Un sabato sera con Manon, Massenet e Florez

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mascherpa
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Re: Un sabato sera con Manon, Massenet e Florez

Messaggio da mascherpa » 15 apr 2019 13:17

ZetaZeta ha scritto:
11 apr 2019 12:39
...Rossini, il quale dal canto suo non lo poteva soffrire...
Indubbio che a Offenbach s'attribuissero potenzialità, se non proprio jettatorie, almeno menagrame; ma una celebre foto di Nadar lo mostra con uno sguardo e un sorriso che si potrebbero dire cosí autocompiaciuti di esse da far propendere la valutazione verso la jettatura (assistetti, nell'inverno del 1965, a una splendida discussione sulla non intercambiabilità due termini, svoltasi tra un famoso teatrante, futuro premio Nobel, e il grande storico del teatro Mario Apollonio).

Ma non mi risulta che le doverose cautele connesse a questa convinzione implicassero alcuna disistima professionale tra Offenbach e Rossini, né da un lato, né dall'altro.

Resta una classica questione da "prima l'uovo o prima la gallina" quella se il Petite caprice (il pezzo, divertentissimo all'ascolto, con le molte sequenze ribattute a diteggiatura 5-2) sia stato composto in "onore" di Offenbach per "ringraziarlo" d'avere parodiato, con parole feroci, un numero del Guillaume Tell, o se si gli sia stato dedicato proprio perché quella diteggiatura risulta quella piú adatta a lunghi tratti del pezzo (ma in esso comunque non esclusiva). Entrambe le ipotesi dimostrano, a mio parere, stima reciproca e una buona confidenza: come quella tra Satie e Ravel, il cui consiglio di "curare di piú la forma", sarà ringraziato con la composizione e la dedica d'un "pezzo in forma di pera" (non pochi titoli di Satie mi sembrano trovare il loro archetipo in quelli rossiniani tipo Mon prélude hygiénique du matin, affibbiato a un altro pezzo, piuttosto "onomatopeico", dei Péchés de vieillesse).


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Re: Un sabato sera con Manon, Massenet e Florez

Messaggio da mascherpa » 16 apr 2019 10:01

ZetaZeta ha scritto:
10 apr 2019 21:35
...il viennesissimo Schubert sembra essere più figlio di Rossini che di Beethoven.
Se si respingono le etichette periodizzanti, si dovrebbe allargare il concetto anche alle etichette "geografiche". O no?

Mascherpa mi pare abbia una forma mentis più universitaria, che parte dal particolare per risalire al generale. Io invece, che con i sedicenni ci lavoro, penso che le etichette siano importanti. All'inizio. Poi si approfondisce e si va nel particolare, come nella scultura.
Mah...

1. Senza dubbio Schubert era andato (come prima di lui anche Beethoven) a scuola da Salieri, ma non riesco a immaginare che nelle due ultime sinfonie, nei quartetti e nelle sonate per pianoforte della maturità, e magari nel grande quintetto per archi, si possa cogliere in lui una prevalenza dell'influsso rossiniano su quello beethoveniano. E d'altra parte le prime sinfonie, che a noi possono suonare cosí "rossiniane", sono almeno in parte precedenti all'influenza che Rossini poté esercitare su Schubert. Quindi: per me Schubert non può sembrare piú "figlio" di Rossini che di Beethoven (basti pensare all'Erlkönig pubblicato come Opus 1!), ma entrambi cugini, se non bicugini. Che poi, toccato con mano il successo enorme di Rossini a Vienna, Schubert, di quasi sei anni piú giovane, abbia per un breve periodo cercato d'imitarne lo stile strumentale, è anche per me un fatto indiscutibile. Curioso, infine, che un contagio venereo (a quanto sembra molto meno grave in Rossini che nello Schubert), abbia influenzato cosí pesantemente la creatività d'entrambi, seppure in modo ben diverso.

