... intanto a Venezia

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Tosca
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Messaggio da Tosca » 16 apr 2019 10:08

Valčuha e Čajkovskij alla Fenice: cronaca di un amore.
C'è la recensione in home page; condivisibile, come spesso accade.
Dal mio fortunato posto in "barcaccia" (bastano pochi attimi per tarare l'orecchio) ho potuto entrare dentro a quello che definisco "forse" il concerto più emozionante della mia vita.
Innanzi tutto veniva eseguito IL Concerto per violino di Čajkovskij, così bello oggettivamente e così amato grazie anche, non lo nego, al noto film che lo prende a pretesto per raccontare una storia triste e allegra.
Valčuha era stato chiamato a sostituire Temirkanov. Valčuha, e la mente va alla prima volta che l'ho sentito, in una Madama Butterfly al mai troppo rimpianto Comunale di Firenze, nel 2014. Tornai a casa stupefatta proprio per la direzione così scavata, violenta e tenera assieme. Di certo avevo udito cose che mai avevo udito e quelle cose mi avevano convinto.
Valery Sokolov è il solista chiamato per IL Concerto; bravissimo, seguito dall'orchestra il cui stato di assoluta grazia viene fuori già dalle prime note. Valčuha pare assecondare e l'uno e gli altri. Ha il volto sereno, disteso. Sono contenta, tutto va meglio delle mie previsioni; per esempio, mai come la sera del 12 aprile ho percepito la prepotente nostalgia, ripulita da eccessi glicemici, della Canzonetta.
Penso che il concerto sia improntato a una bella serenità che induce all'ascolto partecipato e rilassato, ma la bomba esplode, per me, già all'apparire del maestro per la Patetica; concentrato fin dal suo ingresso in sala, fronte corrugata, pronto a partire per un viaggio e intenzionato a portarci con sé.
Così è stato.
La mia ultima esperienze della Patetica era dovuta proprio a Temirkanov; eccellente, bellissima, con un'orchestra fantastica: la San Pietroburgo, a Salisburgo. Difficile pensare a qualcosa di meglio, eppure Valčuha è riuscito a coinvolgermi maggiormente. Potenza "anche" del posto, dell'essere "dentro" l'orchestra? Forse.
Certo che è stato come se mi si aprissero nuovi scorci, nuovi punti di vista e la straniante sensazione di sbirciare dal buco della chiave nella vita di Čajkovskij e di vedere l'Eugenio Onegin come attraverso un binocolo rovesciato. Una sensazione forse dovuta all'estrema pulizia di linguaggio dell'Orchestra della Fenice, concisa e minuziosa; fantastica anch'essa, appagante. Il viso del maestro era trasfigurato e non nego di aver pensato che tra Direttore e Orchestra possa scattare un feeling erotico ed io, ascoltatrice che gode delle emozioni effimere della musica, mi reputo fortunata quando posso riconoscere quest'intesa. Perché, come dice Conte, il Paolo, "niente di più seducente c'è di un'orchestra eccitata e ninfomane, chiusa nel golfo mistico che ribolle di tempesta e libertà".


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Re: ... intanto a Venezia

Messaggio da mascherpa » 16 apr 2019 10:23

Tosca ha scritto:
16 apr 2019 10:08
"...un'orchestra eccitata e ninfomane, chiusa nel golfo mistico...".
A scanso d'equivoci e con buona pace del Conte Paolo: non solo il "golfo mistico" della Fenice non è del tipo "chiuso" come a Beirut, ma venerdí scorso l'orchestra se ne stava bella comoda sul palcoscenico... :mrgreen:

N.B. "Il dottore è a Beirut": famosa risposta, un agosto di qualche decennio fa, della cameriera d'un amico di famiglia appassionato wagneriano. La stessa che, una volta, destò lo stupore generale prendendo alla lettera l'istruzione che "il pesce si serve con il limone in bocca" (per fortuna nessuno la istruí mai sul modo migliore di mescere lo champagne...).
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Re: ... intanto a Venezia

Messaggio da Tosca » 16 apr 2019 10:43

Il Conte, Paolo, non quello di Siviglia, va citato ammodino.
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Re: ... intanto a Venezia

