qualche mese fa, né il Lear né Reimann sembrerebbero esistere...
Ti stupirà almeno altrettanto, credo, apprendere che i redattori dell'Enciclopedia italiana di scienze, lettere e arti, la cosiddetta "Treccani", s'accorsero dell'esistenza d'un certo Robert Musil, invero con uno splendido articolo del Chiarini, solo preparando la Terza appendice, uscita nel 1961: nonostante nel 1934, quando uscì il volume Mu-Nove, ventesimoquarto del corpo principale della suddetta enciclopedia, lo scrittore austriaco avesse ormai pubblicato pressoché tutto quello che poté —compresi i due primi volumi dell'Uomo senza qualità rispettivamente nel 1930 e nel 1932—, e la stessa Enciclopedia fosse stata aggiornata già nel 1938 e nel 1948.

Ma anche in anni più vicini a noi, l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana ha beatamente ignorato, nel Dizionario dell'architettura del XX Secolo, cinque volumi usciti tra il 2003 e il 2004, la figura d'un grande maestro quale fu Eugen Schmohl.

In altre parole, se già le enciclopedie collettive rispecchiano il gusto e la cultura e le idiosincrasie dei redattori, per tacere della situazione politica (ad esempio, in quel volume del 1934 non si fa cenno di Musil, ma vi compare uno straordinario articolo d'Alfredo Casella su Musorgskij, che a distanza di quasi novant'anni può ancora costituire, a mio parere, un utilissimo e ben mirato primo approccio al grande musicista), figuriamoci un repertorio di notizie coordinato da una sola persona, qual è il Dizionario dell'opera che hai citato!
Altra lacuna: tutti gli studenti di Giurusprudenza sentono parlare ancora del giusnturalista trentino Carlo Antonio Martini, uno dei padri della codificazione austriaca. Ebbene, nella Treccani major, nel DBI, nel Contributo italiano alla storia del pensiero (diritto) non se ne rinviene traccia...

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Neldìdellavittoria
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Re: Lear all’Opera di Firenze

Messaggio da Neldìdellavittoria » 12 mag 2019 14:18

mascherpa ha scritto:
10 mag 2019 08:24
Ti stupirà almeno altrettanto, credo, apprendere che i redattori dell'Enciclopedia italiana di scienze, lettere e arti, la cosiddetta "Treccani", s'accorsero dell'esistenza d'un certo Robert Musil, invero con uno splendido articolo del Chiarini, solo preparando la Terza appendice, uscita nel 1961: nonostante nel 1934, quando uscì il volume Mu-Nove, ventesimoquarto del corpo principale della suddetta enciclopedia, lo scrittore austriaco avesse ormai pubblicato pressoché tutto quello che poté —compresi i due primi volumi dell'Uomo senza qualità rispettivamente nel 1930 e nel 1932—, e la stessa Enciclopedia fosse stata aggiornata già nel 1938 e nel 1948.
Questa mi stupisce ancora di più!

Ritornando al Lear, nel programma di sala ho trovato molto interessanti i due interventi di Girardi (penna che mi pare sempre ottima, nei programmi di sala ma anche nella bella monografia su Puccini). Oltre al Lear e alla più recente Medea, di cui ci diceva Vittorio domenica scorsa, leggo che Reimann ha messo in musica anche altri soggetti provenienti da una tradizione letteraria illustre (Strindberg, Kafka, Euripide e García Lorca tra gli altri), tanto che Girardi arriva a definirlo un «vero e proprio alfiere della Literaturoper»: mi chiedo se anche queste opere riprendano tanto fedelmente il testo delle fonti da cui sono state tratte.
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Re: Lear all’Opera di Firenze

Messaggio da mascherpa » 13 mag 2019 07:05

Neldìdellavittoria ha scritto:
12 mag 2019 14:18
...Reimann ha messo in musica anche altri soggetti provenienti da una tradizione letteraria illustre (Strindberg, Kafka, Euripide e García Lorca tra gli altri) ... mi chiedo se anche queste opere riprendano tanto fedelmente il testo delle fonti da cui sono state tratte.
Uno "speciale" di OperaClick, recensione "esplosa" della prima dell'opera nel 2010, esaminò in dettaglio il caso della Medea tratta dall'omonima tragedia di Grillparzer, con inserimenti dalle due precedenti parti della sua trilogia "classicistica" Il vello d'oro. Ora non è più visibile nel sito, ma vi si legge: «Nella riduzione a “libretto” della tragedia, Aribert Reimann elimina quasi due terzi del testo: meno di mille versi, selezionati e in parte modificati con la sicurezza del librettista “di gran razza”, gli bastano per la “parola scenica” di quasi due ore di musica. L’opera scorrerà con rapidità e intensità verdiana, essendo divenute le ispirate e meditatissime linee vocali dei personaggi lo strumento primo con cui Reimann comunica agli spettatori il contenuto delle lunghe parti argomentative che ha abolito dal testo. I versi di Grillparzer sono per lo piú i “pentametri giambici” della metrica tedesca: assimilabili al blank verse inglese e, nonostante la loro minore varietà ritmica, al nostro glorioso endecasillabo. In questo ritmo s’esprimono di norma i personaggi greci; ai “barbari” viene invece riservata una metrica molto piú irregolare e rapida, che, perlomeno al lettore non tedesco, richiama il modo ingannevole di Loge e quello esaltato dei colloqui erotici wagneriani ... l’irrazionalità del giudizio genera la concitazione dell’eloquio». E Reimann mantiene accuratamente la metrica di Grillparzer, la cui trilogia, l'unica volta che l'ascoltai come "spettacolo di prosa" (al solito TLT di Innsbruck), aveva d'altra parte subito accorciamenti (e anche, come oggi d'uso, adattamente linguistici) maggiori di quelli effettuati dall'operista sulla parte conclusiva.

Anche in quel caso (penultimo, finora, del canone operistico del Berlinese) la risposta alla tua domanda è quindi, positivamente, sì. Sebbene in modo non altrettanto documentato (ma non del tutto ignaro), mi permetto di supporre che fosse avvenuto lo stesso anche nelle sue precedenti Literaturopern.

Condivido la tua ammirazione anche per i recentissimi scritti di Girardi pubblicati nel programma di sala di Firenze, sia quello più esteso e analitico, sia la sintesi di notevole forza che lo precede.
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(F. Grillparzer, aprile 1849)

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Re: Lear all’Opera di Firenze

Messaggio da Neldìdellavittoria » 16 mag 2019 14:51

mascherpa ha scritto:
13 mag 2019 07:05
Anche in quel caso (penultimo, finora, del canone operistico del Berlinese) la risposta alla tua domanda è quindi, positivamente, sì. Sebbene in modo non altrettanto documentato (ma non del tutto ignaro), mi permetto di supporre che fosse avvenuto lo stesso anche nelle sue precedenti Literaturopern.
Ti ringrazio. Cercherò di recuperare qualche registrazione, ché sono molto curiosa.
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