2. Non mi pare d'avere respinto le etichette "periodizzanti", non solo per l'ovvia considerazione che nel discorso non ne era entrata (o perlomeno non ne avevo notata) alcuna, ma anche perché esse, come quelle "geografiche", hanno una base intrinsecamente oggettiva. Quelle che trovo inutili, perché non sono mai definibili in modo sufficientemente preciso, sono le etichette qualificanti o descrittive, come barocco, classicismo, romanticismo, decadentismo, ecc. ecc. Persino "romanico e "gotico" non appaiono divise da un taglio cosí netto (a meno di basarsi sulla regoletta idiota e fallace dell'arco a sesto tondo o a sesto acuto...), figurarsi le altre. Le affinità elettive sono classiche o romantiche? E il primo Wilhelm Meister era stato romantico o classico? Nelle Grazie il Foscolo fa marcia indietro dal romanticismo dei Sepolcri, oppure erano stati classicissimi anche questi? O magari sono romantiche fin quasi al decadentismo anche le altre??? Lo Sturm und Drang è padre —il che, come ognun sa, non è sinonimo d'antecedente cornologico— (intenzionalmente non correggo il lapsus digiti... ) del romanticismo, o lo è della fase piú matura del classicismo schilleriano? E chi piú ne ha piú ne metta.

3. Non ho mai lavorato come docente, e sono convinto che non ne sarei stato capace, ma già da diciott'anni di cursus studiorum ero uscito, quasi mezzo secolo fa, con una certa impressione, diventata in séguito convinzione ferrea, che a scuola le etichette fossero molto piú utili a una parte degl'insegnanti per interrogare in fretta e senza troppo sforzo, che non agli allievi per comprendere qualcosa. Ovviamente mi riferisco alla scuola primaria e secondaria com'erano tra il 1951 e il 1964, quando, fin dalla terza elementare, vigeva ancora il concetto classisistico-selettivo: non dubito che in séguito si siano festeggiati enormi progressi... Riconosco fondatissima l'ipotesi che io tenda ad avere un approccio eminentemente induttivo alla conoscenza di quel che mi circonda: ma per arrivare a quest'approccio ho dovuto spogliarmi d'una buona parte delle convinzioni che avevo maturato dai sei ai vent'anni (ossia dalla prima elementare al termine del biennio matematico, allora "propedeutico" alla scuola d'ingegneria propriamente detta: ma anche qui mi si narra che è stato migliorato tutto).
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Re: Un sabato sera con Manon, Massenet e Florez

Messaggio da ZetaZeta » 17 apr 2019 05:16

mascherpa ha scritto:
16 apr 2019 10:01
E d'altra parte le prime sinfonie, che a noi possono suonare cosí "rossiniane", sono almeno in parte precedenti all'influenza che Rossini poté esercitare su Schubert. Quindi: per me Schubert non può sembrare piú "figlio" di Rossini che di Beethoven (basti pensare all'Erlkönig pubblicato come Opus 1!), ma entrambi cugini, se non bicugini. Che poi, toccato con mano il successo enorme di Rossini a Vienna, Schubert, di quasi sei anni piú giovane, abbia per un breve periodo cercato d'imitarne lo stile strumentale, è anche per me un fatto indiscutibile.
Consiglio un ascolto della bella ma incompiuta sinfonia D729 (nella versione Newbould). Non è Salieri, è proprio Rossini.

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Re: Un sabato sera con Manon, Massenet e Florez

Messaggio da mascherpa » 17 apr 2019 07:59

Sono certo che quando "ZetaZeta" consiglia a un suo allievo di leggere qualcosa per conoscere Leopardi, non lo indirizza alla Canzone all'Italia, ma a tutt'altre cose...

Allo stesso modo, mi sembrerebbe improprio basare, o anche solo orientare, la conoscenza di Schubert sull'ascolto d'un saggio di composizione presto abbandonato dopo essere stato intrapreso, probabilmente, per misurare le proprie capacità d'imitazione d'uno stile "alla moda" (non dimentichiamo che, sebbene ventiquattrenne, a quel momento aveva Franz già sei sinfonie dietro le spalle, stilisticamente molto diversificate); un frammento, per di piú, orchestrato pressoché completamente da altri, anche se piuttosto ampio.
Per evitare, a quei pochi che non lo conoscessero, di crearsi un immagine del tutto falsa di Schubert, "consiglio" invece l'ascolto (oltre che del già ricordato Opus primum Erlkönig, scritto a diciott'anni anche se pubblicato nello stesso anno, il 1821, a cui risale il frammento D 729); "consiglio" l'ascolto, ad esempio del Quintetto in Do maggiore D 965 o anche già solo della Sinfonia in due movimenti D 759, tradizionalmente quanto impropiamente detta "incompiuta" (scritta l'anno seguente a quello del frammento cosí tipico per "ZetaZeta", e proprio a ridosso del soggiorno viennese di Rossini...). Quel che si trova nelle musiche mature di Schubert non è insomma Salieri, né Haydn, né Rossini, e nemmeno Mozart o Beethoven: è Schubert Franz Peter, 1797-1828, uno dei cinque o sei piú grandi "inventori di musica" della storia.
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Re: Un sabato sera con Manon, Massenet e Florez