Messaggio da Tosca » 16 apr 2019 11:33

Sabato 13 aprile al Conservatorio, che è a Palazzo Pisani.
Venezia è piena di eventi musicali, spesso meno conosciuti dei soliti noti e sponsorizzati ma sempre di qualità. Scoprimmo le "stagioni" del Conservatorio un paio di anni fa, quando venne eseguita l'integrale delle sonate beethoveniane per pianoforte: bellissima opportunità per cui Vittorio già spese parole di elogio (viewtopic.php?t=21972).
Palazzo Pisani pare una cittadella in cui si succedono scaloni, porteghi, cortili; è immenso e proprio sabato mi ha ricordato la Certosa di Padula in cui vennero ambientate alcune scene del film C'era una volta (bellissimo: Francesco Rosi con la Loren e il dottor Zivago).
Insomma, l'occasione per cui eravamo "a Palazzo" era il saggio annuale dell'Orchestra del Conservatorio, diretta dal maestro Maurizio Dini Ciacci.
In programma: le Chansons de Bilitis di Debussy, Pastorale d'été di Honegger, l'Ouverture in Do maggiore D 591 dell'amico Schubert e la Sinfonia n. 94 "La Sorpresa" di Haydn.
Un bel concerto, ben eseguito e a tratti entusiasmante, che alla fine ci ha fatto dire "Non sembra nemmeno di essere in Italia"...
Mi ha molto impressionato il maestro Dini Ciacci, che in modo colloquiale, spontaneo e diretto, ci ha presentato l'orchestra e il programma mostrando una notevole chiarezza di intenti e una grande intesa con gli strumentisti.
Devo dire che Debussy è venuto fuori molto bene, quasi snervato nella sua essenzialità dall'esecuzione precisa delle due flautiste e dei due arpisti (questi ultimi era la prima volta che si esibivano in pubblico); il maestro era alla celesta e la voce recitante annunziata era stata sostituita all'ultimissimo momento da una giovane francese "capitata lì per ascoltare le prove", ci dice Dini Ciacci, e cooptata anche se mai "aveva parlato di fronte a un pubblico".
La Pastorale d'été, scelta per l'assonanza con le Chansons, è stata ben interpretata così come l'ouverture di Schubert; per tutti i pezzi eseguiti c'è sempre stato l'immediato riconoscimento dell'autore.
Infine è stata davvero notevole La Sorpresa di Haydn, sia per la personalità del direttore (che l'ha portata a Rossini) che per la chiarezza interpretativa degli strumentisti.
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Re: ... intanto a Venezia

Messaggio da mascherpa » 16 apr 2019 11:58

Tosca ha scritto:
16 apr 2019 11:33
...la voce recitante annunziata era stata sostituita all'ultimissimo momento...
Ci si potrebbe chiedere perché, non trattandosi non d'una "voce recitante" nel senso tecnico, cioè con interventi à melodrame o con lo Sprechton schönberghiano, ma che semplicemente declama le poesie di Louÿs durante pause della musica, non si sia preferito rinunziare alla lettura di esse. La risposta è ovvia: come avviene in qualche vecchia registrazione del Fidelio e della Zauberflöte (una delle quali celeberrima), dove per ovvi motivi di costo non erano inclusi dialoghi parlati, il significato drammatico della musica riuscirebbe snaturato dall'assenza delle giuste pause tra un pezzo e il successivo, con l'intervento d'un altro mezzo drammatico (la recitazione parlata).

Quindi ha fatto benissimo il maestro Dini Ciacci a ricorrere a una soluzione d'emergenza, dandone preciso e garbato avviso ai presenti. L'alternativa artisticamente corretta indicata da lui stesso prima del concerto sarebbe stata non d'eseguire la musica tutta di fila, ma di cancellarla completamente dal programma: a dànno non solo degli ascoltatori, ma anche dei quattro bravi allievi e allieve di flauto e arpa che s'erano preparati con grande impegno al loro saggio finale (chiunque abbia studiato uno strumento anche da modestissimo dilettante ricorda bene che valore abbia questo appuntamento).
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