Die lustige Witwe all’Opera di Roma

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marco_
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Die lustige Witwe all’Opera di Roma

Messaggio da marco_ » 16 apr 2019 22:22

Stasera il Costanzi somigliava più a una carpenteria che a una sala da musica... demerito di Trinks, che in buca picchia, sforza e pialla come non mai. Fa poi uno strazio delle melodie, imprimendovi implacabilità metronomica ed evitando accuratamente di legare.

Non va meglio coi protagonisti Mchantaf e Szot, che non saprei bene come definire non avendoli uditi a sufficienza: il martellatore in buca non li aiuta, ciononostante un minimo di proiezione della voce (per non dire magnetismo in scena) non guasterebbe. Assai meglio il Rossillon sciolto e ardente di Sonn, e specialmente la Valencienne piena di vita (e di voce) della Ferfecka. Funzionale il Barone di Michaels-Moore.

L’allestimento di Michieletto ha evitato che tornassi a casa all’intervallo. Dimostra infatti un mestiere rigoroso e felice. Gli sportelli minimalisti del Banco di Pontevedro, una balera/tinello (che ispira la nostalgia assente nella concertazione) e un ufficio con mobili di formica e simpelle sono il contesto per combinazioni raffinate di colori e situazioni: si va dal tono su tono dei bancari (i movimenti con le scartoffie ipnotizzano come certi personaggi di Buñuel) al florilegio di tinte pastello delle coriste; dal vuoto psicologico dei soli in scena allo stordimento delle masse al completo. Notevoli i giochi di luce.

Naturalmente non basta, che senza la ‘regia musicale’ non c’è regia teatrale che tenga.



daphnis
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Re: Die lustige Witwe all’Opera di Roma

Messaggio da daphnis » 22 apr 2019 08:00

Lo temevo... a Venezia il fantastico spettacolo di Michieletto aveva il pieno supporto della scintillasnte direzione di Stefano Montanari, per cui era un tutt'uno. Peccato non avere confermato Montanari a Roma

marco vizzardelli

Manrico Del Pietro
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Re: Die lustige Witwe all’Opera di Roma

Messaggio da Manrico Del Pietro » 30 apr 2019 12:11

Non sum uni angulo natus, patria mea totus hic mundus est. (Seneca)

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Fra' Melitone
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Re: Die lustige Witwe all’Opera di Roma

Messaggio da Fra' Melitone » 02 mag 2019 14:57

Un'unica considerazione, a margine di uno spettacolo che non ho visto e che probabilmente mai vedrò: se a muovere "La vedova allegra" fossero SOLO i soldi che lei ha ereditato dal banchiere Glawari, il duetto finale, "Tace il labbro" nella versione italiana, non avrebbe motivo di esistere e con esso nemmeno tutta la scena del "Pavillon" tra Camillo e Valencienne, dove si effonde in musica uno dei motivi più erotici di tutto il XX secolo.

Per non parlare del resto...

Saluti cari
Ho un rapporto conflittivo con tutti i Padri Guardiani e non mi prendo mai sul serio, anche se spesso devo far finta d'essere intelligente.

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mascherpa
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Re: Die lustige Witwe all’Opera di Roma

Messaggio da mascherpa » 07 mag 2019 12:45

Fra' Melitone ha scritto:
02 mag 2019 14:57
...uno spettacolo che non ho visto e che probabilmente mai vedrò...
Neppure io, temo.

Ma, incuriosito anch'io, sono andato a leggermi le due recensioni da Roma e Venezia. M'hanno richiamato alla memoria (anche se, come mi capita sempre piú spesso, non saprei dire perché...) il criterio interpretativo "straniante" che, nel suo Geblendeter Augenblick, Gert Jonke attribuisce ad Anton Webern quando il grande compositore si trovò a fare lo Chefoperetteur per sbarcare qualche mese di lunario: «le note devono essere eseguite in modo che le menzognere melodie inscritte nelle partiture di operette vengano intonate e mantenute correttamente al loro giusto tempo, e non in modo da ubriacare gli ascoltatori, così che il vero carattere di tale falso musicare venga reso manifesto, anziché mistificato».

Il passo si legge a pag. 61 della traduzione italiana di Cristina Grazioli, pubblicata nel 2002 in Padova da Meridiano zero con il titolo La morte di Anton Webern. Due pagine prima Jonke aveva scritto: «Si va al teatro d’operetta per farsi servire una piacevole rappresentazione delle meschinità cui ci si dedica nella vita, così che in virtù di tale ripetuta banalizzazione queste meschinità appaiano attraenti anche al di fuori dell’operetta».

Mi par chiaro che solo assistendo piú volte e con abnegazione allo spettacolo Michieletto-Montanari si riuscirebbe a capire in quale posizione la loro lettura si sia collocata o si possa collocare, congiuntamente o disgiuntamente, rispetto alle considerazioni di Jonke e all'intenzione malevola attribuita al Webern. Purtroppo non ho avuto abbastanza tempo per occuparmene, quindi mi duole moltissimo che anche l'amico Merli lasci intendere che si trova nelle stesse condizioni.
Der Weg der neuern Bildung geht
von Humanität
durch Nationalität
zur Bestialität

(F. Grillparzer, aprile 1849)

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τί μοι σὺν δούλοισιν;

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