Messaggio da ZetaZeta » 17 apr 2019 13:43

mascherpa ha scritto:
17 apr 2019 07:59
Quel che si trova nelle musiche mature di Schubert non è insomma Salieri, né Haydn, né Rossini, e nemmeno Mozart o Beethoven: è Schubert Franz Peter, 1797-1828, uno dei cinque o sei piú grandi "inventori di musica" della storia.
Giustissimo. E infatti io non ho mai scritto che Schubert è un clone di Rossini; ho semplicemente detto che il pesarese ne è un punto di riferimento, forse più ancora di Beethoven. E sono convinto che l'unicità di Schubert nasca proprio da questo.

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Re: Un sabato sera con Manon, Massenet e Florez

Messaggio da fracapi » 17 apr 2019 18:27

in qualche post precedente ho scritto :

" frequentando spesso Parigi ho avuto modo di ascoltare molta della loro musica a teatro e poco in Cd per mancanza di tempo .
alcune cose di Gounod , Thomas , Offenbach , Boieldieu , Adam , Auber , le ho trovate piacevoli ,spesso hanno delle belle arie brillanti e acute per tenori , in genere questo tipo di opera favorisce ..il dopo - opera in un bel Restaurant "
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Daniele Galleni nella ottima recensione scritta su Operaclick di Le postillon de Lonjumeau scrive sul tenore :

"Sia chiaro: senza un tenore spavaldo e dall’acuto facile Le postillon de Lonjumeau non ha senso, ma per fortuna dei parigini all’appello era presente Michael Spyres. Conviene dirlo subito: il re sovracuto della ronda del postiglione non era la nota migliore della serata, e anzi suonava un po’schiacciato. Ma nel complesso si tratta di un dettaglio di fronte a una prova di altissimo livello in cui il tenore americano mostra capacità di mattatore scenico (oltretutto in una lingua che è non è la sua e dovendo affrontare lunghi dialoghi parlati) e di fenomeno vocale, grazie all’estensione della voce, solida e sonora nei centri, dove mette in risalto un legato di alta scuola, e sempre timbrata anche nelle note gravi. Ruolo monstre della vocalità tenorile, il postiglione Chapelou che diventa il celebre tenore Saint-Phar nella Parigi di Luigi XV deve affrontare altre due arie, oltre alla più conosciuta ronda del primo atto: la seconda è una parodia dei vezzi dell’opera seria e, ancora una volta, si prende in giro l’Otello di Rossini, trasformando il salice in un faggio (Assis au pied d’un hêtre), interpretata da Spyres con spirito e gusto, sfruttando le possibilità di una voce eccezionalmente dotata per quanto riguarda l’estensione. Ma è dopo l’aria del terzo atto che se ne viene giù il teatro, ancora sulla coda orchestrale, tanto da infastidire uno spettatore che ci tiene a far sapere che bisogna aspettare la fine della musica prima di applaudire.

Soprattutto, però, del tenore americano colpisce la simpatica spavalderia, la capacità di buttarsi nelle sfide più impervie poste dal pentagramma con il sorriso e con un senso dell’acrobazia fatta senza rete di sicurezza che riescono a trasformarsi – almeno in quest’opera – in valore teatrale e ad elettrizzare il pubblico. Ed eventuali note perfettibili riescono a passare in secondo piano rispetto a un risultato complessivo che è da autentico fuoriclasse. Signori dell’Opéra-Comique: è giunto il momento di rispolverare anche La dame blanche di Boieldieu, che peraltro è un titolo anche più intrigante del Postillon da un punto di vista musicale. Spyres potrebbe essere un George Brown decisamente interessante. "
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riassumendo dice che Spyres e' un grande tenore , che le arie tenorili : " Ma è dopo l’aria del terzo atto che se ne viene giù il teatro,"


Viene giu' il Teatro perche' la gente si diverte .. e questo per un opera e' gia' un grande successo .
Ho visto questa Postillon , davvero divertente , non sara Wagner pero' piu' di lui mi ha conciliato l'appetito per un bel dopo teatro.

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